martedì 15 settembre 2015

IL MONDO NUOVO


Con questo film si compie il percorso artistico di un autore, Claudio Caligari, che sebbene abbia potuto completare solo tre film, meno di quanti ne avesse in mente e in lavorazione, è ugualmente riuscito a lasciare il segno per tanti appassionati di cinema, grazie alla sua capacità di andare al fondo delle storie raccontate per restituirne il tratto essenziale delle vicende umane. Saper dire il vero, scegliendo di non dire il bello. Non essere cattivo riprende Amore tossico (in mezzo c'è L'odore della notte, film di assalti e rapine notturne, molto introspettivo, con Mastandrea e Giallini) proprio dalla scena iniaziale del gelato, per poi raccontare la storia di due amici fraterni, Vittorio e Cesare, conflittuali, diversi nel carattere e destinati a percorrere strade differenti. Passando attraverso la vita violenta, la sregolatezza, e poi il tentativo di redimersi accettando di malavoglia quella che è per quasi tutti la quotidianità: il lavoro, la famiglia, la noia. Per alcuni un compromesso accettabile, per altri una catena troppo stretta e pesante. Oltretutto in un mondo in cui attraverso il denaro passa la differenza tra poter scegliere e subire. Il racconto ha anche momenti leggeri; come in ogni film di Caligari, i suoi personaggi pur agendo ai margini e oltre la legalità, compiendo torti, rimangono impacciati, non sono i veri cattivi da tenere lontani, come direbbe Rust Cohle; o almeno non tutti.


E dunque il titolo del film può essere preso come un buon promemoria: non essere cattivo, tendi al bene, per quello che ti è possibile. Curiosamente lo stesso consiglio contenuto in un bel libro recente, Mar Bianco di Claudio Giunta. Un giallo che si può gustare avendo l'accortezza di aspettare una notte piovosa e che credo possa essere apprezzato sia dai cultori dell'investigazione, sia da chi si perde nei dettagli, negli spazi morti, nelle riflessioni in cui si affonda tenendosi aggrappati alla letteratura. La storia di un giornalista freelance in declino al quale l'equilibrio dei morti e dei vivi consegna una seconda possibilità, professionale e sentimentale, portandolo alla ricerca di tre giovani uomini scomparsi in un arcipelago (Solovki) al largo del Mar Bianco. Una zona descritta come l'habitat naturale del male trasmesso come un virus, dalla violenza tribale con le sue regole, alla violenza istituzionale della "parentesi" sovietica. Al mistero della trama si aggiunge la ben più ardua ricerca di senso del protagonista, che man mano che scopre dettagli di uno dei tre scomparsi, aggiunge dettagli e domande sulla propria vita, su come e cosa ci fa cambiare – più cerchiamo di avvicinarci a una certa consapevolezza e più ci sgomenta l'incidenza del caso (Infinite Jest), o almeno vale per certe persone, chissà quelli che vanno dritti senza cedimenti – cose così. Ma insomma si ride pure, si legge con piacere, c'è un personaggio memorabile e toccante, Valentin, c'è di passaggio un rimando a Pascale, Passa la bellezza, che ci sta sempre bene. C'è insomma da leggere (e ogni tanto regalate dei fiori!).



martedì 18 agosto 2015

IL MONDO NUOVO


Mommy - Canada 2014, regia di Xavier Dolan


Il ragazzo morde il mondo e il mondo ricambia; affamati e incontenibili. E poi lo sguardo si apre ad ogni possibile istante da viversi senza freni, con tutte le conseguenze che ciò comporta. È un film che oltrepassa le barriere emotive e forse costringe ad erigerle, perché sembra tutto sbagliato e tutto giusto quello che accade, quello che vivono questa madre e questo figlio, questa coppia di amori finiti in mezzo a circostanze che farebbero tremare i polsi ai più, santi inclusi. Un film che non si trattiene, che non ha paura di usare ralenty e splendide canzoni, che va visto in originale per avere ancora più addosso il frastuono dolce e atroce, la speranza e i nervi a fior di pelle, la dannata solitudine di questa madre e questo figlio e della loro nuova amica, corpi fragili che si sbattono addosso e si coccolano e finalmente ridono per un po' di tempo, per un breve e sacrosanto momento di riposo da una vita schifa.   

mercoledì 29 ottobre 2014

GIOVANI E FAVOLOSI



BIGLIETTI PREGO!

