mercoledì 31 dicembre 2008

Il non romanzo, il quasi romanzo, l'UNO: o quello che é, insomma, che poi in realtá si tratta sempre del BLIVIT. (sulla NIE, 3)

[Parlando della New Italian Epic e' fondamentale non cadere in quella che puo' essere definita la Sindrome del Povero Stronzo.
Se non sbaglio e' stato Arbasino a dire che in Italia fintanto che non ti caga nessuno perche' sei giovane e vendi poco sei una Brillante Promessa, e quando non conti un cazzo da vecchio allora diventi un Venerato Maestro. Il problema e' pero' l'interregno tra queste due condizioni, in cui non si puo' che essere catalogati nel campo riservato al "Solito Stronzo".
I Wu Ming sono sulla scena da troppo tempo, vendono, scatenano dibattiti (seppure in un ambiente alla fin fine molto elitario*) , vengono ascoltati e, non bastasse questo, a poco a poco una collana importante (se non altro in termini di vendite) come l'Einaudi Stile Libero sta diventando molto simile a quella che sembra essere la loro linea editorial-morale (che e' rimasta, negli anni, molto stabile: altra cosa decisamente sospetta, in Italia).
Quindi: hanno troppo potere e troppa influenza. Chi gli ha dato entrambe le cose? Perche' a loro si' e a noi no? Ecco dunque la spiegazione: truffa, o complottone, o popolo stupido e bue.]
[n.b. mi dispiace se scrivo sempre premesse, ma mi vengono naturali, e poi: c'e' una parte del mio giudizio su tutta la faccenda, se finisco sempre col parlare dei commenti a margine].
[Ah, altra premessa: una delle questioni piu' dibattute dai critici della NIE e' quella circa la preesistenza del fenomeno rispetto alla creazione dell'etichetta, e la conseguente valutazione del tutto come fenomeno puramente "promozionale". Quello del "si fanno solo pubblicita'" mi sembra un falso problema: le avanguardie e i manifesti servono esclusivamente a quello. (Ah, e a fare i fighi con le ragazze dicendo, "Sai, sono stato uno dei primi ad aderire alla New Italian Epic", cosa che di solito ha lo stesso effetto del regalare "La ricchezza delle nazioni" al primo appuntamento. Un mio amico lo faceva ma chissa' perche' non aveva grande successo). Piu' importante ancora: nella letteratura le correnti si creano a posteriori: una categoria critica non e' minimamente menomata dall'essere artificiale e tardiva. L'unico criterio e': funziona? non funziona? mi dice piu' o meno di quanto ne sapessi prima? Quindi: non parliamo per cortesia dell'uovo e della gallina]



"This book combines the tidal power of a major novel with the bone-rattling immediacy of front-line journalism - which is old stuff now, God knows, God knows. But I have also intetwined the flashy enthusiasms of musical theater, the lethal left jab of the short story, the sachet of personal letters, the oompah of American History, and oratory in the bow-wow style. [...] This is certainly that kind of masterpiece, and a new nameshould be created for such an all-frequencies assault on the sensibilities. I propose the name blivit. This is a word which during my adolescence was defined by peers as "two pounds of shit in a one-pound bag.""
(Kurt Vonnegut, Palm Sunday, Introduction).

A gennaio l'Einaudi pubblica la nuova versione del Memorandum sulla NIE, che cosi' diventa, per i critici "seri", non piu' fenomeno internettiano buono per un pezzo di colore ma oggetto di carta e inchiostro con cui fare i conti.
Intanto (e in preparazione), i Wu Ming hanno pubblicato su GIAP! una serie di considerazioni non troppo approfondite ma interessanti (o perlomeno: rivelatrici) su alcuni di quelli che (anche) a me sembravano punti critici o non scontati circa il loro lavoro. Ai WuMing sembra riduttivo confinare nella categoria del realismo le opere degli scrittori che si riconoscono nella NIE (ed e' un fastidio condiviso con piu' forza proprio da chi fra loro sembra fare meno ricorso alla letteratura di genere, all'ucronia, etc., come De Cataldo). Ai Wu Ming viene anche molto facile dire che chi mette la NIE sotto l'etichetta di Neo-neo realismo non ha capito niente: Dies Irae con le sue svisate cosmiche, Evangelisti con maghi e inquisitori, gli stessi Wu Ming con le scimmie aliene a Central Park (in New Thing di Wu Ming 1, finora la cosa piu' bella tra quelle uscite dal collettivo), i sogni premonitori e i fantasmi di Manituana, ecc. ecc. Che c'entra col neo-realismo tutto questo? Niente, infatti.
Il problema pero' e' che questo cercare di riportare tutto la neorealismo e' un riflesso condizionato da critici che di fronte alla parola "impegno" cercano la via di fuga piu' facile, il paragone meno impegnativo.
E' un errore senza un fondo di verita', ma con una motivazione plausibile.


I romanzi, nella NIE, sembrano non essere abbastanza. Quello che e' cambiato, nella visione dei Wu Ming, é la fiducia nell'atto del narrare storie: se nel primo Giap! il momento della creazione e trasmissione del mito e del racconto era quello assiologicamente importante, nella teorizzazione della NIE l'attenzione si e' spostata sulla figura del narratore, sul suo lavoro di recupero, di messa in prospettiva, di sovvertimento di regole, verosimiglianza, storicita', sintassi.
In secondo piano rispetto a questo, talmente secondario da sembrare piu' una faccenda sempre riferita piu' agli autori che ai lettori (ma un entusiasta potrebbe rispondermi: e' perche' tutti diventano autori) e' invece il discorso sulla ricezione, sulla lettura. Prima, il momento magico era quello dello scambio, ora i momenti sono quelli della produzione e poi (nelle punte piu' avanzate del movimento) quello della condivisione di un patrimonio narrativo (ma anche storico, nonostante l'ucronia proclamata), che aspira a diventare condiviso e riutilizzabile. Per essere condiviso, pero', quel materiale deve essere pochissimo ambiguo. I buoni si riconoscono facilmente, e i cattivi pure (unica parziale eccezione, tra quelli che ho letto, De Cataldo). I buoni possono anche perdere, ma la loro e' tragedia, non punizione. La punizione per i malvagi e' invece, in quelli meno sgamati dei NIE, inevitabile (negli altri i cattivi vincono: cosi' possiamo combatterli o riconoscerli anche noi): in Dies Irae di Genna, uno dei personaggi ha per un'attimo una tentazione (neanche realizzata) pedofila: il karma lo punisce immediatamente, la vita va a rotoli subito, manipulite, il cancro e non mi ricordo che altro gli cascano sulla testa. Ed e' evidentissimo che e' tutta colpa sua, che non si puo' lamentare, che se la merita. Le parti dei personaggi sono facili da individuare e, se non sempre e' facile individuare chi e' il bene assoluto, il male e' sempre visibile, etichettato, combattuto.
Questa e' una caratteristica centrale: i romanzi della NIE sembrano pretendere se non l'azione come loro conseguenza, almeno la presa di coscienza, e la presa di posizione. La narrazione e' efficace, IMPORTANTE, per usare la parola usata piu' di frequente da chi nella NIE si riconosce, quando scatena questo cambiamento. L'invenzione non e' piu' abbastanza, perche' l'invenzione da sola non richiede questo impegno: un romanzo che giochi con la storia, l'ucronia, il linguaggio, che sia aperto agli altri testi e agli altri mezzi e all'intervento esterno, ecc. ecc. ma che non presupponga questo impegno da parte dell'autore e, in secondo luogo, del lettore, e' un romanzo che i Wu Ming chiamerebbero: postmoderno. (Un esempio? "Jonathan Strange e il signor Norrell" di Susanna Clarke: c'e' riflessione sulla storia, straniamento, passati e presenti alternativi, sperimentazione sulla lingua e sulla struttura, ecc. Non e' transmediale o aperto, ma WM1 e' il primo a dire che non tutti i romanzi devono avere tutte le caratteristiche. Cosa gli manca per essere un romanzo della NIE a parte essere italiano? Che Susanna Clarke ha come unico scopo raccontare una storia e divertire il lettore - nel senso molto largo di entertainement, ovviamente).
Quindi: il romanzo per non essere "cool & dry" deve contenere una presa di posizione e questa presa di posizione sembra difficile ottenerla limitando il campo a quello che lo scrittore inventa soltanto. Deve contenere la sua posizione personale, e un giudizio sulla storia, e una sua analisi, e quell'analisi deve essere almeno in parte esplicita: a quello servono i due piani temporali di tutti i romanzi di Evangelisti (fra quelli che ho letto, almeno, a parte Noi saremo tutto, che invece ha un unico piano che basta a se stesso), a quello serve l'inserimento della cronaca, della storia, dell'autobiografia. A quello serve quella che WM1 chiama l'allegoria (che non ho ancora ben capito: bisognera' ragionarci a parte), che quando e' "semplice" e' semplicemente romanzo a tema, e quando e' complessa sfugge, in parte, al controllo dell'autore, ma rimane in realta' eco della posizione che esprime sul piano letterale.
La caratteristica centrale della NIE sembra quindi, tra tutte le caratteristiche elencate da WM1, proprio la necessita' di aggiungere all'invenzione romanzesca tutte gli orpelli del Blivit, finche' la busta da un pound esplode e diventa esplicito il contenuto.
(il giudizio assiologico su questa caratteristica diciamo che e' un altro paio di maniche).



* Quando si parla di liti in campo di letteratura, filosofia e consimili inutilita' belle, la virulenza della lite e' inversamente proporzionale al numero dei cani che si spartiscono l'osso, nonché inversamente proporzionale al numero di ossa disponibile: cfr. le liti, ogni anno, su Giordano Bruno, che abbiamo letto (ma io mica per intero) in 25 in tutt'Italia.

santa vs god



In ritardo di qualche giorno, lo so.
(Mattinata pigra, i server alla fine dell'anno non sembrano rompersi. O per lo meno nessuno se ne accorge)

lunedì 29 dicembre 2008

Primus "Mrs Blaileen"


Discover Primus!


