martedì 29 marzo 2011

per la vostra delizia, un po' di nobiluomini e nobildonne, anzi: di n.h. e n.d.

E' un po' che non mi deliziavo con il blog di destrapermilano (no, continuo a non linkarlo, grazie), feudo dell'ottimo Roberto Jonghi Lavarini (che oltretutto è in campagna elettorale per fare il consigliere di Zona 1 a Milano - spero che perda fortissimo), e mi sono perso la pubblicità fatta per il gran ballo del Gattopardo, tenuto a Palermo il 5 marzo.
Come al solito, grandissimi i nomi presenti, dall'ilare Elisabetta Giriodi di Monastero Panissera al mio preferito di sempre, il marchese KENZO CHIAVARI (se mai ci fu un nome da attore porno, questo lo è).
La cosa che più mi fa ridere è però il tono da ragazzina in fregola che ha tutta la segnalazione ("è addirittura previsto l'arrivo di due sceicchi dall'Arabia Saudita!" - ma non erano quelli dello scontro di civiltà, questi? o solo contro i poveracci?), con due picchi altissimi:
1) i "SIMPATICISSIMI PERSONAGGI dal mondo dell'avvocatura": circonlocuzione accettabile solo se si tratta di un modo per non scrivere MAFIOSI
2) lo spot (veramente, veramente pezzente) alla società di gioielli "PAGODA INTERNATIONAL", oltretutto eseguito con una punteggiatura incomprensibile (perché chi porta i gioielli è tra parantesi e quello che dovrebbe andare tra parentesi è fuori? boh).
Enjoy.

domenica 27 marzo 2011

I FILM TRATTI DAI LIBRI

(a cura di STEFANO)

PREMESSA. Mi imbatto nel romanzo di Giuseppe Culicchia e vedo che c’è anche il film, così mi vengono in mente gli Anto’ e Frusciante, poi c’ho messo i numeri primi perché in fondo il libro di Giordano lo vorrei leggere e così ho messo assieme romanzi d’esordi con ragazzi protagonisti e relativi film. A parte quello di Costanzo, non sono di gran spessore, o interessanti prove d’autore, quindi almeno per 3 su 4 si può passare direttamente per i libri, però non a tutti piace leggere, anche se questo è un blog e si legge. Se c’è qualche lettrice per esempio sarei curioso di sapere se ci sono libri o film che raccontino delle loro giovinezze, chessò tipo la trilogia di Sofia Coppola. In più sto affrontando la visione di Heimat e mettendo a registrare i Bambini di Golzow, che è un documentario vivente che dura più di 40 ore ed è già da pazzi pensare di vederlo.

“e io ti piaccio? – non lo so; non ci ho pensato. – mica bisogna pensarci! – se io non ci penso non capisco niente”: LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI – ITA\GER\FRA 2010, 118’. Regia di Saverio Costanzo. Il romanzo di Giordano ancora non l’ho letto. Si comincia benissimo, con una recita scolastica girata con la mano di Dario Argento, musiche dei Goblin pure, e nel film torneranno gli spunti horror, i colori di Suspiria, i corridoi fra Profondo Rosso e Shining. E mi è piaciuto moltissimo l’uso della musica, intra ed extra-diegetica ( che sentono anche i personaggi la prima, che accompagna il film l’altra ). Ci sono Mattia e Alice, raccontati con continui salti avanti e dietro da piccoli, durante il secondo superiore, poi quando lui sta per andare in Germania per il dottorato di ricerca e infine sette anni dopo, lui che è ingrassato e lei che non mangia. Il loro incontro avviene alle superiori, Alice zoppica in seguito ad un incidente con gli sci e viene derisa e maltrattata da un gruppetto di ragazzacce, salvo che poi Viola, una di esse, la prende con sé, comincia a farle apprezzare i vestiti, la spinge a conoscere un ragazzo. Sceglierà Mattia, riconoscendolo fra gli altri e invitandolo ad una festa. Mattia nel frattempo, ha cambiato molte scuole, si procura delle ferite tagliandosi, lascito del suo rapporto con la sorellina credo autistica, suicida, che una volta abbandonò fuori alla pioggia perché si vergognava di portarla con sé al compleanno di un amichetto. Si ritroveranno cresciuti, al matrimonio di Viola, e si daranno il bacio che non si diedero alla festa. Lui però se ne andrà lontano, perché è un genio, fino a tornare per rivederla, per viverci assieme chissà. Comunque, il bello di questo film sta tutto e giustamente nella sua realizzazione scenica, nella musica appunto, i synth inquietanti per le sequenze oniriche ( aleggia Kubrick ) e le canzoni che vivono assieme Alice e Mattia, come si fa a non sciogliersi quando i due si rincontrano ascoltando Bette Davis Eyes? Saverio Costanzo, di cui ho apprezzato sia Private che In memoria di me, sfrutta il romanzo e ci mette quello che può dare il cinema.



TUTTI GIÙ PER TERRA – ITA 1997, 98’. Regia di Davide Ferrario. Walter ( Valerio Mastandrea; per chi apprezza un po’ mostra ) ha 22 anni, studia lettere e filosofia senza molta convinzione, in più l’unico con cui scambia qualche parola è uno che odia Hegel; poi opta per il servizio civile, finendo al Centro Accoglienza Nomadi ed Extracomunitari, se ne va da casa  portandosi appresso un “disagio esistenziale” ( potrei dire “leggasi verginità” ma non è tutto così facile ) e poi finirà a svolgere lavori qua e là, malpagato, maltrattato ecc.
Mi è parsa un’opera troppo debole (si fa prima a leggere il romanzo che a vedere il film) e che soprattutto non aggiunge e non funziona perché a parte girare le scene di traverso e passare parecchia musica dei C.S.I. o cccp, più brandelli di Marlene Kuntz e poi non mi ricordo, disperde la freschezza e la cattiveria delle pagine di Culicchia. Disperde anche le risate, dovendo inventare gag istantanee che svuotano il film, slegando le macchiette che pure ci sono anche nel libro, ma inserite man mano che la storia procede e utili per esasperare il personaggio e raccontare il mondo che vive. Però forse sono troppo severo. Il regista, Davide Ferrario, è comunque un autore che vale la pena di seguire.