Sul treno verso la solita manifestazione c’erano due ragazzette delle medie, o delle superiori, non saprei dire, ormai vado per i 30 e non mi (dis)oriento più in quel senso. Poi arrivò una giovane donna. Bella che un passeggero prima di scendere passandole di fianco fra i sedili si fermò come per controllare. Bella ed elegante, discreta, con dei semplici pantaloni neri e una camicetta rosa leggera sotto la quale albeggiava un reggiseno nero. Bella con le cuffiette per ascoltare la musica mentre sorrideva al suo piccolo schermo in mano (beati loro), mentre io sorridevo al mio piccolo libro e un po’ sbirciavo. Poi lei cominciò a truccarsi e a controllare e ricontrollare che fosse tutto perfetto, prima nel suo specchietto e poi persino nel riflesso del vetro della carrozza. A quel punto le avrei voluto dire che più di così non poteva fare, che oltre avrebbe sedotto l’umanità intera, le divinità tutte e chissà cos’altro. Non dissi nulla. Io osservo, ascolto, prendo nota mentalmente e a volte riporto in seguito. Arrivo tardi, come alla manifestazione, che credevo fosse di pomeriggio e invece era di mattina. A dire il vero per alcuni la manifestazione era organizzata da gente in ritardo con la storia. Il Wall Street Journal lo chiamò il Movimento per il suicidio economico dell’Italia. Così a spasso per Roma incrociavo sparuti gruppetti di ritorno stando attento a Google maps per non perdermi. Lungo Via Merulana, che già è tutto dire, c’è Largo Leopardi, e qui la toponomastica giocò sporco, assieme a un tale che si mise seduto poco più in là dove io mi ero fermato per riposare il piede malandato, che non la smetteva di parlare al cellulare della sua storia con un altro uomo ormai in crisi, dopo nove anni, perché lui credeva ancora nella sincerità del sentimento (parole sue), mentre l’altro nella generosità del coito (interpretazione mia). Poi non molto da segnalare, una visita annoiata al museo d’arte orientale e il rientro in treno con la sera che avanzava assieme a una metafora della mia inesistente situazione sentimentale, piccoli appunti come questi scritti sull’onda dell’entusiasmo per una ragazza incontrata, che man mano si fanno più incerti, circondati da scarabocchi e righe e forme geometriche ossessive e soprattutto puntini di sospensione in caduta libera; fino a che arriva sempre il momento che la storia non c’è, i personaggi non ci sono, non si è fatto neanche un racconto e la pagina è da buttare (sei solo un amico).


martedì 26 agosto 2014

IL MONDO NUOVO





Intro: “Ehi, ciao, quanto tempo. Ti chiamo per… sai sto vedendo un film stupendo, c’è un tizio solitario che lavora al comune di Londra e si cura dei funerali di chi non ha famigliari, gente sola…pensavo a noi, cioè a te, se ti andava di… non dico per forza a un funerale… anche solo da un’altra parte… ah!… però aspetta non... attaccare.”

Intermezzo trascurabile dal punto di vista del film: c’è una raccolta di saggi di Stephen Jay Gould, On Land, e in uno di questi si parte dal funerale di Marx, pare ci fossero solo nove persone (non è da questi particolari che si giudica un…) e una di queste fosse uno scienziato con il quale Marx nei suoi ultimi anni aveva stretto un legame. Ora non ricordo bene, ma è istruttivo perché all’epoca Marx aveva appoggiato la teoria di Darwin, sebbene piegandola alla sua visione ideologica, e in poche pagine Gould mostra come in fondo non è che Marx l’avesse poi capita così bene, cosa in sé comprensibile. Però è interessante perché Gould ricostruisce un poco il rapporto fra Marx e Darwin per quanto riguarda la ricostruzione che in parte è arrivata ai giorni nostri.