(Per la serie: Grandi Classici di Fine Anno. Da: Tales From The Punchbowl)
(Notevole, come quasi sempre nel caso dei Primus, il testo)

lunedì 22 dicembre 2008

Ta Dah! (Preparazione al Santo Natale)


Prendo tempo e invece di postare robe ammezzate vi propongo due immagini prese da Indizi dell'avvenuta catastrofe, il mio Tumblr preferito.
Soprattutto la seconda non smette di farmi ridere.

venerdì 19 dicembre 2008

Mini Achab! 10a


Il secondo mini Achab!. All'inizio era parte del capitolo 11, ma poi l'ho lasciato ammezzato per troppo tempo e ho deciso di riciclarlo.

martedì 16 dicembre 2008

L'affaire Cardano, Prolegomeni ad ogni futura riscrittura, 2/ Elenchi

"Il tutto può essere ricondotto a sette elementi: aria, sonno, esercizio, cibo, bevande, medicine, strumenti. Le specie sono quindici e derivano da: aria, sono, esercizio, pane, carni, latte, uova, pesci, olio, sale, acqua, fichi, ruta, uva o cipolla acre. Quindici sono i mezzi per preparare: fuoco, cenere, bagno, acqua, piatto, padella, spiedo, coppa, pestello, filo e lama del coltello, grattugia, prezzemolo, rosmarino e lauro. Gli esercizi sono: la ruota del mulino, il passeggiare, il cavalcare, la palla piccola, la carrozza, la fabbricazione di spade propria dei fabbri, l'equitazione, la sella, la navigazione, la pulitura delle carte, la frizione o lozione, in tutto quindici. Come si fa con le cose sacre, ho ridotto tutto a pochi elementi con una riflessione profonda e un ragionamento luminoso: senza lo splendore anche le cose più chiare ti sembreranno meno semplici."
(Della mia vita, cap. VIII "Abitudini di vita")
Gran parte del fascino di Cardano lo si deve alla confusione dei suoi elenchi, alla sua incapacità di creare categorie e suddivisioni consistenti. Come in una finzione borgesiana, alle categorie di Cardano si può sempre aggiungerne una immaginaria, inesistente, illogica o incoerente. Gli elenchi si imbattono nella verità con la forza del numero, ma è una verità preterintenzionale. Quello che si può ricavare dagli scritti di Cardano è sempre molto di più di quello che sapeva il suo autore: l'ipotesi di una dottrina esoterica, soltanto improbabile in Bruno, è in Cardano ridicola: tutte le cose del mondo colpiscono l'attenzione di Cardano e il concetto di esperienza (nella forma controllata e asettica proprio della scienza) gli rimarrà per sempre estraneo: non c'è accidente e sostanza negli avvenimenti del mondo, ma solo cose che possiamo chiamare e incasellare, e ogni cosa si può incasellare più volte. La smania di nominare le cose, di creare per loro un posto è talmente forte che Cardano crea di frequente categorie che rimarranno esplicitamente vuote: per completezza (la completezza che da solo ciò che non esiste, che esiste come combinazione di parole e nient'altro), perché altrimenti le classificazioni non risultano simmetriche, perché devono stabilire, con lo spazio che creano, una distanza altrimenti equivocabile. E così, in Cardano, si scrive tutto e più volte, anche il contrario di quello che si affermerà poche righe più avanti (delizia, immagino, per il povero traduttore italiano del Prosseneta), si ritorna più volte e in luoghi diversi sugli stessi argomenti, si creano classificazioni (come nel De Sapientia) che si è incapaci di condurre a termine senza cadere nel ridicolo.
La serie degli elenchi di Cardano è la serie delle cose che si possono conoscere, persino di quelle che si possono conoscere ma non esistono. L'esempio più importante è il De Secretis, interrotto al livello di un semplice elenco di capitoli, l'esempio più evidente di come Cardano rimanga fino alla fine meravigliosamente incapace di spiegare alcunché, e di come si limiti ad indicare le cose. E indicarle di nuovo, con un nome diverso, non appena si dimentica di averlo già fatto.

Dato che nessuno ha colto la citazione



(Grazie ad Elisabeth per l'apparentamento con una canzone meravigliosa dei National, ma almeno il titolo viene da qui. Due minuti e mezzo che, vi piacciano o no, alla fine contengono dei versi bellissimi.)
Massimo Volume, Stanze, 1993.

lunedì 15 dicembre 2008

The Microphones "The Glow, Pt. 2"


Discover The Microphones!


Una delle mie canzoni preferite di sempre, dall'omonimo album del 2001.

Che poi i Microphones sulla lunga distanza non riesco mai a tollerarli davvero, ma qui danno il meglio di sé. Low-Fi pensato per essere ascoltato in cuffia, e un testo che amo moltissimo:

(i took my shirt off in the yard / no one saw that the skin on my shoulders was golden / now it's not / my shirt's back on / i forgot my songs / the glow is gone /my gliding body stopped)

venerdì 12 dicembre 2008

Tranne i colori che gia' conosci

Solo più tardi, ieri sera, è arrivato Gianni, stropicciato come al solito. Ma un po' gia' te l'ho raccontato.
Non fosse arrivato lui probabilmente avremmo bevuto di meno. Gianni aveva voglia di chiacchierare e noi no, e questo era un buon accordo, perche' potevamo stare li' ad ascoltarlo, e Gianni e' troppo intelligente per chiedere consigli.
Una volta, qualche anno fa, mi disse che avrebbe voluto una vita da adulto: sposarsi, avere un bambino, essere costretto ad alzarsi ogni mattina alle otto. Ecco, diceva: questo mi renderebbe stabile. Poi lo hai visto anche tu, come e' Gianni, anche in questo periodo. Non credo che gli farebbe bene avere qualcun altro di cui occuparsi.

Ancora stamattina, per pigrizia e stanchezza, ma anche perché non avevo trovato la forma che avrei voluto, ritornavo a rigirarmi in testa le solite tre o quattro parole.
Qualche ora prima mi sembreava di star giocando: non ne avevo bisogno, ma seguire con un dito quel profilo, alcune ciocche di capelli, quel poco dei seni lasciati scoperti dalle braccia e dal piumone, non finiva di sembrarmi divertente.
Lei dormiva o faceva finta di dormire, per non essere costretta a chiacchierare, ma se si fosse svegliata come uno stupido le avrei detto: “Ti sto solo disegnando! Sto imparando a disegnarti”. O qualcosa del genere: ancora adesso non ho deciso quale sarebbe stata la frase più ad effetto, con quale l'avrei costretta a innamorarsi. Comunque, te lo ripeto, non era la peggiore delle scuse, per giustificare l'intenzione di ricordare lei e quella stanza il più a lungo possibile, e vedere quanto a lungo l’immagine sarebbe rimasta precisa, quanto presto la mattina l'avrebbe rovinata.
Se fosse stata sveglia, avrei insistito per fare l'amore un'altra volta, avrei cercato di chiederle cosa pensava, ma me ne sono voluto andare troppo presto, ma non ce l'ho fatta ad aspettare. Ci ripenso anche adesso, e non ho avuto il coraggio di controllare se dorme ancora.
Una volta fuori ho chiamato Carlo, l'unico che poteva essere sveglio ad un orario in cui la gente normale lavora già da un'ora.
Carlo non è la persona migliore a cui raccontare qualcosa: per ognuna delle cose che gli racconti lui sente il bisogno di tirare fuori quattro o cinque esempi di cose simili già capitate a lui, di fare paragoni, di fornire interpretazioni, generalizzazioni e teorie. Ma a Carlo non ero ancora sicuro di aver voglia di raccontare niente: ricordavo ancora troppo bene quando lei si é alzata per andare in bagno e per un attimo mi sono convinto che si sarebbe rivestita e se ne sarebbe andata e mi avrebbe lasciato lì. Ed eravamo a casa sua, oltretutto. La sensazione che, se fosse tornata a letto, per il resto della notte potevo rilassarmi.

Ieri sera io e Carlo eravamo gli unici ad essere usciti prima di cena, e i tre bicchieri di vino a testa che ci siamo bevuti sono stati più silenziosi del solito. Non c'eri tu, non c'era nessuna di quelle con cui Carlo di solito ci prova. Che bisogno avevamo di essere brillanti? Le serate di Carlo, e i suoi discorsi, di solito si snodano intorno ad una serie di donne di cui sente il bisogno costante di parlare. Ieri invece sono stato io che ho iniziato a raccontargli di una delle ragazze con cui ho lavorato il mese scorso. Come al solito lui mi ha detto che in quel posto ero fuori luogo, che lì sprecavo tempo ed energie che avrei dovuto dedicare a trovare qualcosa di meglio a Pisa. Non è durato tanto, forse anche lui si è rassegnato al fatto che voglia andarmene da qui. Gli dicevo che, ad insegnarmi un mestiere che avrei fatto per due mesi e che non aveva alcun bisogno di essere imparato, era stata una ragazza di qualche anno più giovane di me. Brutta, ma lo dissi solo per prevenire le sue domande. Suo marito – il primo, che' un altro ora si era aggiunto, uno che non sono mai riuscito bene a capire che lavoro faccia e come si comporti con lei – era stato ammazzato per strada tre anni prima. Lei aveva perso il bambino, in quell’occasione. Era incinta di pochi mesi e ora ce la stava mettendo tutta a restare incinta di nuovo, ma aveva qualche problema. Mi aveva fornito anche una spiegazione molto tecnica del perché non riuscisse a portare avanti una gravidanza, ma non ci ho capito molto. Qualcosa su dove dovrebbe attaccarsi qualcos’altro, e invece no. Mi raccontava queste cose durante le pause caffè o quando nessuno dei clienti aveva bisogno, o quando qualcuno dei responsabili si allontanava abbastanza da non dover far finta di lavorare. In una busta portava alcuni dei documenti del processo contro i tizi che avevano sparato al marito, e dei ritagli di giornale con la notizia. Ora che ci penso, forse non li portava sempre con sé, forse iniziò a portarli solo dal terzo o quarto giorno che lavoravo lì, e forse li portava solo per mostrarmeli, perché la ascoltavo, mentre mi raccontava quelle cose. Io cercavo di figurarmi come doveva essere lei prima di tutto questo. Lo sai che delle storie non mi frega niente, ma cercavo di immaginare come fosse lei prima di tutto questo, prima che perdesse il bambino, prima ancora che restasse incinta. Quelle carte che si portava dietro, se le portava in una busta di plastica, come io mi porto dietro le mele. Erano atti giudiziari, con quella spaziatura e quell’impaginazione tipica e assurda che ancora riescono ad avere, con i timbri fotocopiati, con le pagine mischiate. Roba con cui mi divertirei a fare il decoupage. Lei aveva – così mi disse – letto tutti gli atti del processo, ma perché l’avesse fatto non l’ho capito. Suo marito aveva smesso di drogarsi già da un anno e non spacciava neanche più, era lì in mezzo solo perché stava aiutando un cugino. Non lo so se poi e' come me l'ha raccontata lei, quando mi raccontano queste cose perdo la forza di fare domande, smetto di essere curioso. Carlo non ci credeva che non avessi polemizzato con la ricostruzione dei fatti che mi faceva Caterina, che non avessi perlomeno cercato di capire quanto ci credesse sul serio in quello che diceva. Io ero interessato, in quei giorni, a qualcos’altro.
Caterina non era diventata una persona migliore o più sensibile, per quello che le era successo. Neanche più triste. O più cinica, o piu' disillusa. Quando oramai lavoravamo assieme da dieci giorni, Caterina smise di parlarmi del primo marito per parlarmi del secondo, della solita processione di piccolissime incazzature di cui sembrano essere disseminate le vite della maggior parte delle coppie che conosco.
Carlo ci ha tenuto ad interrompermi per raccontarmi di un ex trafficante di droga con cui si era ubriacato a Sarajevo. Aveva visto il mondo, sapeva parlare diciassette lingue. Aveva avuto più donne di quante io e lui ci saremmo mai sognati. Anche con Carlo non mi viene di essere polemico, e ho accettato la storia dell’ex trafficante di droga come se tutto quello che mi diceva Carlo e tutto quello che gli era stato detto in quella sbronza fosse vero. Carlo gli aveva chiesto delle donne, di dov’era stato in Italia. Aveva passato un anno a Pisa, lavorava in un cantiere prima che una signora se lo prendesse come amante e lo mantenesse e rivestisse. A Carlo sembrava strano che a me interessassero particolari secondari: com’erano i baffi del tizio, era zoppo? Aveva un bastone? Lui non ci aveva fatto caso o non ricordava. Le poche cose che mi ha detto erano palesemente inventate lì per lì per farmi contento. Le mani com’erano? Come stava seduto? Si poteva disegnare, la pelle era liscia o era scavato dalle rughe? Era un vecchio, messo male, così mi ha detto Carlo. Mi sono dovuto accontentare. “E da giovane com’era?” , gli ho chiesto. Bellissimo, mi ha detto Carlo, altro e grosso, muscoloso. Una bestia bionda. Gliel’ho detto che trovavo tutta la descrizione un po’ nazista.
Carlo gioca a fare quello di destra, e mi spaventa essere d'accordo con lui su troppe cose.
Di Caterina non sono riuscito a capire cosa ci fosse intorno a quei due anni di cui mi ha parlato, quelli in cui e' morto il marito, quelli in cui e' andata ai processi e in cui si e' ritrovata ad uscire con il tizio con cui ora vive. Prima, e' come se non fosse esistita, ma e' lo stesso anche per lei, solo quegli anni sono a fuoco, solo in quelli lei ha l'impressione che le sia successo qualcosa. Non esiste una Caterina adolescente, e non esiste una Caterina adesso: mi interessava solo quando parlava del passato.
Ma in fondo, neanche quel passato era cosí interessante: non avrei continuato a pensare a lei neanche se non fosse arrivato Gianni, neanche se non avessi poi bevuto troppo e non mi fossi trovato a letto con una persona che non mi aspettavo, e che desideravo da tanto. Non era poi cosí interessante, davvero, neanche abbastanza da riempire una serata.