“Sballè, io oltre che punk de razza, so’ pure ‘na roccia degl’Abruzzi”: LA GUERRA DEGLI ANTO’ – ITA 1999, 90’. Regia di Riccardo Milani. Le vicende di quattro punk di Montesilvano, provincia di Pescara, prima e durante la Guerra del Golfo, divisi dall’amarezza e dalla rabbia, fra chi resta a combattere la cementificazione delle coste e chi prova a fuggire dalla leva obbligatoria ( anche se è uno scherzo ) e dal vuoto, verso Bologna, Amsterdam, l’università e la libertà. Detta così sembra chissà che storia, e anche in questo caso rimando al libro, Il disastro degli Antò  ( che sto leggendo ) di Silvia Ballestra, perché così si possono apprezzare meglio la ricchezza linguistica, il dialetto, e il tono epico, o tragicomico, eroicomico ( oddio, qui sto andando alla cieca ). Poi non è così male il film, aiutano molto i quattro Anto’; Lu Purk, Lu Zombi, Lu Malatu e Lu Zorru, con il chiodo e le creste o i capelli a punta, colorati. Curiosa la presenza di Regina Orioli, nel film “sballestrera”, che incarna l’autrice e protegge i ragazzi. Anto’ Lu Purk è il protagonista e se ne va prima a studiare a Bologna, e poi a vivacchiare alla meno peggio ad Amsterdam, ma se prima si sentiva solo e poco apprezzato almeno aveva gli amici, in Olanda invece non conoscendo le lingue è solo e basta. Ha fatto però in tempo a conoscere la “pocciuta furia”, attenta a non disperdere le fragranze durante la copula e rispettosa dei tempi della Respirazione Sessuale. Vabbè. Il film poi si perde, un altro Anto’, disertore, raggiungerà Lu Purk ad Amsterdam e giù a Montesilvano li daranno per dispersi: arriverà Chi la Visto?, un incendio e poi di nuovo tutti assieme, com’era cominciata. E infatti le due scene più belle sono la prima e l’ultima: i quattro che scappano dai giostrai rom perché troppo sfrontati con una delle loro sorelle e salvati da Lu Purk che canta una loro canzone; ancora loro assieme sulla spiaggia, in riva la mare, con il cielo scuro e il mare scontroso, Battiato canta “la stagione dell’amore” e io mi alzo dal letto, timide lacrimucce a darmi il buongiorno.

JACK FRUSCIANTE È USCITO DAL GRUPPO – ITA 1996, 100’. Regia di Enza Negroni.
Ancora Bologna, primi anni ’90 mi pare; liceo classico, colli su cui pedalare forte e il punk, suonato pure. L’eroe della storia, Alex, suona il basso e un giorno si innamora di Adelaide detta Aidi, fiabesca e indecisa, decisa a passare un anno in America per studiare. C’è il gruppo di cazzoni sbronzi lerci, per provare un po’ ad imitare il gergo, con cui suonare e sputarsi addosso, e poi c’è Martino, bello e dannato ( scontata oh yes ) che porta il nostro in una zona d’ombra, riflessioni esistenziali ed uscite dal cerchio, finché si spara un colpo e muore. I distacchi necessari o meno che potranno temprare l’animo di questo giovane in sella così presto esposto al vento. Gli scontri con i genitori. Pure se anche questo è un film esile, rimane nei ricordi,sarà il titolo, io ho cominciato a suonare la chitarra dopo aver ascoltato Scar Tissue, o insomma la possibilità di rivedersi o magari immaginarsi a rifare altri percorsi, lo si rivede come ci si raccontano le stesse storie con gli amici; che le sappiamo già, ma ci piace la nostra voce.

venerdì 25 marzo 2011

Nuclear Boy and his stinky poo



Credo che il video per spiegare ai bambini il problema di Fukushima attraverso il personaggio di Nuclear Boy e la fine metafora del suo pannolino mefitico sia la prova definitiva che il Giappone è una cultura superiore.
Chapeau. Davvero.

(restando più o meno sul personale /31)


Primo episodio in doppia pagina: e ne sono molto fiero.
Cosa ne facciamo dei conigli?
Due disclaimer:
1) è tutto vero
2) mai presi conigli in vita mia

giovedì 24 marzo 2011

mercoledì 23 marzo 2011

Lo Sapevi? Il nuovo spottone pro-Berlusconi



Ecco a voi il nuovo sfavillante spot di Italia.it, con quel grande comunicatore che è il nostro presidente del consiglio.
Ovviamente è uno spottone fatto per far pubblicità a lui, mica al turismo in Italia (questo è abbastanza evidente a tutti, no?)

Ma ciò che più conta è:
"LO SAPEVI?"
Qualcuno fermi quest'uomo.
E qualcuno lo avvisi che 49 su 911 (come fa notare pure Repubblica o 45 su 890 come riporta la pagina di Wikipedia) non sono esattamente il 50% del totale.
E la sfilza di cifre subito dopo è una roba da mercato del pesce.

(restando più o meno sul personale /30)


Strappo alla regola: Settecervelli è rimandato a domani, mi andava troppo di pubblicare questa vignetta disegnata lunedì mattina in aereo: lo schema della microlitigata e della pace-lampo.

martedì 22 marzo 2011



Sono stato da un vecchio amico, oggi, è abbiamo ricordato assieme i tempi in cui ero capitato a distribuire volantini con Andrea Appino. A parte l'infamia del lavoro in sè, fu un periodo molto divertente.

domenica 20 marzo 2011

I film brutti fatti bene, i film belli fatti male - Dylan Dog Dead of Night - Dellamorte Dellamore

(SEMPRE L'OTTIMO STEFANO)

