martedì 27 gennaio 2009

Il diniego delle Radici


Mi e' gia' capitato cinque o sei volte, e mi sono fatto l'idea che si tratti di una verita' assoluta.

Esiste un unico evento condiviso da tutti gli italiani maschi precisamente della mia eta'. No, non e' la caduta del muro di Berlino. E no, sono convinto che non si tratti neanche degli occhi sporgenti di Schillaci a Italia '90 (per quanto la mascotte CIAO*** possa invece essere un incubo comune a tutti noi). Se fosse per me, inserirei nella lista il mio primo ricordo "pubblico" (Alfredino, il bambino nel pozzo) e la mia prima fobia, ovvero la contaminazione di latte e frutta dopo Chernobyl.

Il ricordo comune a noi tutti, l'evento pubblico seguito dal novanta per cento dei (maschi) nati nel '78 fu l'orribile finale di Wrestlemania VI. Che si tratti di uno sport finto trasmesso da Italia Uno dopo il Drive In e' indicativo, oltretutto. L'evento principale, quello che tutti ricordano, fu lo scontro tra Hulk Hogan (un dislessico biondo che si strappava le magliette prima degli incontri) e Ultimate Warrior, un metallaro con i nastrini verdi attaccati ai bicipiti. Nessuno, e dico nessuno, di quelli che conosco teneva per Hulk Hogan. Era brutto, pelato (ma con i capelli di lato e lunghi dietro: diciamo un Mullet estremo), si strappava le magliette di dosso (la cosa non ci gasava come sembrava fare con gli americani) e faceva delle facce troppo sceme durante gli incontri. Ultimate Warrior era invece serio, forse anche un po' triste, e come colonna sonora per i suoi ingressi sul ring aveva scelto una roba metallara che all'epoca ci pareva figa (e che non voglio riascoltare, perche' gia' so che la troverei insopportabilmente grezza).
Fu Ultimate Warrior a vincere quell'incontro. La trasmissione si chiudeva con Hulk Hogan che riconosceva la sconfitta e abbracciava Ultimate Warrior sul palco.
Due Uomini. Adulti. Sudati. Vestiti con microscopici slippini. Uno verde. L'altro giallo. (Gli slippini, intendo). Preventivamente cosparsi di olio (prima di iniziare a sudare). Una cosa frocissima, a ripensarci. Che e', parliamoci chiaro, l'unico lato positivo di tutta la faccenda.

Tutte le volte che questo evento viene ricordato in una comitiva di maschi ubriachi, mi sento partecipe di una cultura condivisa. Parlo di cose di cui anche gli altri parlano. Deve essere quello che tutti loro provano normalmente quando parlano di calcio.
Io pensavo che il calcio servisse semplicemente a non dover parlare continuamente di figa con gli altri maschi con cui sei costretto a condividere casa, lavoro e scuola. E invece no: e' un posto caldo in cui si e' tutti amici, in cui si condivide qualcosa di infantilmente importante, in cui ci si sente parte di una comunita'. Una comunita' fondata su ricordi che possono anche essere riconosciuti come scemi, ma che diventano importanti per sentirsi amici, nonostante tutte le differenze. A dieci anni si era tutti molto piu' simili di quanto siamo adesso.

La prossima volta che qualcuno mi parla di Wrestlemania VI, io faccio finta di non averlo visto.

***(Una delle cose che ricordo con piu' piacere e' il finto modulo allegato a cuore per votare il nome della mascotte: si poteva scegliere tra i canonici CIAO, AMICO, etc. e altre varianti piu' gustose - ma di cui ho perso memoria)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

c'era anche un altro personaggio...uno piccolino e agile.
come si chiamava?

daniele esposito ha detto...

non lo so, io non l'ho visto.