solipsista


3 cose che mi contraddistinguono:

1) quelle poche volte che faccio qualcosa di nascosto, vengo sgamato immediatamente.

2) quando sono incazzato affretto le decisioni gia' prese.

3) se ogni dicembre non sconvolgo la mia esistenza non sono contento.


martedì 9 dicembre 2008

un altro ragazzo morto

Un lettore con più senso civico di me mi chiede di fare una cosa e io lo accontento volentieri. Non credo di avere molto da dire rispetto a quanto ha scritto lui nel commento al penultimo post. Quindi, copio e incollo.

Una cosa però: trovare una foto di questo povero ragazzo non è semplice. Su flickr ce n'è giusto una, ma non credo neanche sia davvero lui.

Facciamo finta di, i ragazzi sono tutti uguali.

Okkio al Kranio dice: "senti, so che questo è un blog disimpegnato però...visto quello che sta succedendo, se postassi una foto del liceale alexis gregoroupulos ammazzato a sangue freddo dalla polizia ad atene non sarebbe male.

breve resoconto (documentato): nel quartiere exarchia all'ora dell'aperitivo ci stanno tre ragazzi di un liceo che girellano davanti ai bar. arriva una pattuglia, vola qualche insulto. l'autopattuglia parcheggia, i poliziotti escono e seguono i tre a piedi.
ancora insulti, un poliziotto tira fuori la pistola e spara ad altezza d'uomo: il 16enne alexis stramazza al suolo, è morto.
ci sono decine di testimoni tra la gente che prendeva l'aperitivo....

poco più di un mese fa l'ex-ministro dell'ordine pubblico aveva definito i poliziotti "pretoriani di stato", affermando che dovevano usare il pugno duro e che non sarebbero mai stati perseguiti per eventuali eccessi.

anche in grecia l'opposizione di sinistra è debole e divisa, governa un partito di centro-destra reazionario che si scontra con gli studenti e punta ad alzare la tensione. sto giro c'è scappato il morto....

ricorda qualcosa???"

domenica 7 dicembre 2008

Rettifica: volevo che voi leggeste: "Club Midnight"


I lettori più attenti di questo blog si dovrebbero essere accorti che ogni tanto il suo autore non capisce un cazzo. Nello scorso post volevo infatti consigliarvi di leggere "Club Midnight", di Charles Simic, che ho appena finito e che è molto bello. "Hotel Insonnia" l'ho letto anni fa, è ancora più bello e l'ho consigliato più o meno a chiunque mi sembrasse capace di tenere in mano un libro. Quindi: siete pregati di leggere anche quello, ma io volevo parlare di quest'altro, anche se, poverino, nel mio cuore ha il posto dedicato al figlio scemo.

venerdì 5 dicembre 2008

Charles Simic "Hotel Insonnia"


Uffa, come si fa a parlare di un libro di poesia? La poesia per me, quelle poche volte che mi colpisce e che voglio condividerla, e' una faccenda che si riduce al mostrare: "Leggi qua, che bello". Questo e' il mio commento standard sulle poesie che mi piacciono.

Quindi, Simic, lo leggete, per piacere?

C'e' della verita', in queste pagine, e righe bellissime. Ci sono anche: un'America inaspettata, fantasmi e scarafaggi, luoghi deserti e specchi, e l'occasionale riferimento ad una donna; ci sono alte bibliotecarie che chinano la testa per ascoltare quel che i libri dicono e alchimisti che si rifugiano nel soffritto; ci sono ciabatte rosse abbandonate in almeno due occasioni, storni nervosi e picchi reduci di guerra; c'e' molta polvere e molto grigio e qualcuno raffreddato che legge i russi a letto, e che ho pensato mi assomigliasse molto.

martedì 2 dicembre 2008

il papa contro ken shiro

Qualcuno con dei rudimenti di giapponese mi spiega cos'e' sta roba?
No, perché l'idea di un fumetto su Giovanni Paolo II con quell'espressione e quel gesto mi esalta.

venerdì 28 novembre 2008

Fedone

Quando mia nonna è morta, volevo raccontare a tutti di quella volta che siamo andati assieme a votare. Avevamo lo stesso seggio ed era una delle prime volte che prendevo la macchina.
Tornando a casa le ho chiesto cosa avesse votato.
- Comunista. Come sempre.

In cucina (due stanze più in là di quella in cui c’era la bara ancora aperta e il cadavere giallo chiaro di mia nonna) si riusciva quasi a ignorare mia madre e mia zia impegnate a piangere.
Io, mio fratello e un misto di cugini e zii non direttamente imparentati con la morta, bevevamo un caffè dopo l’altro, indecisi se passare al vino.
Mio fratello era quello più infastidito e stanco.
- È che è la stessa scena, come quando è morto il nonno, uguale.
Gli chiedo come dovrebbe essere.
- Io non ci credo che soffrano così tanto. Nessuno soffre così tanto. Era un mese che non parlava, che vomitava roba nera..
- Max….
- No, lo sapevano. Wolki mi sembra quasi più normale.
Non mi andava di spiegare i soprannomi dei miei familiari.
- Chi?
- Mio zio. Il marito della sorella di mia madre
- Che ha fatto?
- È arrivato ubriaco. Ha dato gli auguri a tutti. Per fortuna mamma e zia Elena erano fuori della stanza, in quel momento.
Ripeto la domanda a mio fratello: Come dovrebbe essere?
Non so se ho fatto bene a chiederglielo, perché mio fratello esagera, e oggi ha un pubblico che vuole essere distratto. Non gli lascio il tempo di parlare e chiedo se qualcuno vuole un altro caffè. Anche stavolta nessuno ha il coraggio di chiedere da bere.
Mentre preparo la caffettiera, sento mio fratello che ha comunque deciso di rispondere:
- Dovrebbe essere come nei film americani, no? Tartine fredde, vino ghiacciato. Una specie di aperitivo dove tutti sono un po’ mosci. La vedova inconsolabile, il parente distrutto dal dolore, la figlia in lacrime e per l’unica volta con un golfino che le copre anche l’ombelico, il marito o il figlio con un bicchiere di whisky e ghiaccio, tutti accucciati sul divano. Hanno pudore a farsi veder piangere. Al limite lo fanno quando ti portano a vedere la camera della persona scomparsa, dove tutto è ancora come quando lui era vivo.
- Gli americani non hanno mica zia Elena.
Mio cugino Gianni si mette a ridere forte. È grande e grosso, e in realtà è il marito di mia cugina. Suo padre è uno di quei personaggi di paese che conoscono tutti, e lui ne è venuto fuori timidissimo. Di solito non riesco mai a farlo ridere, ma questa gli è piaciuta.
Mio fratello ha voglia di continuare, però:
- Non è che mamma e zia Elena non stanno male, ma siccome a tutti i funerali a cui sono andati hanno visto fare queste scene, allora sentono il bisogno di farle anche loro, non possono farne a meno.
- Non mi sembrano cosi' preoccupate per le apparenze.
- Io non dico che stanno facendo le scene per gli altri. Le stanno facendo per se stesse, hanno bisogno di convincersi che stanno male come tutti gli altri che hanno visto star male prima di loro.
- Secondo me c’entrano le telenovele.
Questo lo dice mia cugina Eliana, la moglie di Gianni. Io mi sorprendo un po’ ad annuire.
Michele, suo fratello, a questo punto si incazza un po’, e ci dice neanche troppo fra le righe che siamo noi ad essere anormali, a stare di qua a chiacchierare.
- Guarda che non è che non stiamo male
Mio fratello sbuffa un po’ prima di quel guarda ,come fa quando parla con qualcuno che già sa che non capirà. Mi ha parlato per anni, in quel modo. Poi decide di continuare.
- Eliana ha ragione. Sono modelli diversi. Guardi i telefilm americani e vedi un certo genere di comportamento. Guardi le telenovele sudamericane, e ci trovi zia Elena. Meno brutta. E la gente si comporta in modo diverso, piange, urla e si dispera, ma in modo diverso, da tutte e due le parti. Noi abbiamo visto meno telenovele.
- Qua non sembra che uno se ne sia andato, sembra sempre che l’abbiano rubato.
- Eh?
Ogni tanto Eliana ha delle uscite che non capisce nemmeno suo marito.
- Dico: non è che non se l’aspettava nessuno. Quant’è che lo sapevate?
Lo sapevamo da mesi: si poteva indovinare la data, con un po' di fortuna. Altrimenti né io né mio fratello saremmo stati qui.
- E invece sembra che sia stata una cosa improvvisa, come se qualcuno l’avesse ammazzata.
- No, no, sono esigenze di scena.
Quando mio fratello si intestardisce su una metafora diventa difficile farlo smettere.
- È teatro di paese, si peta in scena e tutti ridono, si dice cazzo e tutti si scandalizzano, tutti i sentimenti vanno espressi e nessuno sta zitto in scena, sennò si risparmiava su una comparsa.