“non serve un piano, solo pistole più grandi”: DYLAN DOG: DEAD OF NIGHT – USA 2010, 108’. Regia di Kevin Munroe. Questo film potrebbe essere demolito sia come trasposizione largamente e colpevolmente incurante del Dylan Dog fumetto, sia come opera in sé. Non regge la tenuta da lungometraggio, non regge lo schermo di un cinema, può andare bene come serie tv, stiamo dalle parti di Buffy l’ammazzavampiri con l’eroe bello e muscoloso al posto dell’eroina post-adolescenziale Sarah Michelle Gellar. Spostata l’ambientazione da Londra a New Orleans, tolto Groucho per un altro assistente ( va detto che molte scelte sono state obbligate da mancanza di soldi o questioni legali, fonte wikipedia ) che almeno tiene a galla il film con un po’ di risate, resta da giudicare il film provando a lasciare da parte le delusioni da lettore. Accade che l’indagatore dell’incubo, a causa del solito passato che lascia troppe ferite addosso si è messo a fare il semplice detective e però ovviamente il passato ritorna e giù botte da orbi. A tirarlo in mezzo una donna, bionda e traditrice. I nemici saranno vampiri emo-dark-spacciatori-papponi, licantropi versione Sopranos o Il Padrino, uno zombie cresciuto a steroidi e il mostro finale, demone risvegliato dal sonno che si esprime in una lingua ovviamente sconosciuta e ovviamente sottotitolata. Risollevanti i siparietti dell’assistente di Dylan Dog, novello zombie costretto a frequentare gruppi di sostegno per non-morti per rifarsi una vita. Nel giochino del cogli la citazione metterei il protagonista che gioca al detective tipo Johnny Depp in Sleepy Hollow e una camminata al rallenty in cui l’eroe in penombra spara e getta le armi scariche stile Matrix. In più ad un certo punto viene nominato Sclavi, per dire. Voto: aridàtece DellaMorte DellAmore…  



Breve intervallo
Che poi il film di cui sopra neanche l’avrei dovuto vedere; con alcuni dei miei amici sono andato al cinema, ma per vedere Il Rito, quello con Anthony Hopkins, solo che uno del gruppo l’aveva già visto e allora noi altri mossi da un altissimo senso della democrazia e da una comprensibile curiosità intorno ad una figura cara, abbiamo optato per il primo, scontentando però un altro ancora, che oltretutto è la seconda volta che lo invitano per vedere un film e poi sorpresa! Nonostante il cinema multisala il gruppo non si divide, si ricorda di Churchill e risparmia sul pop-corn.



“lo sospettavo…il resto del mondo non esiste”: DELLAMORTE DELLAMORE – ITA\FRA\GER 1994, 105’. Regia di Michele Soavi. Dunque mi sono andato a rivedere questo film che è un piccolo cult. Nasce dal romanzo omonimo di Tiziano Sclavi (che dovrò leggere) ed ha come protagonista Francesco DellaMorte, custode di un cimitero a Buffalora, in the middle of nowhere. Curiosamente lo interpreta Rupert Everett, che in effetti pare ispirò le sembianze di Dylan Dog, ma è un personaggio a parte, nominato dallo stesso Dylan Dog in qualche storia della serie. Una sorta di alter ego in sostanza, con un assistente, nel film Gnaghi, che si esprime a monosillabi e gli passa la pistola, il maggiolino bianco ed altri particolari che poi ritroveremo nel personaggio dei fumetti ormai famosissimo. Dal momento però che il film uscì nel ’94, è facile pensare ad un film su Dylan Dog. Il cortocircuito lo crea Rupert Everett, e va benissimo così.
Gira intorno all’horror, uno splatter-grottesco, ha delle ottime atmosfere però rischia sempre di cadere nel ridicolo, e forse anche per questo mi è caro e l’ho visto più volte. Lo hanno passato alle 4 di notte su italia uno per molti anni e in fondo penso che all’uscita nei cinema non ebbe granché successo, un film di culto appunto. A Buffalora c’è un’epidemia che fa resuscitare i morti entro 7 giorni dal decesso, e Dellamorte si fa carico di riammazzarli sparandogli come d’uopo alla testa; dopodiché aiutato dal fedele Gnaghi li rimette al loro posto. Poi arriva Anna Falchi e scusate io avrò avuto boh 13-14 anni e ne trassi un che di vago, indefinito, cioè il film finì ma in qualche modo ne fui impressionato, fra morsi alle gole, croci piantate in mezzo agli occhi, teste mozzate che volano e parlano, Lei, così come detta nel film, rappresentava il vero soprannaturale. Lei, vedova, si congiunge con Dellamorte, ma il marito, ritornante stavolta con un buon motivo, la morde e comincia il delirio. Dellamorte sarà ossessionato dal suo ritorno, sia da non-morta che attraverso altre donne con le sue sembianze, e impossibilitato ad amarle, beffato dal destino e dalla sua furia omicida. Qui forse si inserisce un tema caro a Tiziano Sclavi, il mostro che è in noi, e trattando di storie con gli zombi, esseri che vengono ricacciati a forza, l’eroe confonde i vivi con i morti e comincia a portarsi avanti con il lavoro. Dimentico il contorno umoristico, macabro, il sindaco (Stefano Masciarelli) e la figura del commissario (fra Colombo e l’ispettore Bloch) che comincia ad indagare sui delitti. Il film si può trovare su youtube e almeno la scena dell’ospedale merita. Il finale poi aggiunge qualità e lascia il giusto spazio al mistero e all’inquietudine del personaggio di Dellamorte, incapace di immaginarsi che possa esserci un mondo al di fuori di sé, del luogo in cui vive, come il suo amico Franco, che in punto di morte non lo riconosce più, quasi fosse la proiezione folle di un depresso, privato anche dell’amore, a cui rimane solo Gnaghi con cui cambiarsi di posto. Voto: …e infatti!  

martedì 15 marzo 2011

I FILM CHE POTREBBERO NON FINIRE MAI

(Sempre a cura dell'ottimo Stefano, ma c'è bisogno di dirvelo?)