Still Life, di Uberto Pasolini, 2013, UK e Italia. Questo film credo abbia avuto un discreto seguito, premiato a Venezia, buone recensioni. Per me un vero gioiello, piccola e delicata sorpresa. Ne voglio parlare un po’ a fondo per cui avviso l’eventuale passante [SPOILER] Il protagonista, John May è una sorta di eroe in miniatura, un tipo davvero solitario che si occupa di una cosa alla quale nessuno di solito pensa se qualcuno non ti viene a dire che c’è un lavoro apposta. In breve è un impiegato del comune che si occupa di risalire ai parenti o amici di un defunto in seguito al decesso, quando il defunto a una prima ricerca non ha nessuno che se ne occupi. Nella prima parte l’incanto arriva dai modi di John May, dalla sua cura per i dettagli che mette nell’organizzare il funerale, anche quando è solo lui che vi assiste. Poi arriva il suo ultimo caso, dal momento che per dei tagli al personale e perché le sue ricerche scrupolose in fondo costano. In quest’ultima ricerca scopriamo particolari di vita di un uomo che nel film non vediamo mai: una sua vecchia compagna, la sua giovane e graziosa figlia che non lo vede da anni, da quando era in carcere; e la cosa curiosa è che già ne sappiamo più di questo tizio che di John May, che si porta addosso un velo di tristezza esile, pacata, sostenuta da musiche perfette (di Rachel Portman) e distratta da piccoli momenti buffi che rendono il film più leggero e godibile. Solo nel finale è concessa un po’ di commozione e la storia subisce un paio di colpi ad effetto che però non guastano, sebbene il primo sia amaro, beffardo. Magari rendono meno coerente il tutto, ma questi poi sono pensieri oziosi.

lunedì 25 agosto 2014

IL MONDO NUOVO






Premessa numero uno: nel Simposio di Platone a un certo punto Socrate chiede a Diotima quale sia l’essenza più vera di Eros. Diotima risponde che è il demone, dato che tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e il mortale. Da qui poi parte tutto un discorso che ha affascinato Hölderlin circa la complessità della figura di Eros, circa l’aspirazione imperfetta dell’uomo nel suo agire per forza di cose asintotico verso una unificazione con robe tipo l’essere o la natura. Per cui poi ci attende il regno della bellezza. Più o meno. Poteva andare peggio.

Premessa numero due: nel film Giovane e Bella a un certo punto i ragazzi in classe recitano una poesia di Rimbaud, Romanzo, che si può leggere qua. E insomma vado a prendere il mio libro di poesie di Rimbaud e quando trovo la poesia vedo che su alcuni versi ci ho fatto delle righe sopra a matita, come a volerli cancellare. Piccole debolezze e coincidenze, solo perché non ho foto di gattini a disposizione.

Il film dunque. Giovane e Bella, Jeune et Jolie, di François Ozon, Francia, 2013. Isabelle, una giovane di 17 anni torna dalle vacanze dopo aver avuta la prima esperienza con un uomo e comincia a prostituirsi. Alla scuola e alle festicciole nelle quali scivola un po’ anonima avvolta in abiti larghi e per nulla attraenti alterna camere d’alberghi lussuosi, clienti maturi e benestanti, abiti firmati e sensuali, a volte presi di nascosto alla madre. Perché? La madre chiederà invano (non dei vestiti). E così procede, da un lato forse con sconcerto e tristezza, oppure no, procede dolcemente, lasciando al nostro sguardo le cose che la giovane Isabelle fa, lasciandoci immaginare la sua intimità. Per alcuni, molti, il suo fascino.

domenica 24 agosto 2014

IL FUTURO Ė TROPPO GRANDE

Per chi è interessato ai film documentari segnalo questa recensione e la relativa rubrica, così potete restare aggiornati alle prossime visioni.