Mio padre deve essere da qualche parte a fumare. Se fosse qui, mio fratello parlerebbe di meno. Uno dei miei zii, il fratello minore di mio padre, e' qui in cucina con noi da stamattina. Avrà' bevuto cinque o sei caffè, e non ha quasi detto una parola. Io ho un po' di vergogna per quello che deve pensare di me e di mio fratello, che non siamo riusciti ad andare di la' dove c'e' la bara.
- Dovremmo parlare di lei no? Della persona che non c'e' più.
Nessuno gli risponde. Forse é anche per questo che non parla tanto.
Io e mio padre ieri sera siamo andati a scegliere i manifesti mortuari. Lui voleva delle cose troppo kitsch, e io non avrei voluto niente. Alla fine abbiamo preso una via di mezzo che non piace a nessuno, una cosa con una madonna a colori. Io avrei voluto qualcosa di classico: la serpe sotto i piedi, la mezzaluna, cose cosi', ma i modelli erano quasi tutti uguali: una signora bionda dall'espressione dolce e col velo azzurro. Una roba più' new age che altro. Alla scuola elementare, ogni anno poco prima di natale ci regalavano il diario della GAM, la Gioventù' Ardente Mariana. Ce lo regalavano quando tutti ormai il diario ce l'avevano, e cosi' finivamo tutti per buttarlo. In copertina aveva sempre la solita madonna, e dentro citazioni dai libri di non so chi. Non citazioni dalla bibbia, ma dai libri di uno della GAM. Lo buttavamo tutti, comunque. La Madonna in copertina assomigliava a quella dei manifesti per mia nonna.
Racconto a tutti dei tizi delle pompe funebri che ci mostravano il catalogo delle bare, e delle tecniche di vendita che usavano per convincerci a prendere una di quelle più' care.
- Poi sono venuti a truccarla e a vestirla. Non hanno fatto entrare nessuno nella stanza, mentre lo facevano. Chissà cosa fanno. Comunque non e' che abbiano fatto un gran lavoro: il cadavere giallo era e giallo e' rimasto, e non gli hanno neanche fatto i baffi.
- Ma con le malattie del fegato e' cosi'.
Mio zio ha detto un'altra ovvietà', ma questa volta tutti si dichiarano d'accordo. A mia nonna erano spuntati anche dei peletti sul mento, e io non mi ero mai accorto che se li tagliava. Quelli delle pompe funebri ci hanno messo sopra uno strato spesso di fondotinta.
Eliana comincia a raccontare di quando e' morta la madre di mio padre. Non e' una gran storia, ma tutti sembrano interessati. E' anche più' adatta all'occasione.
Mio fratello probabilmente vorrebbe andare in camera sua a leggere, e io me ne vorrei andare fuori a fumare con mio padre.
Ieri gli ho chiesto una sigaretta, e ha detto no. Dice che non fumo sul serio.
Chissà' se di la' piangono ancora.

giovedì 27 novembre 2008

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra and Tra-la-la Band "God Bless Our Dead Marines"



Come molti brani dei Silver Mt. Zion, anche questo e' in realta tre o quattro canzoni una appiccicata all'altra; sono tutte belle, ma se avete pazienza, quella centrale e' meravigliosa.

(I love my dog and she loves me / The world's a mess and so are we /She tumbles 'long green, muddy fields / Sick with joy and glee / And as she dreams sweet puppy dreams / Whimpering gently)

venerdì 21 novembre 2008

la primavera del patriarca

Io Facebook lo porto un po' sulle palle, ma non vale la pena di stare qui a esplicitare questa mia vaga (comunque lo uso) insofferenza.
Pero': stamattina ho trovato nella posta il risultato di una "peregrinazione notturna" di un mio amico fra le foto di gente a me sconosciuta. Tra le quali c'e' questa, al cui centro troneggiano i lombi da cui sono stato co-generato.

Oltretutto, come in tutte le foto che risalgono a 30-35 anni fa, io e mio padre siamo spudoratamente identici.

giovedì 20 novembre 2008

Achab! capitolo 10


Come promesso, il tricologico e sardo capitolo 10 di Achab!, che serve, più che altro, a introdurre una nuova serie di strabilianti personaggi. Tutte le virgole in questo Achab! sono state messe a casaccio, ma non temete, cari amici: si tratta di Avanguardia. (E anche del fatto che la composizione di questo capitolo è stata persino più Jazz del solito).

mercoledì 19 novembre 2008

martedì 18 novembre 2008

l'emigrante che rimugina sulla situazione della patria

scusate, sono ovvietà, e magari anche alcune ovvietà sbagliate (leggasi: stronzate superficiali dette da uno che non ci ha capito niente, anche perché non ci si è impegnato, ma anche per limiti suoi, temo). Però durante la discesa in Italia ho avuto modo di stare un pò a Pisa (un posto in cui è impossibile non fare i conti con quello che accade e si pensa e si dice nelle università, anche non considerando che quasi tutta la gente che conosco è precaria universitaria), e alcune cose mi hanno colpito. Spiacevolmente. 

1) Le motivazioni che spingono i professori ordinari a partecipare alla mobilitazione studentesca, magari sfoggiando lupetto rosso e fare rivoluzionario, si dividono in poco nobili e per niente nobili. Le motivazioni poco nobili sono la difesa di quei fondi su cui si basa buona parte del loro potere, ma anche la sopravvivenza di un mucchio di precari, quindi ben venga la loro mobilitazione. Le motivazioni per niente nobili sono la paura che vengano cambiate le regole dei concorsi, su cui si basa TUTTO il loro potere. Il che mi crea un po' di scazzo intimo e la voglia che la riforma Gelmini passi e anche i tagli connessi, subito, senza pieta'. Poi penso a tutti gli amici precarizzati, e al fatto che la Gelmini non fa danno solo nell'universita' e mi pento di averlo pensato: pero' eccheccazzo.
 
2) Gli slogan universitari visti in giro per Pisa sono di un'idiozia disarmante ("Noi non pagheremo la vostra crisi", "se non ti fermi a firmare sei gia' COMPLICE"), ma non mi riesco a immaginare slogan che non lo siano. A parte la sacrosanta difesa dei fondi tagliati, non mi è sembrato però che la protesta universitaria avesse chissà quali grandi argomenti. Soprattutto, non mi è sembrato che ci fossero chissà quali grandi proposte (a parte un generico: "diamo più soldi all'università"). E poi, sarà che ho lavorato con ricercatori londinesi che studiavano il cazzobuffo teorico e prendevano soldi dalla General Motors, ma tra prendere soldi dalle aziende (soprattutto se fai ingegneria o farmacia) e andare sull'Aurelia, poco dopo Migliarino (questa la capiscono solo gli autoctoni) c'è una gran bella differenza. E poi, alcuni dei professori che ora si scagliano contro le privatizzazioni hanno già razzolato male. Vedi punto 1).

3) Al centro sinistra, cioè al PD, della protesta studentesca non frega una mazza. E' solo una delle poche cose capaci di mobilitare un minimo di persone, e quindi ci si accoda.

4) Soprattutto: il PD non esiste. 

5) Gli italiani (dico, in generale, non il campione statistico che io frequento, che è espressione totale dell'opinione contraria), sono perfettamente contenti del governo Berlusconi, e lo voteranno anche al prossimo giro. Così, giusto per non farci illusioni.

lunedì 17 novembre 2008

mini Achab! capitolo 9_1

Per ingannare il tempo, ecco a voi il primo degli Achab! minimalisti, con una confidenza che avevo registrato in quaderno del 2002, e che ho ritrovato nel corso di un lungo pomeriggio grottagliese.
In preparazione: un tricologico, sardo, Achab! 10.

venerdì 14 novembre 2008

L'Autoroute (Alias Freeway dei Bee Hive)



Questo omaggio alla parte peggiore della mia infanzia è comunque il video più bello che io abbia mai visto.

due buone notizie

Oggi, nel suo editoriale su Il Giornale, Mario Giordano dice che la sentenza della Cassazione sul caso Englaro per la prima volta gli fa venire paura di mettersi a scrivere.
Bene.

(post scriptum: persino sul sito del Il Giornale i commenti di circa l'ottanta per cento dei lettori - iscritti e quindi lettori fedeli, come si vede anche dal contatore dei commenti postati - sono a favore della sentenza della Cassazione e della decisione di lasciar morire Eluana. Magari sono solo i direttori dei giornali e i preti a essere cretini. A volte riesco a illudermi)

venerdì 7 novembre 2008

Estratti dal coso su New Italian Epic e Baricco che ora comunque non posso scrivere perché non c'ho nè l'uno nè l'altro sottomano

.......
Vista come dichiarazione di poetica, il memorandum di Wu Ming 1 sulla New Italian Epic non crea particolari problemi: è impreciso, visionario, velleitario, sborone come tutte le dichiarazioni di poetica (comprese quelle a posteriori).
Il problema è che anche questa, come ogni dichiarazione di poetica che raccolga un pò di consensi, che individui una realtà che non aspetta che d'essere chiamata con un nome qualsiasi, nel momento in cui ha successo crea anche una propria, specifica, forma di critica.
Il linguaggio della critica che si è agglomerata intorno alla definizione di WM1 è particolare e riconoscibile: prima di tutto dalle metafore che usa, che quasi sempre fanno riferimento al campo semantico della guerra, della strategia, della battaglia, oppure (altro campo metaforico preferenziale) all'energia. Ma ciò che distingue il linguaggio di questa critica più di ogni altra caratteristica è l'utilizzo della parola "importante" per indicare quei testi che sono capaci di rientrare nelle categorie fondanti la poetica della NIE ma allo stesso tempo non possono essere dette letterariamente riuscite. Aldo Busi diceva che nessuna vita, nessuna biografia, nessuna storia è capace di diventare letteratura: l'unica cosa capace di farlo sono le parole messe una dietro l'altra nel modo giusto, che è l'unico modo possibile.
La critica che ha assunto come proprie linee guida quelle della NIE non individua solo opere riuscite o meno, belle o meno, vere o meno: individua opere importanti, opere con cui "bisogna fare i conti" (altra locuzione frequentissima, negli scritti dei Wu Ming, in quelli di Genna, nelle pagine di Carmilla...): il valore di un'opera va ricercato nella ricerca contenutistica (per quanto essa sia trascinata e inclusa in una ricerca sullo stile e sul punto di vista, e a volte da una riflessione non scontata sulla letteratura di genere, altrimenti staremmo qui a parlare di saggi), in quello che ha cercato di dire attraverso forme che devono essere para-romanzesche. L'oggetto narrativo, il quasi-romanzo e tutti gli altri nomi con cui gli scrittori intorno alla NIE chiamano le cose che scrivono per sottintendere che non scrivono soltanto romanzi, ma che la loro è una riflessione importante e sbilanciata necessariamente verso l'esterno, diventano importanti per l'allegoria che, come dice Wu Ming 1 "prot: scappa sempre da una parte o l'altra"*, e che è un'allegoria del presente, o della sua genesi.
E' una cosa con cui credo i Wu Ming stessi (che ai loro personaggi e al modo in cui stanno in piedi da soli mi sembra ci tengano abbastanza) non sarebbero d'accordo, ma il linguaggio critico che si è coagulato intorno alle categorie del memorandum ha scelto questa come valore fondativo, come unico principio assiologico. Questo cambiamento mi sembra la cosa più importante di tutto il movimento, e la cosa più preoccupante, se io fossi uno di quelli che si preoccupa.
.....
(dovrebbe continuare, da un capo e dall'altro....)