I FILM CHE POTREBBERO NON FINIRE MAI


“il mondo è terribilmente noioso”: STALKER – URSS, GERMANIA EST, 163’. Regia di Andrej Tarkovskij. “la zona” è ciò che resta di un villaggio sconvolto dalla caduta di un meteorite. Nessun superstite e un edificio fatiscente invaso dall’acqua, in cui le leggi della fisica paiono differenti da quelle del mondo reale e una stanza in cui ogni desiderio può essere esaudito. Chi si avvicina alla zona non fa ritorno così è circondata dal filo spinato e chi prova ad andarci finisce in galera. Il pericolo è che qualsiasi mente malvagia possa accedere alla stanza magica. Tre uomini si mettono in cammino verso la zona. Uno di essi è uno “stalker”, una guida, l’unico in grado di attraversare la zona e di condurre chiunque alla stanza. La zona può uccidere, nella zona ci si smarrisce, non si può tornare indietro seguendo la strada percorsa. Lo stalker è già stato in carcere, ma lascia lo stesso la moglie e la figlioletta nata “mutante” per tornare alla zona, perché non può farne a meno, perché per lui ogni posto è una prigione, tranne la zona, e perché crede fermamente nel prodigio della stanza, ma non vi è mai entrato per timore e perché il suo mentore, chiamato “porcospino”, dopo averla visitata si suicidò. Gli altri due uomini sono un professore che finge la parte di un uomo non realizzato professionalmente ma che in realtà vuole far saltare in aria la zona con una bomba, e uno scrittore tormentato che odia scrivere. Giunti alla soglia della stanza il professore rinuncerà al suo proposito, lo scrittore comprenderà che solo i desideri più innati si realizzano e dunque sentendosi nel profondo un uomo disgustoso rinuncerà ad entrarci. Questo è un film straordinario ma tutto sommato la trama non c’entra, ho provato a riassumerla solo per comodità. Tutta la parte, un’ora abbondante, degli uomini che camminano nell’erba verso la zona, guidati dallo stalker che è convinto che ogni passo può costare caro e sceglie la direzione con dei lanci casuali di dadi ( quelli dei bulloni ) a cui lega un fazzoletto bianco è un gioco. I riferimenti ad una fantomatica entità che osserva ed ha potere di vita o di morte sono un gioco. Anche la scena finale, inquietante e da brividi è un gioco. È un gioco che prepara il terreno al conflitto che seguirà fra gli uomini e alle loro riflessioni una volta che saranno al centro della zona, ad un passo dalla stanza dei prodigi. È un film che si prende il tempo che vuole, che mette in scena una scampagnata lunghissima e dei discorsi come si fanno solo tra amici ubriachi appena fuori dal bar mentre si torna a casa, che pare che stai a discutere dei massimi sistemi e forse può anche essere. Il regista poi aggiunge una forza scenica attraverso i colori e i cambi di luce. Gli ambienti interni che allestisce rimangono impressi. In due momenti ho avuto la pelle d’oca. Un’inquadratura immensa con le ciminiere sullo sfondo, un lago ghiacciato, la neve e la famiglia dello stalker ( più un cane nero ) che si incammina forse ancora verso la zona e la scena finale menzionata sopra. Voto: azzardo che è un 2001: a space odyssey intimista, per gli insulti c’è lo spazio commenti J


“dov’è la nazione?”: MELANCHOLIA – FILIPPINE, 450’. Regia di Lav Diaz.
Si comincia pianissimo, per abituare il passo, regolare i battiti e predisporsi con pazienza. Un villaggio è il teatro di un’immersione nello squallore. Una prostituta e un magnaccia che discutono della luce e del buio, che non fa paura perché puoi sederti vicino al presidente delle Filippine e non accorgertene, come puoi non accorgerti dello squallore. La prostituta è una donna che vuole capire perché la figlia si prostituisce e allora per una settimana anche lei. Il magnaccia è un suo amico e il loro un esperimento. Poi le cose si fanno più chiare e si sommano gli elementi. Dal villaggio si passa alla città e si esce dall’esperimento, si annotano le informazioni, ci si comincia a fare un’idea di cosa si stia guardando: un film che sappiamo durare più di 7 ( sette ) ore, in bianco e nero, girato in larga parte con camera fissa, che arriva dalle Filippine e che se ne frega di proporre qualsiasi cosa assomigli a un film come uno se lo aspetta. La donna si chiama Alberta Munoz e il suo uomo è un desaparecido, così come la figlia di cui parla è un’orfana di desaparecidos. Alberta Munoz si prende cura di lei. Si ritrovano lungo la strada, si abbracciano e trascorrono del tempo in riva al mare. Poi si ritorna nella foresta, tre uomini, uno di questi è l’uomo di Alberta Munoz, le scrive lettere che poi getta nel fiume, lettere in cui prende atto che la maestosa bellezza dell’isola non aggiunge poesia romantica, non spiega la follia del suo paese, non cura la sua tristezza. È una parte estenuante, confesso di aver messo mano al telecomando per mandare avanti. In mezzo ci sono passaggi documentaristici, riprese amatoriali, un concerto ripreso per strada, le prove di un gruppo che improvvisa rumori con chitarre elettriche tastiera e sax, scena lunga 7-8 minuti, momenti di teatro. Poi il film si interrompe, non ho capito se l’ho registrato male, o c’ho registrato sopra inavvertitamente, comunque più o meno stava finendo e in fondo non cambia molto. Voto: non lo so. Per correttezza dei link che dicono meglio: 

lunedì 14 marzo 2011

Roba da leggere /2

(appena tornato dalla Polonia, domani dovrei ricominciare a postare qualcosa - intanto, riprendo questo servizio di pubblica utilità a cui dovrei dedicarmi più spesso)



1. The lampshade that drives its owners mad: Strange truth behind 20th century's most disturbing object: al giornalista Marc Jacobson arriva una lampada misteriosa, di cui tutti i possessori si vogliono via via liberare. Perché? Chiunque ce l'abbia in casa si ritrova a fare incubi terribili, e il motivo sembra risiedere nel particolare materiale di cui la lampada è fatta (un indizio: qualcuno si ricorda la sedia nell'ufficio del megadirettoregalattico di Fantozzi? Ecco.)



2. The Worst Story I Ever Heard - La storia della famiglia Davis, della sua lotta per adottare lo scimpanzè a cui si sono affezionati come a un figlio, del modo in cui hanno vinto la causa e del modo TERRIBILE in cui la storia è andata a finire. Un pugno nello stomaco. 

venerdì 11 marzo 2011

(restando più o meno sul personale /28)


(causa p-nota ho ripensato - e riparlato in giro - degli ormai lontani tempi del dottorato)
(per chi fosse arrivato da queste parti solo ora: cliccate sull'etichetta "restando sul personale" per vedere gli episodi precedenti)

giovedì 10 marzo 2011

POST IT from ES! /3

(i post-it disegnati durante le riunioni come modo privilegiato per accedere all'inconscio, episodio 3)

martedì 8 marzo 2011

La mafia non può niente, se Renzo Bossi legifera per noi. DAJE, RENZO!