Il film si chiama Il futuro è troppo grande, metto anche il link al sito. L'ho visto anch'io ed è un film che riesce a fornire alcuni spunti di riflessione sia sul tema dell'immigrazione che sul modo in cui poi ogni persona vive e racconta la sua esperienza, considerando che gli stessi protagonisti hanno contribuito con immagini girate da loro stessi.


domenica 24 novembre 2013

COSE CHE (NON) CI SIAMO DETTE


Dammi risposte complesse. Così Gipi. Di fronte alla bellezza di unastoria di Gipi e di Una sterminata domenica di Claudio Giunta (rimando anche al suo sito, dove ci sono materiali estratti da poter leggere), verrebbe da ammettere che no, io al momento non posso dare risposte complesse e restituire quanto ho ricevuto e forse nemmeno fare domande complesse. E dunque la miglior cosa è chiedere risposte complesse. Poi la bellezza si esprime in varie forme, e le tavole di Gipi in qualche modo contraddicono il suo assioma, perché travolgono con una immediatezza tale che uno vorrebbe abbandonarsi a quella forza e tacere. Che sia una forza triste o gioiosa. Invece nella bellezza della raccolta di saggi di Giunta, ma vale anche per tutti i saggi nei quali riconosciamo un dono, ci sono alcuni aspetti che a volte insinuano dei dubbi ricorsivi, dubbi che si pone l’autore stesso, circa la possibilità di scrivere saggi sull’Italia e sul mondo che non scadano nella costernazione, nel moralismo, nel lamento dell’intellettuale. Scrivere dalla prospettiva dell’osservatore partecipante che a seconda del grado di approssimazione parlerà come Leopardi rifiutando la consolazione e l’inganno puerile, oppure come una guida al meeting di Comunione e Liberazione ( CL ), per la quale la conquista dell’Africa e dell’America è stata un’allegra scampagnata, in amicizia. Per questo ci sono le medicine. Non c’è niente come il pop, per schivare la costernazione, basta non fare attenzione. Parole di Giunta. Potrebbe essere una canzone de I cani. E a questo punto solo Lisa Simpson avrebbe la forza di ribattere. E il passo successivo è il disagio che comporta a volte questo chiedersi il perché delle cose, disagio non solo privato, per la vastità e per l’impotenza, ma anche per i rapporti con gli altri, come emerge ancora dal primo dei saggi di Giunta, quello sul meeting di CL, Anything goes. È il disagio che si prova a sentirsi estranei e in qualche modo superiori di fronte a ciò che pensano gli altri, e in questo caso a chi procede non tanto e non solo con la certezza della fede, ma con la fede nella certezza ( se ne è venuto fuori un gioco di parole à la Renzi, abbiate pietà ). E uno vorrebbe che l’abbraccio fraterno possibile non avvenga né con gli occhi strafatti della certezza né con quelli insinceri della condiscendenza, vorrebbe trovare l’immediatezza di un abbraccio e basta.

Dal momento che non si capisce molto di cosa sono fatte queste due opere, rimando ai link per le rispettive schede. Questo in fondo è solo un consiglio di lettura.

giovedì 7 novembre 2013

IL MONDO NUOVO


Womb – 2010, 111’. Regia di Benedek Fliegauf .

In questo film succede una cosa ( diciamo due ) che dovrebbe sconvolgere, ma che viene raccontata con la stessa placida grazia con la quale il film parte. Due bambini crescono assieme, poi lei parte, torna dopo 12 anni e i due si ritrovano, e diventano amanti. Poi lui muore ( preso sotto da un’auto ) e lei decide di farlo clonare e di partorire il clone, che crescerà e diventerà amante a sua volta di una giovinetta che passa da quelle parti. La vicenda viene anche narrata in una sorta di mondo a parte, una casa sul mare, nel Nord Europa, dove gli unici contatti sono con qualche bambino amico del clone e le mamme dei suoi amici, per cui apprendiamo che i cloni ( le copie ) sono emarginati dalla vita sociale, per quanto abbiano gli stessi diritti, almeno da ciò che si intuisce. La vicenda dunque è tutta giocata sul piano personale-famigliare, tanto più che il ragazzo solo alla fine saprà chi è veramente. Nelle scene iniziali e nella inconsapevolezza c’è tutta la bellezza possibile. Nei pensieri di questa donna amante e poi madre del proprio amante c’è l’incrinatura irrisolvibile del tempo che non lascia scampo e dell’unicità che l’esperienza dona alla nostra vita. 

martedì 1 ottobre 2013

PRESI ALLA POLVERE



"Qualunque cosa esista, disse. Qualunque cosa esista nella creazione senza che io la conosca esiste senza il mio consenso."

lunedì 9 settembre 2013

Cosa racconteremo dei film che ( non ) vedremo di questi cazzo di anni zero


Synecdoche, New York - 2008, regia di Charlie Kaufman  ( lo sceneggiatore cervellotico dei film cervellotici di Gondry e Jonze ), con Philip Seymour Hoffman ( ... ).