*Mi fa un pò ridere il paragone tra la metafora del peto scelta scherzosamente da WM1 e quella presente nella premessa gnoseologica all'Origine del Dramma Barocco Tedesco di Benjamin (aspettate, ora ne faccio la versione a fumetti): anche perchè Benjamin è, significativamente, punto di riferimento sia per la NIE che per Baricco, ed entrambi mi sembrano averlo letto un pò a cazzo. Ma è una cosa che devo approfondire.

giovedì 6 novembre 2008

cari lettori, saltate questo post, grazie.

nell'eremo grottagliese, a parte leggere l'improbabile e godere della presenza di almeno una parte dei miei libri, non è che io stia facendo molto.
I miei ce la mettono tutta per aumentare la dose di storie assurde che avrei da raccontare, e insisitono a introdurre se stessi in casini variegati e improbabili. Io non riesco neanche a commentare, e quando mio padre mi da la sua versione dei fatti, neanche riesco a fargli notare le illogicità e vicoli ciechi di cui ha già disseminato gli ultimi mesi. Non ho la forza di fargli notare che le soluzioni che mi propone come colpi di genio sono peggiori dei problemi che dovrebbero risolvere. Mia madre non è neanche stupita, mio fratello sembra più scazzato che altro. A me il casino sembra di dimensioni così teratologiche che sbatterei la testa al muro, e non so se l'atteggiamento dei miei sia solo rassegnazione o che.
Trascrivo le cose che mi dicono, cerco di descrivere le facce delle persone che mi fanno incontrare. Almeno sono un campionario di personaggi notevoli. Mio zio Emanuele mi ha fornito ieri alcuni particolari dell'epica della mia famiglia indicibilmente tristi: ma almeno sono cose così lontane che potrò raccontarle senza far finta di essermele inventate.
Non so quanto serva neanche rimuginarci, che già domani sera me ne sarò andato, e la mia influenza su tutto questo sarà pari a nulla.
Che poi l'unico risultato è che scrivo questi post in cui comunque non posso raccontare niente e non si sa a che servono.

appunti per una ridefinizione delle categorie dell'estetica



Lo spazio definito dalla costellazione di concetti pantofole-mocassini-colore rosa-moquette blu dovrebbe essere sufficiente a dare una definizione positiva della categoria del brutto.

lunedì 3 novembre 2008

conversazioni tra intellettuali grottagliesi tra cui me

- Ma come mai non l'hai baciata? Non ti piaceva?
- No. bel culo. belle gambe. Però faccia un pò da scimmietta. Peletti qua.
- Sulle guance?
- Sì. Anche un po' di baffetti. E poi braccia pelosissime. Mani brutte, grandi, troppo grandi rispetto ai polsi.
- Menne?*
- No, menne niente.
- Allora no.

(*MENNE è il grottagliese standard per tette)

venerdì 31 ottobre 2008

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band "13 blues for Thirteen Moons"

Se non e' il disco piu' bello dell'anno, finora questo e' sicuramente il piu' emozionante.
Quattro suite sospese tra folk apocalittico e post-rock, tutte maestose e improbabili da mandare a memoria, anche quando, come nel caso di 1.000.000 Died to Make this Sound, sono costruite intorno a una sola frase ripetuta, sussurrata, urlata, pianta da una voce spiacevole e dolente (Efrim Menuck, che ricorda, in alcuni casi, il miglior Pall A. Jenkins nel periodo dei Three Mile Pilot). Va addirittura meglio nei pezzi, come la title track o la conslusiva Blinblindblind, in cui la struttura e' piu' varia, anche se gli ascolti necessari anche solo a credere di essere riusciti ad afferrare l'andamento delle canzoni crescono di numero: i Silver Mt. Zion non hanno paura di esagerare ne' con le dissonanze delle chitarre, ne' con l'invadenza degli archi e della batteria, e nonostante questo riescono a non perdere la capacita' di giocare sulle sfumature, su continui ed estenuanti crescendo, su climax impossibilmente lunghi. Pezzi rock, fondamentalmente, caciaroni e potenti per quanto raffinati si rivelino anche all'ascolto appena piu' attento, e allo stesso tempo blues perfetti, o almeno tutto quello che puo' essere il blues oggi senza diventare scimmiottatura di se stesso.
Tranne che in Blindblindblind, la piu' dolente e allo stesso tempo l'unica a svilupparsi e a chiudersi con un barlume di luce e di speranza, queste sono canzoni da fine del mondo, da banchetto dei corvi finale, battaglie senza speranza, disperate e bellissime.

(scusate, uno ascolta ste robe magniloquenti e poi gli viene di adattarsi e di abbandonare quel basso profilo a cui da sempre cerca di attenersi)

Rana reloaded /1: Halloween Edition


Finora quella che e' probabilmente l'unica cattolica a leggere questo blog e' stata l'unica a mandare un contributo alla divulgazione di immagini ranesche alternative.

Si tratta di un contributo a cui da grottagliese mi verrebbe anche da rispondere "tanta carne", visto che e' dedicata/ispirata all'ammutinamento (poi sfumato, dato che nessuno si e' proposto) minacciato dai commentatori del presente blog.

Pero' vabbe', l'ho detto e lo faccio, quindi grazie Eli per la preziosa opera e anche un po' tanta carne, ma con simpatia.

Achab! capitolo 9


Di questo Achab! sono incredibilmente fiero, benchè manchi quasi del tutto l'azione promessa la scorsa volta e sia, per la prima volta, quasi privo della figura di R. R.

mercoledì 29 ottobre 2008

rana reload

Per ora la notizia la danno fonti affidabili come questa o inaffidabili come il tgcom (che no, non linko), ma sembra che la direttrice del museo di Bolzano, Corinne Diserens (la paladina della nostra amata e orribile Holy Frog) sia stata infine licenziata (la vendetta e' un piatto che va servito freddo al matrimonio con lo zio, riutilizzando il catering del funerale del babbo).
Il tgcom propende per l'ipotesi di licenziamento in tronco dovuto alla cattiva gestione finanziaria, ma si impongono due riflessioni: 1) se lo sostiene il tgcom e' falso; 2) da quando in qua in Italia si licenzia la gente per cattiva gestione finanziaria?
Quindi: Io intanto ripropongo l'iniziativa malviniana e rido' visibilita' al batrace inchiodato. Poi ne produrro' versioni alternative da donare all'etere. Chiunque sia capace di tenere in mano una penna/matita e voglia fare lo stesso, lo posti sulle sue pagine, o lo invii a frogproduction chiocciola gmail punto com che lo faccio io.
(certo, mi leggete in otto e siete anche pigri, non credo che quetsa forma di protesta avra' grande successo, ma uno ci prova).

calderhol


Non ho potuto fare a meno di rubare questa immagine meravigliosa a Giavasan.

martedì 28 ottobre 2008

l'Affaire Cardano: prolegomeni ad ogni futura riscrittura

(In preparazione alla risistemazione di qualcosa tratto dalla tesi di dottorato, l'unica cosa che si salvera' di sicuro: gli esergo. Un premio a chi trova la criptocitazione di Aldo Busi. Presto: lavori preparatori a una risistemazione cardaniana su questi schermi)


Gli uomini, dal breve destino, scrutano solo una piccola parte della vita
con le loro esistenze, e innalzandosi come fumo dileguano,
solo affidati a quel poco che ciascuno incontra a caso,
mentre vagano per ogni dove....
... il sangue che circola nel cuore, questo è per gli uomini il pensiero
... i nervi ... le unghie...
le lacrime...
il cielo cristallino...
... e la luce proiettata con slancio...
Empedocle, Poema fisico e lustrale

Ogni vita è un'enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili,
dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.
Italo Calvino, “Lezioni Americane”

Sono stato un inghiottitore di vite, e per conoscermi, dovrete anche voi inghiottire tutto quanto
Salman Rushdie, “I figli della mezzanotte”

E dopo questa rivelazione uscirono finalmente a pezzo a pezzo i quattro atti felici e il lungo e,
sinora sprovvisto di catastrofe, quinto atto doloroso del dramma della sua vita.
Egli era un vecchio che, all'età di quasi sessant'anni, aveva incontrato in ritardo ciò che nella
tecnica del dolore si chiama la rovina.
H. Melville, Moby Dick, cap. CXII

“Il Gorgia imprecava contro il mondo che impedisce l'azione del filosofo, il Fedone guarda a questo
mondo con una comprensione quasi cristiana e con la coscienza della vanità della lotta e
dell'aspirazione all'agire”
Giorgio Colli, Platone Politico

“Est autem felicitas à sapientia: igitur quicumque felix est, idem est sapiens, non tamen quilibet
sapiens est felix”
GIrolamo Cardano, Parapolimenon De Sapiente

“Sentendo dire da un sofista che la parola è la cosa più potente che ci sia, replicò: «Tu, allora,
quando stai zitto, non vali niente»”
Plutarco, Le virtu' di Sparta

“Perciò occorre non smettere mai, una volta che tu abbia cominciato, di
battere il tamburo e, trasferendo una cosa in altra, fa in modo che sembri che tu
apporti sempre qualche novità, turba, commuovi, scuoti. Per quanto la maggior
parte delle cose sia falsa, pensa che alle cose false si devono tutte le cose
umane, i regni, dico, e ogni potere. Questo è il libro del Prosseneta, non del
retto modo di vivere, della norma divina e del sommo bene”
Girolamo Cardano, Il Prosseneta.

“Only bad rethoric
can improve this world
to the true speech it is deaf”
G. W. Auden, “Shorts”

Perfection, of a kind, was what he was after,
And the poetry he invented was easy to understand;
He knew human folly like the back of his hand
And was greatly interested in armies and fleets;
When he laughed, respectable senators burst with laughter,
And when he cried the little children died in the streets.
(W. H. Auden, Another time, Epitaph on a Tyrant)

“V'è una ginnastica del falso. Un sofista è un falsario, e all'occasione questo falsario
brutalizza il buon senso. Una certa logica sottilissima, implacabilissima, agilissima è al
servizio del male ed eccelle nel maltrattare la verità nell'oscurità delle tenebre. Sono i pugni
sinistri che Satana sferra contro Dio”.
Victor Hugo, L'uomo che ride

“sed et alia tamen duo sunt praecepta ad vitae institutionem:scilicet ut simplicitate
columbas, prudentia serpentes imitemur”
Girolamo Cardano, De sapientia

“niente può essere posseduto, se non con la pura forza”
Girolamo Cardano, Il Prosseneta

domenica 26 ottobre 2008

verbose premesse ad una roba che sto scrivendo in cui chissà perchè metto assieme Baricco e New Italian Epic