Come tutti voi sapete, la mafia ha dei suoi agenti molto scaltri che tengono d'occhio le scuole elementari su tutto il territorio nazionale per cercare i mafiosi del domani. Tipo quelli del Milan e della Juve che perlustrano le squadre di pulcini per trovare possibili talenti.
I prescelti dagli scout della mafia (i cattivissimi BULLI) vengono poi portati in casolari di campagna in cui ricevono lezioni private e di altissimo profilo su "sparare col mitra", "teoria e tecnica dello sciogliere nell'acido", "Riciclaggio I e II", ecc. Alla fine c'è il televoto e chi vince ha un contratto come boss di un paesello in sicilia o in campania.
Renzo, il pugno alzato? Sei sicuro sicuro sicuro? almeno il sinistro, no?
Per fortuna Renzo ha la soluzione. Grazie, Renzo.
Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo nella lotta alla mafia.
Trovato su questo adorabile blog:
http://onthenord.wordpress.com

I FILM CHE RIVEDO PIÙ SPESSO - Il Grande Lebowski - Fargo

(Sempre l'ottimo STEFANO, questa volta in versione amarcord. Enjoy)

I FILM CHE RIVEDO PIÙ SPESSO

( uno strappo alla regola; sono film che ho visto in passato e che recupero perché quelli nuovi che ho visto non sono uniti da alcuna traccia, e non vale come traccia, anche se meritevoli di menzione tipo Scott Pilgrim vs. the world, e non ho avuto tempo e voglia di vederne altri. Delle recensioni scongelate ecco. )

IL GRANDE LEBOWSKI – USA 1998, 117’. Regia di Joel & Ethan Coen. Non so neanche quante volte l’avrò rivisto, più di dieci sicuro, tanto per essere chiari sulla salute mentale di chi scrive. Per peggiorare la situazione dirò che rido praticamente con la stessa intensità delle stesse battute. Lebowski, anzi, il drugo (in inglese è dude, bellimbusto, elegantone dalle mie fonti; quindi non saprei dire se la traduzione è stata fatta bene o male, io ho acquistato un soprannome e un personaggio del cuore. Per dire i drughi di Burgess vengono da droog o drug, termini usati per dire “amico”. Insomma o chissenefrega oppure al momento altro non so) è il protagonista di una vicenda che non sto a raccontare perché è pieno il web di siti, comunità di fan, gente che si raduna in festival in suo onore, ricette del “white russian” ecc. Per me non è più soltanto un film, è parte attiva dei miei ricordi, ogni scena o battuta stanno lì per spuntare fuori e farmi ridere in diversi momenti quotidiani (non so se sia salutare o meno, o indice di qualcosa che non va) come uno scemo assieme agli amici. Lebowski è un equivoco andato in collisione con una palla da bowling in mezzo a una pista di personaggi sciroccati, nichilisti, tutti o quasi al verde, in cerca di una valigetta piena di soldi.

FARGO – USA 1996, 98’. Regia di Joel & Ethan Coen. Eh sì, sempre loro, fare due film così, uno dietro l’altro, e poi quelli che verranno! Cambio di scenario, di atmosfere, di parole date e dette. Altro che Los Angeles, qui siamo in Minnesota e fa un freddo cane, sempre. Un uomo in difficoltà economiche e soprattutto schiacciato dalla presenza del suocero (uno stronzo fatto e finito a dire il vero) pensa bene di farsi rapire la moglie da due tipacci (uno è Steve Buscemi, e qui secondo me ci sta bene una parentesi: penso che l’accoppiata volto di Buscemi\voce del doppiatore nostrano siano la perfezione, quindi stavolta e devo dire anche per “Il Grande Lebowski” viva il doppiaggio) così da dividere il riscatto estorto al suocero. Ovviamente sarà un gran macello. Pare che la storia sia anche successa veramente ma poi non è tanto questo il punto. Quelle che mettono in scena i Coen in questi film (“A Serious Man” metterà ancora più a fuoco il tutto)  sono vicende di uomini che compiono cazzate su cazzate, poi ci sono scenari surreali e inverosimili come ne “Il Grande Lebowski” oppure una decina di morti come in “Fargo”, o ancora una vicenda tutto sommato piatta come in “A Serious Man” di cui magari parlerò (l’ho visto una volta sola e non sono così bravo).

In definitiva ho scritto meno di quel che vorrei ma più o meno si capisce, quando sarà la volta di “A Serious Man e “Non è un paese per vecchi” magari cercherò di guadagnarmi la pagnotta come uno vero.

Voto:  volete più bene a mamma o a papà?

lunedì 7 marzo 2011

(restando più o meno sul personale /27)


(All'appartamento numero 13 sarà dedicata, in un lontano futuro in cui le mie scarse forze fumettistiche saranno ritenute bastevoli, tutta una serie di Achab! - che prima o poi, sì, risorgerà, come un fumetto più compiuto, addirittura con degli archi narrativi)

(per intanto: oggi ascolto l'ultimo dei Radiohead per la terza volta e poi mi sbilancerò nel giudizio; intanto, Cane Qualcosa - è il suo nome - da il suo illuminato (ma per me solo parzialmente condivisibile) parere in questa recensione:

http://molotovcocktailparty.blogspot.com/2011/02/mhanno-rimasto-solo-sti-cinque-c-c-c.html )

venerdì 4 marzo 2011

L'oroscopo di Cinzia - lunazione III - (marzo, per i profani!)

(prendetevi delle ore di permesso dal lavoro, oppure ritagliatevi delle ore nello uichend: l'oroscopo di Cinzia questo mese è fluviale e completissimo. Io, per dire, ho fatto copia e incolla dal file word, e me lo leggerò stasera)