Ecco, cosa vuole l’uomo che vediamo nel film e cosa vogliamo noi, pensieri su pensieri vorticosi attorno a un cuore illusorio, anelli nell’io; i nostri geni non lo sanno eppure lo fanno, noi potremmo saperlo o fingere di saperlo, e cerchiamo dunque. Potremmo cercare meglio, stiamo bene magari, ma potremmo stare meglio? l’uomo del film si sente solo, è fin troppo cosciente della morte, è un autore di teatro che mette in scena se stesso fino alla fine, per un pubblico che non potrà esserci come non ci saranno più neanche gli attori, quasi solo lui stesso in mezzo alla scenografia fatta città, con la mappa che contiene la mappa, con la propria vita fatta recitare da un altro che ha finito per realizzarla davvero. È un film che parte piano, da piccoli giochi di parole, ma già il titolo promette bene, per poi dipanarsi in continui rimandi meta-qualsiasi cosa che lasciano storditi, ma che arrivano al benedetto cuore che non c’è e che però si sente eccome. L’unica cosa che manca è la visionarietà registica, ma a quel punto poteva essere troppo, e se non c’è quello slancio imponente che aveva The tree of life per esempio, c’è un tocco prezioso, intimo, una bellezza in miniatura, come i quadri che vanno visti con la lente d’ingrandimento che dipinge la moglie dell’uomo. Non è uscito in Italia, però si trovano i sottotitoli in italiano. 

venerdì 30 agosto 2013

PRESI ALLA POLVERE


“Una studentessa mi sembrava un pochino illogica, e quindi cercai di farla ragionare. <<Senta >>, le dissi, <<supponiamo che lei discuta con un islamico. Questo tizio le dice che quanto sta scritto nel Corano è tutto vero perché è stato dettato direttamente da Dio. Lei allora vuole sapere da lui come fa a esserne così certo. E questi le risponde: “c’è scritto nel Corano!”. Ebbene>> chiesi alla studentessa, <<a suo parere, cosa c’è che non torna in questo ragionamento?>>. Mi guardò stupita. Taceva. Io mi spiegai con più garbo, ma non capiva. Alla fine mi disse: <<io credo che bisogna rispettare tutte le fedi>>. Fine del discorso.”

“Supponi che, come è ben possibile che accadesse, nel 1962 o 1963 io facessi una conferenza sulla psichiatria. Fra le altre cose, mi capitava allora di spiegare come, per un qualsiasi individuo sofferente e in difficoltà, l’essere etichettato come malato di mente potesse in certi casi contribuire a un’interiorizzazione dell’etichetta. Ossia, inconsapevolmente, insensibilmente, questa persona poteva essere sospinta ad assumere alcuni dei comportamenti socialmente previsti per il ruolo “malato di mente”. Sempre ci tenevo però a precisare che questo fenomeno, già studiato da Lemert e da Becker non spiega affatto né l’inizio né la natura del disturbo mentale, anche se talora può influenzarne, in qualche misura, il decorso, o il decorso apparente. Ora, ecco il punto. Nel 1962 potevano venire ad ascoltarmi sì e no trenta persone; parlando con loro avevo l’impressione che la maggior parte di loro avesse compreso senza equivoci quello che volevo dire. Anni dopo, mi venivano ad ascoltare non trenta, ma trecento persone. la metà di loro se ne tornava a casa convinta che io avessi detto che la malattia mentale non esiste, perché io avevo detto che se un soggetto è trattato da pazzo egli si adegua all’etichetta solo per questo motivo e non perché affetto da una malattia mentale. Ed eccomi sistemato, per loro ero un antipsichiatra.”