Verbose Premesse:
Premessa 0: Niente di quello che scriverò terrà conto dell’intervento “Noi dobbiamo essere i genitori”. Come mi ha detto una sconosciuta con cui mi sono confidato in treno, leggere che Giuseppe Genna avrebbe chiamato Wu Ming 1 subito dopo aver scoperto della morte del padre perchè in preda “ad un’esperienza allegorica soverchiante” fa venir voglia di mettere mano alla pistola (per sparare al computer, intendiamoci, che non farei male ad una mosca, figuriamoci per far del male a WM1, che continua a produrre robe che mi piacciono, o a Genna, che c’ha già un sacco di problemi di suo).
Premessa 1: entrambi gli autori probabilmente si offenderebbero ad essere accomunati. Uno di loro si offenderebbe persino a ragione.
Nessuna intenzione di offendere. Più o meno.
Premessa 2: Parlare male di Baricco lo trovo molto, troppo facile. Che poi sia uno sport così facile che nessuno ritenga valga la pena praticarlo e che questo magicamente si trasformi in una quasi totale uniformità di giudizi positivi su di lui è un’altra faccenda. Comunque, nei limiti delle mie capacità di auto limitazione, cercherò di non parlarne male neanch’io, a questo giro. Non è il momento. Lo so che i post da hater sono quelli che hanno più successo, e sono quelli che spingono le persone a tornare sulle tue pagine, ma non è il caso. Chi mi conosce sa quanto mi costi: per anni il mio disprezzo verso “Next” ha fatto partire periodiche tirate da ubriaco contro di lui. Ma non è questo il momento, credetemi. (e comunque, se proprio volete qualcuno che vi parli male di Baricco, aprite Next e leggete con voce seria la nota su Platone: sarà lui stesso a farlo per me).
Premessa 3: avevo letto il promemoria di Wu Ming 1 (che era, e continua a essere il mio preferito tra i wuminghi) appena arrivato in Scozia, a maggio, ma tra lavoro e ultime limature di straforo alla tesi di dottorato diciamo che la voglia di ragionarci su sul serio non era troppa. Quando poi al testo di WuMing1 si sono aggiunte le voci carmilliane da una parte (da Di Michele in giù, per dire) e primamoresche dall’altro (da Scarpa in sù, diciamo), la cosa mi è sembrata assumere dimensioni così teratologiche da non giustificare la fatica di interessarmene.
In questo periodo, invece, non ho un cazzo da fare, e una scusa per scrivere va bene come un’altra.
In realtà non è vero: mi interessa parecchio, il tema e mi interessa il modo in cui Wu Ming e gli altri stanno cercando di svilupparlo o affossarlo.
Epperò: mentre leggevo la versione 2.0 del promemoria sulla NIE di Wu Ming, e mentre la mia testolina come al solito si opponeva a qualsiasi teoria eteroprodotta, non lo so perché mi continuavano a venire in mente i due o tre capitoli de I Barbari che avevo letto a suo tempo su Repubblica. Uno di essi era quello, pessimo, su Benjamin e Mickey Mouse. All’epoca mi ero - giustamente - opposto all’idea di spendere soldi per la raccolta degli articoli di Baricco, ma ora che ho il potere economico, perchè privarmi di un oggetto fonte di continue invettive alcoliche? Ormai quelle prodotte da Next e da Hegel e le mucche del Wisconsin sono un pò invecchiate, e mi sento a disagio, a performarle ancora.
Comunque: non so perché ma ci sentivo un’aria di famiglia, nei due testi, non fosse che entrambi sono tentativi (per questo piuttosto coraggiosi a prescindere dai risultati) di sistematizzazione, categorizzazione e comprensione di una realtà avvertita (a ragione?) come differente dal passato recente italiano. E non fosse che tutto quel discorso sulla realtà è un discorso in realtà (stringi stringi) riferito quasi esclusivamente a come scriviamo, a come leggiamo e a come vendiamo i libri. Cioè, che Baricco la prendesse molto più larga (e il vino e il calcio e che palle, direi anche) me lo ricordavo, ma alla fine Baricco campa scrivendo libri, dovrebbe essere quello il suo campo specifico di competenza (o di incompetenza, secondo la famosa legge***): il punto, se non di arrivo, almeno di partenza (o viceversa) dovrebbe essere quello, no?
E la stessa cosa dovrebbe valere per WM1, nonostante tutto sto parlare di transmedialità e di oggetti narrativi non identificati e via così. Alla fine, libri sono, o no?
Comunque, mi sono persuaso che parlarne assieme non sia così totalmente fuori luogo: non so ancora dove andrò a parare, ma le doverose premesse ad un discorso che forse non vedrete mai mi sembrava di doverle esplicitare, prima o poi.

***Principio di Peter: In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello d'incompetenza.
Corollari:
    1. Col tempo, ogni posizione tende ad essere occupata da un membro che è incompetente a svolgere quel lavoro.
    2. Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto il proprio livello d'incompetenza.

venerdì 24 ottobre 2008

Tv On The Radio "Dear Science,"


Ok. Se far venire in mente tutti assieme i nomi di David Byrne, Peter Gabriel e Prince e' un difetto, allora questo non deve essere un gran disco. A me fa venire in mente anche quello di Marvyn Gaye, ma magari e' solo una mia fissazione.
Pero': canzoni meno cupe e meno caotiche che nel disco precedente (o sara' che dato che l'abbiamo ascoltato oramai ci siamo abituati?), ma piene di suoni e inventiva e cambi, e su tutto quella voce in falsetto che ogni tanto diventa roca e piu' vera, quando meno te lo aspetti.
Voglia di battere il piedino insieme allo stupore per quello che i tizi che ascolti stanno facendo e scoperta continua di un livello, di un cambio, di un'idea di cui al primo ascolto non ti eri accorto.
E poi, l'Antibalas Afrobeat Orchestra (splendidi gia' da soli) a riempire gli spazi lasciati vuoti da chitarre e voci ed elettronica, e a sovrapporsi dove gli spazi sono gia' presi tutti, e a dare un altro strato di meraviglia ancora a canzoni gia' impegnative.
Funk, dance, rock e un sottofondo oscuro appena piu' dissimulato che negli altri dischi.
Bellissimo.

giovedì 23 ottobre 2008

achab! capitolo 8


L'ho disegnato qualcosa come due mesi fa, ma causa computer morto (e ora risorto! alleluja! alleluja!), è rimasto a prendere polvere nel quaderno degli schizzi. E dire che era nato per essere un episodio di passaggio. Seguirà presto un Achab! con molta azione.

martedì 21 ottobre 2008

documenti compromettenti


alla festa per i dieci anni dello stabile in cui lavoro, ero abbastanza piegato dall'alcool da attraversare, di tanto in tanto, la pista da ballo.

non ricapitera' facilmente.

segue: sfocato documento.

venerdì 17 ottobre 2008

Steven Pinker "The Seven Words You Can't Say On Television"

"La lingua inglese ha accumulato piu’ di ottocento espressioni per la fornicazione, un migliaio per il pene, milleduecento per la vagina e duemila per la donna di malaffare (e uno si chiede come mai la gente faccia tutto ‘sto casino per il numero di parole che gli eschimesi hanno per la neve)"

I responsabili marketing della Penguin hanno vinto.
Hanno vinto perche’ non credo di essere l’unico ad aver comprato (a un prezzo ridicolo, e’ vero) "The Seven Word You Can’t Say on Television", estratto da "The Stuff of Thought" di Steven Pinker, e immediatamente dopo (a un prezzo solo leggermente piu’ alto) il libro da cui quel saggio era stato tratto.
Le sette parole vietate in televisione (Shit, Piss, Cunt, Fuck, Cocksucker, Motherfucker e Tits*) sono il punto di partenza per un saggio bellissimo sul perche’ sacramentiamo (come si puo’ tradurre "swear words"? Bestemmie non sono - non necessariamente - ma neanche "parolacce", eufemismo se mai uno ce ne fu in questo campo) e, soprattutto, sul come lo facciamo.
Non solo Pinker si dilunga su quale parte del cervello usiamo per immagazzinare questo prezioso materiale (il lobo destro, al contrario del linguaggio normale, tanto che di solito gli afasici bestemmiano tranquillamente. Ma il caso piu’ bello nell’intera letteratura medica e’ quello del sordomuto malato di sindrome di tourette che non poteva trattenersi dal bestemmiare in linguaggio dei segni), ma anche sul meccanismo che ci porta a utilizzare certe parole piuttosto che altre. La vecchia giustificazione "idraulica" (sacramento perche’ cosi’ mi sfogo, per rilasciare la tensione, per sbollire la rabbia), si rivela infatti inconsistente di fronte ad un’analisi piu’ approfondita. E’ vero che esiste un circuito della rabbia in tutti i mammiferi che si preoccupa, di fronte al pericolo (o allo schiacciamento di un pollice a causa di un martello) di renderci in grado di reazioni violente e improvvise, ed e’ anche vero che questa reazione porta con se la produzione di versi di minaccia e la soppressione dei freni che di solito si frappongono alle parole taboo, ma non c’e’ ragione per cui ci dovremmo calmare piu’ in fretta dicendo "cazzo" piuttosto che "cappello". Piu’ interessante e’ che probabilmente quei versi, e le swear words da esse discese possono essere alla base del nostro linguaggio, proprio perche’ prime parole nate per avvisare i compagni di branco del pericolo dei predatori. [tra l’altro, ci informa Pinker, i neuroscienziati chiamano l’insopprimibile voglia di sacramentare quando ci accorgiamo di aver sbagliato qualcosa "negativita’ connessa all’errore". Questo in pubblico. In privato la chiamano "L’onda dell’OMMERDA" (the oh shit wave). L’opinione dei neuroscienziati sembra pero’ solo parzialmente vera: la teoria dello studioso Erving Goffman e’ molto piu’ affascinante: quando facciamo una cazzata sbottiamo (ad alta voce) solo per far vedere ad un pubblico immaginario che siamo adulti ragionevoli che hanno perfettamente compreso la situazione in cui si trovano (benche’ non abbastanza intelligenti da evitarla): piu’ o meno come quando lasciamo qualcosa in ufficio o a casa e tornando indietro parlottiamo da soli per spiegare all’umanita’ cosa stiamo facendo.]
La parte migliore e’ forse pero’ quella dell’analisi grammaticale: per esempio la parola "fucking" in "drown the fucking cat"**, che cos’e’? Non e’ un aggettivo (non si puo’ trasformare la frase in "drow the cat which is fucking", "drown the cat that seems fuckig" o "how fucking was the cat you were drowning?"), anche se la posizione e l’utilizzo sono quelli. In "fucking brilliant" invece, e’ usato come avverbio ma non lo e’, perche’ non si puo’ costruire lo scambio di domanda e risposta "How brilliant was it?" "Fucking!". Gli avverbi hanno la caratteristica di modificare gli aggettivi, quindi fucking in questo caso sarebbe solo un sinonimo di "very", ma mentre non si puo’ dire "it’s too very brilliant" si puo’ tranquillamente dire "it’s too fucking.. Etc" (o Bloody, o damn, etc. Sostituire la parola di elezione). Le parole fucking, damned, bl0ody, hanno inoltre la caratteristica di esprimere il punto di vista di chi parla anche se sta riportando l’ opinione o le parole di un terzo (in discorso indiretto). Inoltre, come ha notato l’ottimo Quang Fuc Dong***, l’imperativo "Fuck You!" non e’ un vero imperativo, perche’due imperativi si possono unire se agiscono sullo stesso oggetto (clean and press these pants), ma dire "Describe and fuck communism" non significa moltissimo (ma e’ molto bello e lo usero’, da qualche parte).
Per ottanta pagine dunque si cerca di capire come e perche’ sacramentiamo, si tirano fuori dal cappello espressioni desuete (che faranno molto bene alle mie prossime conversazioni con i colleghi anglofoni) e si fanno elenchi dei modi in cui possiamo dire merda: il tutto con grande serieta’ e piglio scientifico, ma anche con un certo gusto dell’accumulo (se fai il linguista, quante volte ti puo’ capitare nella vita di scrivere un saggio in cui scrivi piu’ volte Shit che Speech?).
Solo alla fine Pinker fa finta di chiedersi se sia giusto usarle, quelle parole: la sua risposta e’: con moderazione, che’ sono preziose e bellissime (e l’autore fa anche un elenco delle espressioni che preferisce, come "pussy whipped", "pissing contest" e l’avviso paterno "keep your pecker in your pocket") e rischiano di sciuparsi****.
La mia preferita, per ora, rimane "screamer-and-creamer" per indicare le donnine a pagamento.
(se seguite il link arrivate al sex-lexis, il dizionario dei termini sessuali. Bellissimo.)



