lunedì 31 dicembre 2012

Sotto l'albero niente




Boogie Nights – 1997, 152’, regia di P.T.Anderson.
Daisy Diamond – 2007, 94’, regia di Simon Staho.
Due film sul finire dell’anno, uno piuttosto famoso, l’altro molto meno, anche perché non so neanche se sia stato distribuito in Italia, comunque si trova in originale e si trovano pure i sottotitoli in italiano. Boogie Nigths perché è scanzonato per buona parte, sono oltre due ore che filano che è un piacere, Daisy Diamond perché al contrario è raggelante, parte male e finisce peggio, ma lo fa con freddezza e rigore. Il protagonista di Boogie Nights è un giovincello ben messo là dove una certa cultura mascula asserisce che sia d’uopo essere ben messi. La protagonista di Daisy Diamond è una giovane attrice con una brutta storia alle spalle che passa di provino in provino, subendo meschinità e quant’altro, con una figlioletta che non smette mai di piangere ( e che fa venire voglia a tutti credo una certa idea ). Il mondo raccontato da Paul Thomas Anderson è quello del porno americano ( qua ci starebbe tutto citare il reportage sugli oscar del porno di… ) nel passaggio dagli anni ’70 agli anni ’80, un periodo interessante perché c’è stato il passaggio dalla pellicola e quindi dai film fatti per il cinema, ai film in cassetta. Un passaggio citato anche nel Grande Lebowski, quando Jackie Treehorn lamenta la perdita dei sentimenti ( mannaggia mannaggia ). Non sono un cultore del genere, quindi non saprei dire cosa è effettivamente cambiato e cosa no, al di là delle specifiche tecniche, certamente una minore qualità da un punto di vista filmico, meno attenzione alla storia ( ovvio che fa ridere detta così ) e via dicendo. Ci saranno pure saggi interessanti in tema, magari un giorno farò una ricerchina. La cosa buffa è che in Boogie Nights, il personaggio che fa il regista sogna che il pubblico veda i suoi film non solo per andare al cinema a farsi le seghe ( dico, gente, a pensarci mi vengono i brividi, però è strano, pure in Caro Diario Moretti si lamenta dei tipi in tuta che si vedono i film in casa e ormai non escono più; e quindi anche nel mondo del porno si registra questo cambiamento sociale, dal pubblico al privato, non si condividono più neanche le seghe, che brutto mondo ), ma che resti o che comunque si interessi a tutta la storia. Che in fondo è semplicemente fare dei bei film con le scene di sesso vere, come in Shortbus ad esempio. Boogie Nights è un film corale, in cui ogni personaggio vive la propria ascesa e caduta, con le occasioni che vanno e vengono un po’ a caso, che si intristisce ogni tanto, che diventa pure efferato, ma senza essere duro, e dando un’altra occasione per reinventarsi quasi a tutti. Certo, ha un po’ quell’effetto dei bei tempi andati o del “poi sappiamo come sono andate le cose”, ma non ha praticamente punti morti e diverte. E poi c’è la scena del capodanno che è fenomenale. Daisy Diamond è più complesso nei rimandi e più spartano nel racconto, fisso sulla protagonista, sulla sua discesa nella dannazione per purificarsi. È molto didascalico per certi versi, nel seguire le varie fasi del dramma, però impreziosito dal fatto che essendo un’attrice, la protagonista intreccia vita reale e vita di scena ( in realtà provini, mai veramente in scena ), più vita sognata e redenta. C’è una totale solitudine ( con un piccolo momento di tenerezza e di confidenze ), un senso di squallore e di beffa crudele. È un film forte che dà modo di riflettere su un personaggio, sulla sua storia. Il difetto è che mi pare tutto molto aggiustato, e che anche se il dolore non viene usato in maniera “ricattatoria” comunque sembra che stia lì per arrivare a dire qualcosa di extra che non capisco.