Sono due passaggi del libro La razionalità negata, psichiatria e antipsichiatria in Italia, un dialogo fra Gilberto Corbellini e Giovanni Jervis, il primo storico della medicina, l’altro ( morto nel 2009 ) medico psichiatra. Si riferiscono a uno dei temi nel libro, la situazione culturale italiana, partendo dalle lotte e dai movimenti dei ’60 e ’70, nei quali si intrecciavano le teorie antipsichiatriche dell’epoca, trattando in particolare la storia di Basaglia, della legge 180, dei suoi effetti e della sua divulgazione. L’aspetto che più mi interessa è quello del come si formano le nostre opinioni, il nostro senso critico, perché ad esempio nel libro c’è una netta critica alla teoria foucaultiana, che idealizza la malattia mentale, e provando a leggere La storia della follia di Foucault mi accorgo che  ho delle riserve già in partenza, perché non mi piacciono il lirismo, la poesia e l’astrattezza poste come linguaggio fondamentale per parlare di certe cose. Ma questo fa parte del mio bagaglio critico o è solo una coincidenza?; se avessi letto prima Foucault e altri testi, e poi questo di Corbellini e Jervis, avrei considerato quest’ultimi come dei meri riduzionisti, degli aridi naturalisti? E soprattutto, sono in grado di affrontare certe letture e di comprenderle davvero? Non so, direi che c’entra molto la poca o maggiore istruzione, anche se a conti fatti gli studiosi prendono la loro via e si auto confermano le proprie teorie ( c’è anche un termine per ciò, il BIAS ), altrimenti immagino che non produrrebbero nulla in preda ai dubbi. Ci penserà poi la comunità degli studiosi a sistemare le cose.


L’altro aspetto interessante è non solo tutta la vicenda attorno alla psichiatria, le varie teorie contrarie, molto diverse tra loro, ma anche la prassi medica e l’evoluzione della medicina, il fatto triste e banale, che non è solo per la crudeltà che certe pratiche venivano adottate molti anni fa, ma è piuttosto l’impotenza di fronte a ciò che non si conosce. Per questo linko due belle conferenze nelle quali è presente Corbellini a proposito di storia e medicina:


domenica 25 agosto 2013

MIKROKOSMOS


Sylvain Chauveau - Un autre Décembre ( 2003 )

Molto del piacere che c’è nell’ascoltare questo disco credo stia nel suo tirarsi indietro, non solo nella sua breve durata, poco meno di mezz'ora ( le singole tracce sono brevi anch’esse ), che dà modo alla semplicità delle composizioni di risultare sempre azzeccata. Saper dunque chiudere al momento giusto. È un disco di pianoforte solo, con aggiunta di pezzi elettronici e di suoni ambientali. Le tracce elettroniche sembrano intermezzi, somigliano a volte a delle macchine inceppate, a volte creano un’ambientazione scura. Un accostamento insolito con il pianoforte, che insieme ai suoni ambientali rende più completo il tutto. Sono dei particolari che impreziosiscono il disco come se fossero piccole storie raccontate in musica. Ci sono situazioni più fantastiche, che sembrano parlare di mondi lontani, di viaggi nello spazio; oppure più famigliari, come una partenza all’aeroporto. Il pianoforte è dolce, delicato, malinconia o cupezza sono sempre stemperate dall’incedere lento e aggraziato. Poche note, melodie accennate e ripetute che poi si fermano, si sospendono per lasciare risuonare piccoli accordi. È un disco notturno, di una notte che lascia spazio alle riflessioni, ai sogni ( forse anche ai rimpianti ), alle possibilità.

Lo si può ascoltare qua

venerdì 12 luglio 2013

IL MONDO NUOVO



Questo film ( la scheda ) è stato trasmesso ieri, 11 Luglio, giorno del ricordo di ciò che avvenne nel 1995 ( per approfondimento ). Un film fatto di donne, le superstiti che raccontano le loro vicende impossibili da raccontare. L'aspetto principale è il dissidio interiore fra la possibilità di mettere una fine a ciò che è successo e la necessità di sperare che i propri cari scomparsi ritornino, dal momento che i resti ( le ossa ) dei figli e dei mariti o degli altri vicini sono stati occultati. Fondamentale dunque il lavoro che si svolge nei laboratori dove le ossa ritrovate vengono analizzate ( anche qua sono donne le analiste dei laboratori ). Non c'è molto da aggiungere, credo, se non come fa il regista alla fine, dire che il suo lavoro lo ha fatto anzitutto vivere con le persone intervistate, per compiere un'esperienza prima ancora che un'opera.

