venerdì 5 dicembre 2008

Charles Simic "Hotel Insonnia"


Uffa, come si fa a parlare di un libro di poesia? La poesia per me, quelle poche volte che mi colpisce e che voglio condividerla, e' una faccenda che si riduce al mostrare: "Leggi qua, che bello". Questo e' il mio commento standard sulle poesie che mi piacciono.

Quindi, Simic, lo leggete, per piacere?

C'e' della verita', in queste pagine, e righe bellissime. Ci sono anche: un'America inaspettata, fantasmi e scarafaggi, luoghi deserti e specchi, e l'occasionale riferimento ad una donna; ci sono alte bibliotecarie che chinano la testa per ascoltare quel che i libri dicono e alchimisti che si rifugiano nel soffritto; ci sono ciabatte rosse abbandonate in almeno due occasioni, storni nervosi e picchi reduci di guerra; c'e' molta polvere e molto grigio e qualcuno raffreddato che legge i russi a letto, e che ho pensato mi assomigliasse molto.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

fico.
però lo voglio leggere in originale.
per curiosità, chi è il traduttore?

daniele ha detto...

appena prestato ad una cara amica, quindi il traduttore non posso neanche controllare chi è (e sono troppo pigro per guardarlo su internet). Comunque è, giustamente, corredato di testo a fronte, quindi puoi comprare anche la versione adalphi!

Anonimo ha detto...

una bella presentazione ( ti sarebbe piaciuto che usassi recensione eh... ), soprattutto perchè tornano in una veste nuova e decisamente più accattivante le ciabatte, questa volta rosse....un po' Mago di Oz...

daniele esposito ha detto...

no, ma che recensione... come ho detto: per la poesia divento un pò afasico.
giusto, le ciabatte ritornano sempre.

piedofilo ha detto...

ma dove erano andate le ciabatte?