venerdì 15 febbraio 2008

recuperi: Mark Hollis: "Mark Hollis"


Mark Hollis negli anni '80 poteva essere un altro Simon Le Bon (com'è che si scrive?), solo molto più brutto.
I Talk Talk avevano fatto un sacco di soldi con due dischi che sembravano registrati dai Duran Duran intelligenti (se mi si consente l'ossimoro): sempre "new romantic", ma con testi migliori, una voce più interessante e con melodie meno sceme.
Con il terzo disco (previa estromissione del tastierista), i Talk Talk cambiarono genere, complicando le partiture, aggiungendo strumenti, allargando le canzoni. Il disco (The Colour of Spring) vendette irrazionalmente moltissimo, soprattutto in Italia.
Confortati dalle vendite, quelli della casa discografica non fiutarono il pericolo.
Per il disco successivo, i Talk Talk si chiusero in studio per più di un anno, si rifiutarono di rilasciare un singolo e di andare in tour, perché stavano registrando roba troppo complicata per essere poi capaci di rifarla dal vivo. Il disco, "Spirit of Eden", quando uscì fu universalmente riconosciuto come un capolavoro, per lo meno da quei dieci o quindici esseri umani che lo comprarono. Stesso destino toccò al successivo "Laughing Stock" (ma intanto la casa discografica li aveva scaricati....).
Il problema dei Talk Talk è che non si sapeva quello che suonavano: il post-rock (che è una comoda etichetta per indicare un genere di musica che non si sa cos'è) non era stato ancora inventato, e se sei Mozart e ti viene di pubblicare un disco di folk alla maniera del primo Bob Dylan non ti puoi lamentare se poi Salieri fa più fortuna di te. (questo era giusto per fare un paragone ben bilanciato e privo di anacronismi).
Dopo Laughing Stock i Talk Talk si sciolsero, più che altro perché due terzi del gruppo si erano sfavati di registrare capolavori assoluti e venderne tre copie.
Infine, dopo altri sette anni (1998), il buon Mark Hollis tornò da solo, con il disco che i Talk Talk avrebbero registrato se ne avessero avuto il tempo. Un disco complicatissimo, con un numero spropositato di strumenti ma basato principalmente su pause e silenzi, e che non si capisce cos'è: cantautorato esausto? jazz lentissimo e senza improvvisazioni? post-rock (cioè non si sa cos'è)? pop raffinatissimo? (mi vengono in mente poche cose meno popular, però).
Cioè, un tentativo si può fare: è un disco di canzoni acustiche, disperato ma trattenuto, basato più sugli strumenti e sulle loro pause che sul cantato.
Insomma: se non vi spaventa un disco in cui al centesimo ascolto è difficile ricordare dove vadano a parare le canzoni, è una delle cose migliori da ascoltare in assoluto.

(Però poi qualche show l'hanno fatto i Talk Talk: questa è I Believe in You, da Spirit of Eden)

3 commenti:

vanessa ha detto...

chissà se me ne vorrai, ma qs pezzo è uno dei più belli dei talk talk.

E' vero, la musica impegnata, o colta, o raffinata, è di difficile comprensione.

Il cervello umano ha un'area che serve esclusivamente ad ascoltare la musica, ed è un'area strettamente connessa alla matematica pura, che nei musicisti è ovviamente più sviluppata che nei cervelli delle persone "normali".

Questa dotazione fisiologica permette di percepire la musica, e i suoni, in un modo tale che per un cervello non allenato ai suoni è di difficile comprensione.

La lirica, per esempio, fa quest'effetto a chi è abituato ad ascoltare Britney Spears.

Ma prima o poi tutti i compositori si lanciano in difficili imprese come quella di Mark Hollis.

Lo fece persino Lucio Battisti che, quando uscì Hegel, fu ricoperto di insulti. Tranne poi passare 20 anni ed essere osannato come il capolavoro che in effetti è ora che i cervelli sono più usi ai suoni elettronici.

Hollis è incompreso perchè è un precursore, è qualcuno che ha iniziato la via che altri seguiranno quando saranno pronti.

Quando saranno pronti.

PS che ne pensi di Blemish di David Sylvian?

daniele ha detto...

volertene? adoro anch'io questo pezzo, allo stesso modo in cui adoro tutte le canzoni degli ultimi due album dei talk talk... di Silyan conosco per bene solo Secrets of the Beehive, che adoro. Blemish mi dicono tutti che e' molto bello, e dopo la tua domanda ho deciso di recuperare... le faro' sapere!

Anonimo ha detto...

Questo pezzo è semplicemente fantastico. Sempre sospeso e vagamente ricordante l'attacco dell'altrettanto stupenda "Happiness is easy".
Sono venti anni che ascolto i Talk Talk ed ancora non mi hanno stancato. Erano 100 spanne avanti agli altri e per molti versi lo sono ancora. Davvero un peccato che si siano sciolti.
La loro musica è stata un crescendo continuo.
Indimenticabile la loro musica ed indimenticabile la voce di Hollis.
Peccato non averli visti dal vivo :-((
Altro che i Duran Duran!!!