2011 LUNAZIONE III
La luna nera in Pesci – il contesto
Se ne è andato “febbraietto, corto e maledetto” e con lui i repentini mutamenti signoreggiati da urano. Molti di noi – e chi scrive in particolare – sono ancora scossi dai venti che hanno soffiato sulle nostre vite, per batterle e ribaltarle. Chi è ottimista ed elastico avrà ottenuto molto dallo scorso mese, ma chi è restio a mutar di stato avrà riportato un po’ di ossa rotte. Venerdì 4 marzo 2011, in serata, si verificherà la luna nera in pesci: ooooh... ecco una luna calma, flemmatica e indolente, ideale per riprendere fiato e raccogliere nuove forze :-)
L’incontro tra la luna e il sole avverrà proprio in mezzo al segno dei pesci, al centro della seconda decade. Questo significa che l’influsso più forte sarà sentito da chi è nato nella seconda decade (di qualsiasi segno), in particolare da chi è nato intorno al giorno 4/5 e da chi ha pianeti personali (luna, mercurio, venere o marte) nella seconda decade (di qualsiasi segno).
A far da sfondo allo sposalizio del sole e della luna c’è un assembramento – pardon, ‘stellium’ – di pianeti innervositi: mercurio, marte e urano in questo segno d’acqua stanno proprio scomodi e sono, a dir poco, spazientiti. Provate a immaginare Peter Pan, Ken il guerriero e Capitan Harlock costretti dalle suore a fare il pisolino dopo pranzo, con la testolina reclinata sopra il braccio... Pensiero che non può pensare e azione che non può agire, perché il pensiero e l’azione in questo periodo sono a ‘lezione di sentimenti’ e così mercurio si mette a scrivere poesie, marte ci prova con la madre superiora e urano organizza una cena di beneficenza. Ma tutti e tre non vedono l’ora di entrare in ariete per farsi una bella scazzottata!
Venere, dal canto suo, esce dalle paternali bacchettone del Capricorno e fa ingresso in Acquario, dimostrando che i predicozzi le sono entrati da un orecchio per uscirle dall’altro: si getta a capofitto in storie improbabili, cambia acconciatura e si compra un cappotto tigrato in pile – ai saldi non costava quasi niente, non è un amore?
Le nozze del sole e della luna
Entrando nel segno dei Pesci, la luna appare come una bambina dallo sguardo luminoso e sognante, spettinata come chi non sa bene se si è appena alzata o se ha disciolto le chiome per prepararsi a dormire, e sbadata come chi ha troppe cose lontane nella mente per far caso agli oggetti che le si parano davanti lungo il percorso.
Mentre va dal suo re, sbaglia porta un paio di volte o forse non sbaglia affatto, intuisce che deve fermarsi e oltre il primo varco trova un balcone su cui si stanno aprendo i primi fiori di primavera, bagnati dalla notte che scende, e se ne riempie la gonna, che piega come un sacco per portarli in dono allo sposo che la sta aspettando. “Non fermarti a raccogliere fiori nel bosco” - dicono le mamme ai loro cappuccetti rossi, ma non spiegano alle loro figlie che i lupi amano i fiori quanto le bambine e volentieri li mangeranno entrambi, e volentieri i fiori e le bambine vorranno farsi mangiare.
Oltre la seconda porta trova uno scrigno aperto, e ne trae gioielli con cui adornare i suoi bellissimi piedi, e ora avanza tintinnante di campanellini e frusciante per l’ansimare dei mille petali di fiori che sobbalzano sul suo grembo – pronta ma in ritardo, in ritardo gravissimo adesso corre, corre dal suo eterno marito che ogni volta l’attende con un volto diverso, e quando finalmente apre la porta giusta lo trova seduto sopra un cuscino di velluto, fasciato in una vestaglia di seta cangiante e intento a fumare oppio e bere liquore d’assenzio, ubriaco da 14 giorni e dimentico di ogni dovere, invaso da visioni e allucinazioni, pallido per il suo disordine.
Il sole vede la luna e diventa bagliore che illumina il buio. Sì, daccordo, il sole essenzialmente è proprio questo, ok? è luce che rischiara; ma non ricorda di esserlo finché non vede lei, finché lei non si affaccia, opaca e accogliente, davanti a lui: proprio allora il sole diventa sole, diventa luce perché lei risplenda – a volte accade proprio questo, che si diventa chi siamo quando si diventa amore.
Tanto dolce è l’abbraccio del sole e della luna questo mese quanto appena si può immaginare: lei si lascia bruciare e diventa nera, combusta dalle fiamme del suo sposo, per poter rinascere fra qualche giorno come una luna nuova, frutto dell’unione con il sole che la copre, la consuma per troppo ardore e la trasforma in un astro nuovo. Non c’è mai la stessa luna nel cielo, perché la luna si partorisce ogni mese da se stessa, ed è sempre sua madre ed è sempre figlia di se stessa.
I doni partoriti dalla luna nuova
La lunazione passata, cominciata con la luna nera in acquario, ha portato un grande scompiglio che ha avuto la funzione di sottilineare quello che non funzionava e non andava bene, per progettare soluzioni per migliorare il mondo: ha avuto effetti molto pratici e risultati tangibili.
La prossima luna nuova andrà oltre: fluttuerà oltre ogni confine assunto, oltre ogni idea già pensata, grazie al comando di nettuno, esploratore di luoghi sconosciuti. Chi sarà capace di collaborare con questa luna sarà sollevato infinitamente, infinitamente esteso. Questa sarà la luna della compassione, che ci permetterà di sentire i sentimenti di infiniti uomini (e figuriamoci allora se non saremo capaci di capire cosa gli ci gira nel capo del nostro compagno), che insegnerà  a usare l’amore come potente mezzo di trasformazione. Sarà anche la luna dei sogni premonitori, delle profezie e delle anticipazioni. Si consiglia un’alimentazione leggera per il massimo potenziamento delle suggestioni oniriche; se mangiate peperoni fritti ripieni di salsiccia e funghi e mezza sacher torte alle 23:30 e poi sognate di trovarvi in abiti da drag queen intenti a scalare una montagna vi sconsiglio di passare la mattinata seguente a stonarvi nel cercare di capire se per avanzare nella vostra carriera dovrete accettare i favori del vostro nuovo capo un po’ troppo dinoccolato: avrete sognato solo il percorso ascensionale del vostro variopinto pasto lungo il vostro stimatissimo tratto digerente...
...e adesso, segno per segno, vediamo cosa potrebbe accadere nel corso delle prossime due settimane
Dico ‘potrebbe’ accadere perché non tutte le persone sono ugualmente ricettive nei confronti dei transiti. Ci sono persone che vivono più esternamente, e passano da una realizzazione all’altra, alcune delle quali soltanto sono importanti e durature, mentre la maggior parte delle altre loro operazioni sono effimere e infruttuose. Avrete avuto certamente modo di notare che un vostro amico si fidanza ogni sei mesi, con gente che pare sorteggiata a caso, finché a forza di picchiare a tutti gli usci non incoccia nella porta del destino, mentre un altro ha avuto una fidanzatina all’asilo e ancora si sta chiedendo se lei per caso sta ancora pensando a lui...  le persone appartenenti a questa seconda categoria sembrano immerse in lunghi letarghi e vivono come nascoste nell’ombra, o sepolte sotto una polvere piena di ricordi. Si risvegliano all’improvviso per compiere gesta insperate e le loro azioni rare e grandiose destano stupore negli astanti (“hai visto Filippo? pareva un coglione e invece... tempo tre mesi ha trovato lavoro a Roma, ci s’è trasferito e c’ha trovato anche la donna. Dice che ha perso 20 kili e s’è messo a ballare il latino-americano, ce lo porta lei...”) .
