venerdì 28 marzo 2008

Post cumulativo, recensioni come se piovessero!

Sono ancora nell'eremo privo di connessione di Grottaglie, ancora riluttante a mettere mano alla tesi se non per aumentare le citazioni e mettere i maiuscoletti nelle note (che ora fanno un po' meno schifo, ma non sono ancora quel che dovrebbero), in più, vengo super nutrito dalla mia genitrice.

Quindi pasciuto e riposato, ho avuto occasione di leggere un po' di libri interessanti: ancora non quelli consigliati da Cassandra e Annarita, ché qui a Grottaglie non arrivano, ma roba interessante che avevo da parte per l'inverno dello spirito, e son serviti.

Il primo della lista è L'uomo che ride di Victor Hugo. Io è Hugo non abbiamo un buon rapporto: è che quando incontro in un libro un mostro dal cuore puro (ma anche: uno scrittore in crisi creativa) mi viene di mettere mano alla pistola. Per fortuna però, a parte il capitolo sul naufragio dei comprachicos, che dimostra l'inesistenza di editor armati di forbici nell'ottocento, il romanzo è così esagerato e finisce così male da far persino perdonare la fondamentale bontà del mostruoso Gwynplaine. Inoltre uno dei comprimari, Ursus, cita sempre con sommo disprezzo Cardano, e questo me lo ha fatto amare. In più ho trovato la citazione d'apertura per i paragrafo IV.5 “Rispondere all'inganno con l'inganno” della mia tesi, citazione che fa:

V'è una ginnastica del falso. Un sofista è un falsario, e all'occasione questo falsario brutalizza il buon senso. Una certa logica sottilissima, implacabilissima, agilissima è al servizio del male ed eccelle nel maltrattare la verità nell'oscurità delle tenebre. Sono i pugni sinistri che Satana sferra contro Dio”.

Mi piace da matti; inoltre c'è un cattivo, Barkilphaedro (che nome! Ma come si fa?) che è viscido e per fortuna né geniale né idiota, semplicemente intelligente e abbastanza di cultura. Uno cattivo ma normale, e proprio per questo spietato: quanto basta per innamorarmi.

La seconda lettura è stata “La scimmia pensa, la scimmia fa” di Palahniuk, e finalmente ho capito da dove prende tutti i suoi personaggi assurdi il buon Chuck: sono suoi amici, tutti. Gli cambia giusto il nome. Quelli che non sono suoi amici comunque li conosce di vista, o li ha intervistati.

Letture finali sono stati alcuni saggi di Carver, di cui avevo bisogno, e tramite Carver alcuni racconti di Babel: bellissimi questi ultimi, e non me l'aspettavo, soprattutto “Guy de Maupassant”: vi consiglio di recuperarlo: nella mia edizione, stampata in un fastidiosissimo Times New Roman corpo 6 occupa quattro pagine, ma dovrebbe essere corto comunque. Io ho scoperto in Babel il mio nuovo eroe, ma devo trovarlo in un'edizione che non si attacchi al lavoro del mio oculista.

Per il viaggio in treno, l'unica libreria di Grottaglie aveva, incredibilmente, “Tempi duri, Saint Glinglin” di Raymond Quenau: vi saprò dire.

A presto!

3 commenti:

Servidores ha detto...

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lastrega ha detto...

una che conosco è stata a portland e si è sentita dentro i suoi romanzi...
buon viaggio!

daniele esposito ha detto...

grazie! alla fine mi sono portato dietro anche due romanzi di simenon e ho letto quelli.... mi piace l'alcolismo ai tempi di maigret!