* Queste parole sono proibite anche in radio. Un aneddoto non Pinkeriano, ma secondo me molto bello: il grande bluesman Bob Log III, figlio del batterista Bob Log IV (non e’ un refuso), nel comporre il pezzo simbolo del suo secondo disco ragiono’ cosi: "Quando la gente e’ eccitata a un concerto cosa fa? Batte le mani. Ma se e’ molto eccitata? Batte i piedi. Ma se lo e’ ancora di piu’? Batte le tette, si rispose il bluesman, che campiono’ il suddetto suono e ci fece la base ritmica del suo successo internazionale "Clap Your Tits". Invitato ad un’esibizione in radio, lo speaker avviso’ il nostro eroe che, se voleva cantare il suo piu’ grande successo, doveva censurare la parola tits, proibita in radio. Bob Log III non fece una piega, e canto, in quell’unica occasione, la ben piu’ esaltante "Rub your Clits"".
** Gli esempi di Pinker sono, obbiettivamente, bellissimi.
*** Ovvero il nome di piuma del linguista Jim Cawley negli "Studies out in the left field". Il suddetto e’ autore anche di "Trenta milioni di teorie della grammatica" e di "La guida ai caratteri cinesi per i clienti dei ristoranti".
**** Certo non bisogna esagerare: Norman Mailer nel suo libro sulla seconda guerra mondiale, "The Naked and the Dead" fece dire per tutto il tempo ai soldati "Fug", e quando Dorothy Parker gli fu presentata lei non pote’ che affermare: "Ah, allora sei tu quel tizio che non sa come si scrive la parola FUCK". Grandi donne di cui dovevo innamorarmi.

martedì 14 ottobre 2008

But Woman Never Wing!


Da un passato Achabiano mi e' arrivato questo contributo Ronconiano. Che bello.
(p.s. BUT WOMAN NEVER WING e' stato il murales piu' geniale mai apparso sulle mura della citta' di Pisa. Quando io e Piero Mariella, alla fine, in un caldo mattino di fine estate, capimmo cosa avevamo avuto di fronte per cosi' lungo tempo, fu un momento paragonabile solo all'illuminazione del buddha.)

martedì 7 ottobre 2008

Backside to the Future 7/bis: le Regole dell'Esclusione

In un solo caso la comitiva del gabbiano ostracizzo' esplicitamente -e crudelmente- qualcuno.
Come ci potesse venire in mente di farlo rimane un mistero, dato che eravamo una specie di corte dei miracoli. All'inizio io pensavo che ci distinguesse il fatto che fossimo tutti metallari. Pensavo fossimo l'equivalente giovane della comitiva dei punk (venticinquenni quando noi avevamo quindici anni, e quindi vecchissimi), che io distinguevo per il chiodo, i jeans stretti, le Doc Martens e l'occasionale cresta. In realta' nella percezione medio grottagliese eravamo accomunati da un'aura di sfiga (solo parzialmente immaginaria), che aveva poco a che fare con la mancanza di femmine (quello sarebbe venuto dopo) e con atteggiamenti scomposti nel luogo in cui quelli normali uscivano al massimo per chiacchierare e al limite per impennare col motorino, (ma questi erano, dai 13 ai 15 anni, quelli irresitibilmente fighi, e dopo i 15 anni quelli inesorabilmente decerebrati. Insiemi coincidenti, tra l'altro.). Semplicemente (esattamente come i punk) stavamo li', eravamo immediatamente riconoscibili, disinteressati alle moto e facevamo casino per la maggior parte del tempo.
Io, che ero quello motorizzato perche' abitavo in campagna, avevo il Si'.
L'apoteosi della sfiga, in un periodo in cui quelli fighi avevano lo ZIP (tu pensa).Ma questo era solo all'inizio, che nel corso degli anni la Comitiva del Gabbiano divenne ben altro che la raccolta di tutti i metallari grottagliesi: era uno spazio comodo in cui non si veniva giudicati, se non in quel modo molto brusco che hanno di farlo i maschi quando sono molto amici, e un porto sicuro per chiunque non sapesse cosa fare la sera (e il nucleo iniziale - io, tiziano, luciano, andrew dements, attilio - usciva ogni sera, con qualsiasi condizione metereologica, solo per stare al freddo a dire cazzate tutti assieme).
Per molti anni con noi ci fu Orazio, detto Zoccola: un muratore semi disoccupato che all'ammissione nella comitiva aveva ventisei anni. Orazio era magrissimo e fumava tutto il tempo, ma non ricordo che marca di sigarette. Era zoppo da un piede, Orazio, e ce l'aveva sempre rivolto all'esterno, tipo ballerina che fa il plie'. Orazio ci confesso' ben presto d'essere vergine, fra profluvi di bestemmie. Era stato per anni in Germania, o cosi' sosteneva, e ne era tornato con film porno ivi prodotti, ma non fece mai circolare i suoi beni tra noi. Orazio circolava sempre in bici, e se lo incontravi per strada ti urlava "ZOCCOLA!", incurante della situazione specifica in cui ti trovavi.
Per molti anni ci fu con noi anche Bruno. Bruno aveva ancora qualche anno in piu'. A me sembrava che avesse delle occhiaie spaventose, ma forse era solo l'eta'. Gli mancavano parecchi denti, a Bruno, ed era alto e benche' non grasso aveva quella panza che puo' solo venirti dopo i trent'anni. Bruno vestiva camice ocra o al limite giallo spento. Bruno lavorava e si faceva vedere solo la sera. Non e' mai venuto al mare con noi. non abbiamo mai capito che musica ascoltasse. Ora che ci penso non ha raccontato quasi mai niente di se'. Dava pacche fortissime sulla schiena e si aggregava a quasi ogni cosa facessimo, ma parlava poco e quando lo faceva lo faceva con voce da tenore. Non fumava, sicche' non capivamo il perche' dei denti gialli e radi.
Poi per un po' di tempo ci fu con noi Ciro, che poi e' diventato poliziotto, ma mica di quelli tranquilli, di quelli convinti.
E suo cugino, che lavorava in campagna ed era enorme. Non mi ricordo di che si parlasse fra di noi, ma mi ricordo che eravamo amici.
Alla fine nella comitiva ci poteva entrare quasi chiunque, e' per questo che ancora non mi riesce di parlare di quelli che abbiamo escluso.

Cock & Bald!

L'edizione di quetsa domenica del Sunday Sport era meno bella di quella di domenica scorsa. Peccato.
Le "notizie" principali erano:

1) COCK & BALD (come tradurlo? Cazzo e Calvo? Gallo e Stempiato?) [NB, in terza pagina, sezione cultura]: "Tragedia di un ragazzo con una stempiatura indelicata. Lo sfortunato Russ McAdam pensava che le cose non potessero andare peggio, quando ha iniziato a perdere i capelli. Beh, lo hanno fatto, perche' la sua stempiatura ha assunto la forma di un CAZZO con le PALLE". Il povero ragazzo, racconta l'articolo, deve indossare un cappello tutto il giorno, perche' senno' la gente in giro per strada lo chiama "Dickhead", e non riesce piu' ad avere una vita sentimentale (gia' compromessa dalla normale stempiatura). Il meglio pero' e' l'intervista finale ad uno dei suoi "amici": "Un suo amico ci ha detto: "E' la cosa piu' divertente mai vista. Gia' lo faceva incazzare star diventando calvo, ma la cosa e' molto peggiorata da quando sembra che abbia un pisello gigante disegnato in fronte. Ad essere onesti, la gente pensa che sia una testa di cazzo comunque perche' e' un agente immobiliare, quindi questa e' probabilmente una specie di giustizia divina"".

2) La TV dei bambini e' opera di Satana!: l'articolo presenta le ricerche compiute dal giovane Laurence Montague. Purtroppo lo studioso si e' concentrato su shows prettamente britannici (tipo Postman Pat). Per fortuna si e' dedicato anche a HE MAN che, nonostante abbia una pettinatura da femmina, da tutti viene considerato un difensore del bene: "Ho speso la maggior parte degli scorsi 14 anni nel mio appartamento, guardando episodi di He Man al contrario per trovarci messaggi segreti. Non e' stato facile, ma ne ho trovato uno. Nell'episodio 84, mentre He-Man giace in una fossa, cercando di raccogliere le forze per arrampicarsi fuori, si lascia scappare un ruggito di frustrazione. Rallentate il ruggito e suonatelo al contrario, potrete sentire chiaramente che singhiozzare la frase "GAY IS THE ONLY WAY". Avete capito: GAY".

3) Ho comprato su e-bay il portatile di Bin Laden: l'articolo non dice niente piu' del titolo, ma e' notevole per le foto segrete di Bin Laden, mostrato mentre va all'equivalente inglese di Gardaland (Blackpool), mentre ride facendo la cacca e leggendo il Times, e mentre fa Bungee Jumping.

4) Uomo Gallina escluso dagli aereoplani: "Un uomo di Birmingham e' stato escluso dai cieli perche' i voli in aereo lo trasformano in una gallina [...] Quando supera i 10000 metri di quota, comincia a fare versi e a scagazzare in giro."

Speriamo in domenica prossima.

sabato 4 ottobre 2008

letting Ringo sing a few tunes

Da quando un manipolo di rettiliani ha preso il controllo dei commenti a questo blog, non dormo piu' sonni tranquilli.
Mi chiedo: ma se posto questo, mi diranno che sono superficiale? (E lo sono. E' il fatto che me lo dicano che mi disturba).
Oppure: insensibile (gia' questo mi disturba meno).
Oppure: stupido (questo mi disturba moltissimo, ma ci credo molto meno facilmente).
Oppure: poco talentuoso (Bah. Questo potete anche dirlo. E' abbastanza anni '80 da risultarmi simpatico).
E' per questo che ho gia' cancellato diversi post pronti per essere pubblicati.
Tra questi, uno attualissimo che riportava un meraviglioso scambio di battute in una trasmissione radiofonica dell'aprile scorso: "SPEAKER 1: "I buoni non esistono"; Speaker 2: "Ma noi siamo buoni!" Speaker 1: "Si', ma i buoni morti di fame non contano"".
Ne ho cancellato poi uno in cui segnalavo un illuminante post sul modo in cui le faccine alla fine delle frasi ci consentano per la prima volta nella storia della comunicazione umana di essere totalmente sinceri, limitando gli effetti a livello sociale :
Andate a fare in culo tutti. :D
Ne ho cancellato anche uno in cui parlavo malissimo di tutti i film spazzatura che ho guardato in questo periodo. Il peggiore di tutti era Beowulf, e dire che l'ha scritto in parte anche Neil Gaiman. Ma anche Final Destination era sufficientemente brutto. Poi ho pensato che i rettiliani avrennero sindacato sui miei gusti cinematografici che sono invero orribili, ma non cosi' orribili. E' che sto utilizzando la videoteca del mio gayo landlord, che e' popolata di horror di basso rango e blockbuster da cestone delle offerte al Tesco. Mica mi lamento, eh. Non e' periodo da Bergman, questo.
Volevo anche scrivere sul fatto che a me dello scazzo Syd Barrett/Pink Floyd non mi interesso' mai troppo, che' i primi mi sembravano troppo onesti ingegneri del progressive (non nerds assoluti alla Robert Fripp, quello e' un altro livello) e il secondo un disadattato poetico, e io non li ho mai capiti troppo, quelli taaanto vulnerabili, li capisco e li apprezzo solo quando si fingono eterni e invincibili: Rimbaud e Strindberg si'. Cioran insomma.
E comunque, anche se mai me ne interessai troppo, le 22 canzoni della raccolta di Syd Barrett (3 pounds, da Fopp) stanno allietando le mie giornate oltre ogni piu' rosea previsione, assieme alla Les Claypool Fearless Frog Brigade che rifa' tutto Animals dal vivo. E quindi magari alla fine mi interessero' anche di quest'epica secondaria e triste.Oppure avrei scritto che assieme a questi due dischi, l'unico altro in heavy rotation e' Henry's Dream di Nick Cave, ma li' sarebbe arrivato il solito rettiliano moralista a dirmi che ascolto solo dischi di drogati e io avrei finito per concludere un post citando, una volta ancora, Bill Hicks:

"You see, I think drugs have done some good things for us.
I really do.
And if you don't believe drugs have done good things for us, do me a favor. Go home tonight. Take all your albums, all your tapes and all your CDs and burn them. 'Cause you know what, the musicians that made all that great music that's enhanced your lives throughout the years — rrreal fucking high on drugs.
The Beatles were so fucking high they let Ringo sing a few tunes. "

giovedì 2 ottobre 2008

pop lines

(illuminazioni casuali interpersonali nel rumore di fondo degli ultimi giorni):

"I let her talk. And the more i listened and the more unappealing she became, the more i wanted to get inside her pants, for reason that no one comprehends under heaven"
(Don De Lillo, "Underworld", p.81)

"Now you know how i feel every single day. The world is my lesbian wedding"
(Friends, Chandler a Joey)

"La vita e' un variete'
e u' cazz'e' comm'u' rre"
(Squallor, "U tiempo se ne va")

"The more you change the less you feel"
(Smashing Pumpkins, "Tonight tonight")

"you weren't much of a muse, but I wasn't much of a poet"
(Nick Cave, "There she goes, my beautiful world")

"Dr. Giving Bone, I presume"
(Andrew Davidson, "The Gargoyle")

FUORI TEMA:
"....because you can't name a mountain badly"
(Don De Lillo, "Underworld", p.88)

lunedì 29 settembre 2008

sport, tits and funny shit

(e' la stampa, bellezza)

Scriverne su un blog non e' il modo migliore per avere un vizio segreto, ma questo e' un vizio segreto che va condiviso.
Da quando sono nel regno unito mi sono nutrito spesso e volentieri della stampa locale. Da bravo radical chic quale sono mi sono pero' limitato fino a ieri ai giornali seri, al Guardian, all'Indipendent o al Times. Toh, mi sono spinto giusto fino al Sunday Telegraph e al suo meraviglioso inserto culturale (prima pagina dell'inserto, recensione della biografia di una tizia della prima meta' del novecento, titolo dell'articolo: "La zoccola del secolo").
Ieri invece ho messo da parte la puzza sotto il naso e dopo un'infruttuosa ricerca dell'Observer in tutti i newsagent aperti, ho finalmente scoperto il McSweeney inglese, l'Oulipo britannico: il SUNDAY SPORT, un quotidiano che ha per motto "Sport, tits and funny shit!".
Ora, voi tutti penserete che si tratto di un orrido tabloid, con articoli inseriti giusto per far respirare le tette delle signorine ritratte. Ebbene, non e' cosi'. Gli articoli sono sublimi esercizi di stile, e mi riesce difficile credere che ogni giorno possano esserci articoli di tale qualita', e sempre diversi. Ma tanto ho deciso che lo comprero' il piu' spesso possibile, e vi terro' informati (mi manca un po' Cronaca qui edizione milano).
Il numero di ieri aveva tra le notizie fondamentali (1) un'inchiesta sulla correlazione tra la suoneria della rana e l'insano gesto del tizio finlandese della strage a scuola, (2) la storia del rabbino feticista dei piedi beccato mentre cercava di rubare sei paia di calzini (nuovi) nascondendoli sotto al cappello, (3) il cane che chiamava i telefoni porno mentre il padrone era al lavoro (e il padrone se ne e' accorto solo quando e' tornato a casa e l'ha scoperto che ansimava sulla cornetta del telefono. Non si sa quali siano state le reazioni della signorina all'altro capo del telefono), (4) la triste storia di un uomo che riesce a farselo venire duro solo ascoltando il musical della Guerra dei Mondi.
Questa storia merita un approfondimento, perche' e' una storia, alla fine, piena di speranza: "Benche' abbia gia' perso la fidanzata, Chris sta guardando al lato positivo delle cose. Ci ha detto: "E' un disco veramente lungo, quindi posso andare avanti anche per delle ore. Non so perche' mi succeda con la Guerra dei Mondi e soltanto con la versione musical. Ho visto il recente film con Tom Cruise e non mi e' successo niente, neanche barzotto""(originale: I saw the recent film with Tom Cruise and I got nothing - not a sausage).
Il pezzo migliore, soprattutto per la chiusura dedicata al comunicato delle forze dell'ordine, e' pero' quello sull'Harry Potter pervertito (Potter Perv Flashes Wand at Students). Traduco malamente:
"Sara' anche il mago piu' famoso del mondo, ma Harry Potter e' diventato anche fonte di ispirazione per uno sporco esibizionista. [...] Il pervertito dicono assomigli a una versione grassa e adulta del maghetto e ha sventolato la sua bacchetta di porco a 17 donne nel corso dell'ultimo mese.
La polizia ha avvisato che, sebbene il personaggio fittizio sia un giovane dall'animo gentile, il suo sosia sovrappeso con pisello sventolante e' del tutto diverso" [his overweight, dick-waving lookalike is anything but].
La polizia di Hiddersfield sta aumentando il numero degli agenti nell'area, nel tentativo di arrestare il grasso, sbavante e occhialuto uomo-bambino. Stanno anche pensando di far pattugliare un sosia di Voldermort, il nemico di Harry Potter nei best sellers, sperando che si arrivi alla resa dei conti.
[...]
Una fonte della polizia ha dichiarato: "Stiamo prendendo questi incidenti molto seriamente. Per adesso si e' accontentato giusto di sventolare la sua bacchetta in giro. Ma presto potrebbe decidere di farci anche degli incantesimi, ed e' in quel momento che cominciano i problemi".

Ho deciso qual'e' il mio prossimo lavoro.

giovedì 25 settembre 2008

nessuno mi dice niente (a proposito dell'avanguardistica ricerca del brutto nella canzone "Gioca con me")

Ma come, il SOMMO VASCO scrive quello che a ragione mi sembra di poter ritenere uno dei pezzi piu' brutti degli ultimi VENTI ANNI e nessuno mi dice niente?
Questo e' persino peggio de "La storia di Piera" dei Prozac Plus.
E il video col culo e lui che sbava tra un'inqudratura e l'altra e' geniale (come il fatto che Slash abbia preso i soldi per suonarci su ma non per mettere la sua faccia anche nel video).
Meno male che c'e' IUTUBB, per noi espatriati.

mercoledì 24 settembre 2008

Backside to the Future 7 / Le regole di inclusione (parte prima)

(qui le puntate precedenti)

Le regole di inclusione nella comitiva del Gabbiano non sono mai state esplicitamente dichiarate, ma a posteriori non e’ troppo difficile individuarle.
Il nucleo originario della comitiva, almeno fino al mio secondo o terzo anno di universita’ (otto anni almeno, dunque, fino alla grande diaspora) era composto da me, Tiziano, Vincenzo, Alessandro Manigrasso (da indicare sempre con nome e cognome, benche’ non ci fossero omonimi), Capuano (da indicare sempre e solo tramite il cognome, a parte i periodi in cui si decideva di utilizzare alcuni sceltissimi pseudonimi: Moana -il piu’ duraturo-, Capuasca, Orgia e il mio preferito, ovvero Andrew Dements), Luciano (indefinito, ma era anche difficile da disegnare, e anche da descrivere. La cosa che lo distingueva di piu’ era il suo povero cane Tex, fatto restare vergine fino alla morte perche’ senno ‘ "si disaffeziona").
Il secondo anno di liceo si unirono in pianta stabile Enrico, Piero Mariella (anche lui, chissa’ perche’, quasi mai in possesso di un nome e cognome indipendente) e, piu’ defilato, il Cargiuli; fu durante una gita in cui quelli fighi limonavano o almeno ci provavano (quelli fighi, tra maschi e femmine erano in tutto 4 persone), e quelli sfigati diventavano amici fraterni prendendo per il culo la figlia adottiva della professoressa di inglese. Costei si chiamava Ernestina, dimostrava il triplo dei suoi anni (36 invece che dodici), un merletto ornava ogni orlo del suo vestiario ed era di poche parole. Essere la figlia adottiva di una integralista cattolica oltretutto non la aiutava ad avere un rapporto sereno col mondo.
A mia discolpa posso dire che era la terza occasione in cui la vedevo, e che nelle prime due avevo persino cercato di farci amicizia, l’avevo difesa dalle prese di culo degli altri, avevo cercato di farla integrare. Senza successo, che’ lei se ne era uscita comunque con delle frasi di rara stronzaggine. A posteriori so che non era colpa sua, che essere acidi a dodici anni e con una famiglia del genere e’ il minimo che una ragazzina possa fare per restare sana di mente, ma a mia discolpa va detto che io avevo quindici anni e che a quindici anni notoriamente non si capisce un cazzo, e quindi avevo gia’ fatto troppo.
Comunque, prendere per il culo Ernestina e commentare le canzoni dei Metallica fece nascere un’amicizia decennale, che’ io mi ero avvicinato a quei tizi la’ solo perche’ ascoltavano Fade to Black, da Ride the Lighting
(Che poi, i Metallica, mio dio, si possono passare ore a parlare dei Metallica? Qualche estate fa dei miei amici passarono una notte a parlare dei Tool, e una notte di capodanno a parlare dei Radiohead. Nel primo caso mi sono addormentato, nel secondo mi sono aggregato al gruppo di quelli che si alcolizzavano. Ma i Metallica! L’ultimo che ho visto parlare dei Metallica cosi’a lungo e’ stato Giampiero, una notte di ferragosto, mentre guardava le stelle provandoci con una. O almeno: noi pensavamo ci provasse, solo che ogni tanto carpivamo brandelli di conversazione "No, perche’ l’assolo di Kirk Hammett dentro ... And Justice for All ....").
Poi, nel nucleo centrale c’era Coco’ Curlacci, che ora ha preso I voti ed e’ don Coco’, e Attilio.
E poi un sacco di gente non sembrava c’entrarci niente con noi e che veniva ammessa, e gente che voleva entrarci e che ostracizzavamo senza pieta’. Di questi parlo la prossima volta.