Le due categorie di persone reagiscono in modo diverso rispetto ai transiti: la prima categoria se li becca tutti, vivendo intensamente senza fermarsi mai. Per i suoi membri le pause di riflessione non esistono e i loro progressi avvengono grazie agli insegnamenti dell’eseprienza. Quelli della seconda categoria, invece, sembrano insensibili ai transiti; visto che chi non fa non falla, si ‘smuovono’ solo quando i tempi delle realizzazioni (o dei disfacimenti) sono maturi e nel resto del tempo riflettono, elaborano, distillano, modificandosi per frare ingresso in un mondo preferito.
Quindi, se appartenete alla prima categoria è molto probabile che stia per accadervi qualcosa; se invece appartenete alla seconda – e non vi è successo nulla di significativo a febbraio – restate rilassati: al massimo potreste sbagliare l’acquisto di un maglione o ricevere un sms ambiguo dal postino. [La lettrice che ha drizzato le orecchie inquantoché ha un postino figo è pregata di lasciare il suo indirizzo di residenza.]
...e adesso, segno per segno, ecc.
I nati sotto il segno dei pesci riceveranno molti stimoli, che altro non saranno che strumenti per la realizzazione dei loro desideri. C’è però da vedere come reagiranno a questi stimoli. Avete mai provato a stimolare un pesce? Un colpo di coda, e via! Il pesce se ne va. L’unico modo per coinvolgerlo è lanciare del cibo nell’acqua. I nati sotto il segno dei pesci, come i loro simili acquatici, sono disposti a muovere il culo solo per raggiungere cose terra-terra come cibo o sesso. Assai poco curiosi per natura, i pesci che vanno volentieri a scuola sono quelli che vorrebbero portarsi a letto la prof. di storia. Allora, c’è da valutare: i pesci che hanno prede in vista potranno avvalersi dei pianeti che transitano nel segno per ottenerle, dispiegando doti prima sconosciute come un pensiero rapido e brillante, una buona dose di pragmatismo e un atteggiamento dinamico e fattivo. I pesci che non hanno desiderato nulla fino ad ora, se non cose vaghe, difficilmente avranno la voglia di darsi così tanto da fare. La posta in gioco, però, è il frutto di un anno intero di sogni e di sospiri e, in generale, questo dovrebbe essere un periodo di realizzazioni.
In trigono rispetto al segno dei pesci, e quindi in una posizione ‘collaborativa’ con questo segno,  gli altri segni d’acqua - cancro e scorpione - possono adesso raccogliere non solo quello che hanno seminato nell’ultima fase calante, ma anche e soprattutto negli ultimi quattro mesi: o assisteranno al sorgere di novità desiderate oppure riusciranno a demolire realtà che non sono più adatte a loro. Avranno a disposizione intelligenza e forza per raccogliere e accogliere i frutti del loro impegno passato ed eleborare il senso profondo dei tanti ostacoli che in questi anni hanno fatto sorgere lungo il loro cammino.
Opposta al segno dei pesci, la vergine vedrà messe a rischio le sue più salde convinzioni: potrebbe sorgere un evento capace di mettere a rischio la sua routine. Questo non necessariamente le sarà nocivo, il problema è che detesta essere scombussolata e tenderà a reagire in modo poco simpatico. Pericolo di scontri, litigi, incidenti e malanni di stagione, accompagnati da febbre. (Rilassatevi!) Semel in anno è lecito lasaciarsi un po’ scombussolare e guardare il mondo da un punto di vista più fantasioso e misterioso :-)
Per toro e capricorno, la luna nera si verifica in sestile e avrà un debole effetto di sollecitazione nella produzione di eventi sperati. Ricevendo la quadratura di venere dal segno dell’acquario, faranno molta fatica a collaborare con l’ispirazione logica e pragmatica che colorerà gli affetti per tutto il mese di marzo. (Pazientare fino ad aprile! Quando potrete giocare di nuovo in casa ed esprimervi sensualmente.)
I segni di fuoco – ariete, leone, sagittario – riceveranno qualche ostacolo da questa luna così emotiva. Potranno scegliere di proteggere od ostacolare le nuove forze suggestive dei pesci. Nel caso in cui scelgano di non collaborare con esse, si complicheranno le giornate perché avranno a che fare con lamentele confuse ed estenuanti. Si guardino perciò da folle spettinate e gobbe – popolo degli zombie compreso – perché inaspettatamente non riuscirebbero a sormontarne la forza e detesterebbero soccombere. Provino dunque a porsi come guide e portavoce, se ci riescono, smorzando l’orgoglio e cercando di collaborare con ogni voce debole e poetica. Il leone ha venere all’opposizione: i corteggiatori a volte sanno anche arrecare qualche fastidio.
L’ariete è protetto da giove, che propaga il suo ottimismo anche agli altri due segni di fuoco, che ancora più del solito riescono a vedere il lato bello delle cose e a pensare in modo costruttivo.
I segni d’aria – gemelli, bilancia, acquario – potranno a loro volta scegliere. Potranno imparare a sentire quello che pensano o a riflettere su quello che provano; altrimenti si troveranno a combattere contro persone che non sanno forse esprimersi con perfetta consequenzialità logica, ma si dimostreranno capaci di ottenere quello che vogliono, ledendo i pilastri delle loro convinzioni e portando molto, molto nervosismo. (Non vorreste mai sembrare inurbani, vero? Perché così appesantiti da saturno come siete, potreste diventare davvero invadenti e rozzi.)
La prima decade dell’acquario invece riceve le benedizioni di venere, che ha appena fatto il suo ingresso nel segno. Un po’ d’amore, all’improvviso! E incontri interessanti ci saranno anche per le prima decadi di gemelli e bilancia: una coppia sempre pronta a flirtare, ma stavolta riusciranno a essere più simpatici, più garbati, ammansendo il loro saturno che gli ha fatto porre così tanti limiti, così tanti ostacoli.
Il mese prossimo si chiuderà un ciclo e se ne aprirà un altro: è il momento di scegliere fra molti fermenti confusi una sola cosa e di gettare le sue basi. La prossima luna nera in ariete avrà il senso di una fondazione e la potremo usare per inaugurare la nostra nuova vita, diversa o simile rispetto a quella dello scorso anno, a nostro piacimento.
Vi auguro tutto il meglio e vi ringrazio per la gentilezza dei commenti e per l’intelligenza delle domande; per ogni curiosità sono raggiungibile all’indirizzo cinzia.tozzini[chiocciola]gmail.com.

