giovedì 5 febbraio 2009

John Keats/ John Keats/ John/ Please put your scarf on.

A fine febbraio abbandono la coperta di linus dello stipendio IBM e mi rilancio nel vorticoso mondo della disoccupazione.
Certo che se ne fanno di cazzate.
Qui pero' e' stato bello stare: ho letto molto, guardato molto il mare, vista piu' neve di quanta credevo potessi tollerarne e preso relativamente poca pioggia. Ho conosciuto qualche persona bella come non mi aspettavo di trovarne e parecchi individui tristi (ma non tutti tristi teatrali, alcuni proprio tristi tristi) come avevo dimenticato che ce ne potessero essere. Ho incrociato un sacco di storie, per lo meno: che' dietro la scelta di prendere cappello e venire qui al gelo una storia o la possibilita' di una storia c'e' sempre.

Alla base del mio ritorno, va da se', ci sono tutta una serie di considerazioni narrative ed esistenziali. Ma preferisco dare la colpa alla politica scozzese. Come si fa a vivere in un posto in cui l'arte della dichiarazione e della smentita il giorno successivo e' cosi' negletta da sembrare quasi disdicevole? In cui nani e ballerine naneggiano e ballano (o altre attivita' ancor piu' ludiche, insomma) invece di governare? Come si fa a vivere in un posto in cui ti chiedono se sei cattolico tra grandi scoppi di risa? Un posto dove si ammazzano e accoltellano senza far caso all'etnia (anzi, qui lo fanno preferibilmente all'interno della stessa)? No no, troppa razionalita' (mi sembra strano dirlo di un popolo di alcolisti come questo), non fa bene ne' all'umore ne' alla creativita', meglio tornare in Italia.
(A parte il tempo infame, che' quest'anno avrei voglia di avere un'estate, che in tutto ci saranno stati tre giorni in cui non ho messo il giubbino, tra maggio e ottobre)

Ho calcolato bene i tempi: ho un altro mese per ubriacarmi un altro po', fare una grassa festa d'addio, vedere altri due concerti (i Titus Andonicus su tutti, alias Conor Oberst improvvisamente impazzito e donato al punk, e i Ra Ra Riot), salutare e rimpiangere tutti quelli a cui (poco o tanto) mi sono affezionato e riprendere la via di casa.

Da quando sono qui il libro piu' bello che ho letto e' stato Franny & Zooey di Salinger (la dottoressa S&L, a cui ho imposto la lettura, pur apprezzando mi ha fatto notare che trattasi di due chiacchierate lunghe in tutto 160 pagine. Io le ho risposto che e' proprio quello che mi esalta di quel libro, a parte quello che in quelle due chiacchierate viene detto). Ieri ho finito di leggere "Raise High the Roof Beam, Carpenters / Seymour: an introduction" che, seppur meno bello, mi ha riempito di gioia gia' solo per il fatto di consentirmi di frequentare ancora un altro po' gli stessi personaggi: non mi ricordo neanche quando e' stata l'ultima volta che mi e' successa una cosa del genere. Ce l'ho con Baricco e con la scuola Holden per avermi tenuto lontano da Salinger per tutto questo tempo. Ma forse qualche anno fa avrei apprezzato di meno (oppure sarei stato uno di quelli capaci di dire "Bello Salinger, ma come la traduzione italiana del Giovane Holden non ce n'e'....". Orrore.).
Ora sto leggendo Cheever, la raccolta dei racconti: vi diro'. Per ora mi sembrano molto belli. Senza quella luce che c'e' in tutte le pagine di Carver, ma con una qualita' diversa che ancora non sono riuscito ad afferrare (ma ho letto tre racconti, che pretendo?).

Una lettrice (eufemismo: e' la Lettrice) mi ha segnalato che la nuova opera di Alberto Asor Rosa scatenera' presto prescindibili zuffe letterarie: le aspetto con ansia, ma intanto mi rigiro nella testa le pagine che vorrei scrivere su Baricco perche' e' chiaro, in un modo o nell'altro dovro' vendicarmi.

(tra l'altro: al mio ultimo giro pisano, non so perche' - ma forse perche' sono un nerd letterario e i miei amici sono persino peggio di me - si passo' quasi tutta la serata a parlare male di Baricco e a bere birra chissa' perche' pessima. Solo a fine serata la cameriera ci confesso' il suo amore sconfinato per lo Scrittore, e tutti ci interrogammo sulla qualita' di quello che avevamo bevuto sino ad allora)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

a stronza! allora torni, che gioia e che sollazzo!

una chicca per te, appassionato di scritture murali.
Roma, agosto 1944: "il cazzo è mutato ma il culo è sempre quello".
icastica e autentica (certificata).

Anonimo ha detto...

my sister!

daniele esposito ha detto...

grande schw! bellissima codesta scritta, che ben si adatta al motto da me adottato lo scorso anno, ma in vigore anche quest'anno.

secondo anonimo: la tua e' sicuramente una citazione, ma non la colgo bene come dovrei.

Anonimo ha detto...

MIA SORELLA!