(restando più o meno sul personale /26)


(Questa faccenda della parte sotto delle donne che mi ha detto il giulivo tassista di Catania non l'ho ancora capita, ma sul momento non ho avuto la presenza di spirito di chiedergli: "E le tette?")

giovedì 3 marzo 2011

Nati per la TV - Gianni Lepre e l'imperdibile spazio informativo al TG UNO



Oltre Alfonso Luigi Marra: il punto di Gianni Lepre, l'ennesimo folgorante talento del tg1 di Minzolini.
(se vi spostate su youtube c'è tutto il suo canale, con tutti i suoi interventi, ma attenzione: da grandissima assuefazione - io, per conto mio, sono assolutamente drogato, da oggi pomeriggio)

Poesie in Forma di Nota /26 - (Seconda) Meditazione Milanese

ci sarebbe tutta una poesia - intesa come genere - da fare
sulle strade di Milano,
a partire da quelle più vicine a casa mia;
da Via Filzi
(che è una via alberata soltanto da lontano
: quando ci sei dentro
alberi, fili del tram, pali della luce e rami
si confondono) (alzando gli occhi, il cielo sembra grigio, e sgombro)
e dalle puttane in via Vitruvio*,
che c’era un periodo che in zona ero costretto a ciondolarci
(almeno un paio d’ore al giorno)
e loro, a fermarmi, neanche ci provavano**,
e c’era una, mi ricordo, che avrei voluto andarci,
per testare una qualche forma d’azione simpatica a distanza
(molto rinascimentale, molto da intellettuale)
perché identica alla coordinatrice del mio dottorato di ricerca,
quella che più di tutte odiava
il disordine nelle mie note a pie’ di pagina;
ma ero straordinariamente povero, in quel periodo,
e ho evitato***

*e dintorni

**tranne una cinese
che mi fermava sempre, di mezz’età e in tailleur
e con occhiali di celluloide rossi

*** e comunque, come ho detto,
sembrava un’ordinaria di filologia,
e non è che morissi dalla voglia.

martedì 1 marzo 2011

Rebecca Goldstein "36 arguments for the existence of God"

Due motivi per cui ho acquistato questo libro:
1) Il sottotitolo: Se il titolo è "36 dimostrazioni (o "argomentazioni") dell'esistenza di Dio", il sottotitolo recita: "Un lavoro di finzione (o "fantasia")"
2) L'autrice è la moglie di Steven Pinker. Sì, ho comprato un libro perché è scritto dalla moglie di uno.

Si tratta di un romanzo di un genere molto classico e a me gradito solo fino a un certo punto: vite e avventure di professori universitari americani (con il corredo di campus, incarichi, conferenze, confraternite, ecc. ecc.). Mi fa l'effetto dei manga con i "delinquenti" nelle scuole superiori giapponesi: un setting talmente abusato che ha senso solo se da un momento all'altro arrivano gli alieni, o gli zombie, o i mostri.
Nel romanzo della Goldstein non arriva niente di tutto questo: i personaggi sono mediamente interessanti e mediamente amabili, ma non gli succede niente di veramente interessante. Quindi non vi racconto la sinossi, ché mi annoio e la potete trovare su Amazon.

E' invece degna di nota l'appendice al romanzo, davvero la parte più riuscita di tutto il libro, con le trentasei argomentazioni per l'esistenza di Dio con relative confutazioni, partendo dalle più classiche (ontologica, cosmologica, ecc. ecc.) fino ad arrivare ad alcune più elaborate e molto sottili (The argument of improbable self su tutte, che gioca un ruolo decisivo anche all'interno del romanzo).

La più divertente (ma non la più interessante) è la confutazione della scommessa Pascaliana (anche se io non l'avrei mai catalogata sotto la voce "argomentazioni pro-esistenza di Dio", ma l'abuso che Ferrara e atei devoti ne fanno di tanto in tanto mi mostra che ho torto, a non farlo). Si parte dal far notare come il cuore della scommessa pascaliana non stia in piedi se alla matrice di "perdita/ guadagno" si aggiungono le probabilità relative agli eventi (qui una qualche forma di contrappasso è evidentemente all'opera), come si farebbe in una qualsiasi scommessa vera e propria: è vero che vinciamo molto e perdiamo poco a credere nell'esistenza di Dio, ma se la possibilità che Dio esista è infinitesimale, allora lo scegliere di credere nell'esistenza di Dio diventa molto meno sensato.
L'esempio che fa la Goldstein è però molto woodyalleniano, mi pare, e provo a tradurlo:

"Si può vedere come queste considerazioni invalidino la scommessa pascaliana considerando delle scommesse simili. Mettiamo il caso io vi dica che un drago sputafiamme si è trasferito nell'appartamento di fianco, e che a meno che voi non mettiate fuori dalla porta una ciotola di marshmallows per lui ogni notte lui farà irruzione nel vostro appartamento e vi carbonizzerà. Seguendo la scommessa pascalina, dovreste mettere fuori i marshmallows. Ovviamente però non lo fate, anche se correte un terribile rischio a scegliere di non credere al drago, perché non considerate  la probabilità che il drago esista abbastanza alta da giustificare anche il più piccolo inconveniente"


Le altre 35 dimostrazioni e confutazioni, come dicevo, sono molto ben scritte, incisive e intelligenti, e ci ricordano con grande precisione quanto sia figo (e corretto) essere atei.
Non che mi venga mai il dubbio, eh.