Non so se il film sia recuperabile sul sito di raitre, ce n'è una versione con i sottotitoli in inglese, stranamente a colori, dato che il film è in bianco e nero. 

lunedì 10 giugno 2013

CORRISPONDENZE

Da Dialogo di Porfirio e di Plotino di Giacomo Leopardi

...Viviamo, Porfirio mio, e confortiamoci insieme: non ricusiamo di portare quella parte che il destino ci ha stabilita, dei mali della nostra specie. Sì bene attendiamo a tenerci compagnia l'un l'altro; e andiamoci incoraggiando, e dando mano e soccorso scambievolmente; per compiere nel miglior modo questa fatica della vita. La quale senza alcun fallo sarà breve. E quando la morte verrà, allora non ci dorremo: e anche in quell'ultimo tempo gli amici e i compagni ci conforteranno: e ci rallegrerà il pensiero che, poi che saremo spenti, essi molte volte ci ricorderanno, e ci ameranno ancora.

L'opera completa è qua


domenica 9 giugno 2013

CORRISPONDENZE

Dalle lettere di Leopardi

A Carlo Leopardi
                                                                                             Bologna 30 Maggio 1826

 …Sono entrato con una donna ( fiorentina di nascita, maritata in una delle principali famiglie di qui ) in una relazione, che forma ora una gran parte della mia vita. Non è giovane, ma è di una grazia e di uno spirito che ( credilo a me, che finora l’avevo creduto impossibile ) supplisce alla gioventù, e crea un’illusione meravigliosa. Nei primi giorni che la conobbi, vissi in una specie di delirio e di febbre. Non abbiamo mai parlato di amore, se non per ischerzo, ma viviamo insieme in un’amicizia tenera e sensibile, con un interesse scambievole, e un abbandono, che è come un amore senza inquietudine. Ha per me una stima altissima; se le leggo qualche mia cosa, spesso piange di cuore, senz’affettazione; le lodi degli altri non hanno per me nessuna sostanza, le sue mi si convertono tutte in sangue, e mi restano tutte nell’ani,a: ama ed intende molto le lettere e la filosofia; non ci manca mai materia di discorso, e quasi ogni sera io sono con lei dall’avemaria alla mezzanotte passata, e mi pare un momento. Ci confidiamo tutti i nostri secreti, ci riprendiamo, ci avvisiamo dei nostri difetti. In somma questa conoscenza forma e formerà un’epoca ben marcata della mia vita, perché mi ha disingannato del disinganno, mi ha convinto che ci sono veramente al mondo dei piaceri che io credeva impossibili, e che io sono ancora capace d’illusioni stabili, malgrado la cognizione e l’assuefazione contraria così radicata; ed ha risuscitato il mio cuore, dopo un sonno anzi una morte completa, durata per tanti anni…

 A Teresa Carniani Malvezzi
                                                                                               Bologna 30 Ottobre 1826

Contessa mia, l’ultima volta che ebbi il piacere di vedervi, voi mi diceste così chiaramente che la mia conversazione da solo a sola vi annoiava, che non mi lasciaste luogo a nessun pretesto per ardire di continuarvi la frequenza delle mie visite. Non crediate ch’io mi chiami offeso; se volessi dolermi di qualche cosa, mi dorrei che i vostri atti, e le vostre parole, benché chiare abbastanza, non fossero anche più chiare ed aperte…

                                                                                               Recanati 18 Aprile 1827
…Né anche vi domanderò nuove di voi: perché spero che presto potrò dirvi a voce tutto quel che vorrete sapere, e domandarvi tutto quello che vorrò saper io. Intanto amatemi, come certamente fate, e credetemi your most faithful friend, or servant, or both, or what you like.

 Ad Antonio Papadopoli
                                                                                               Bologna 21 Maggio 1827
 …Come mai ti può capire in mente che io continui d’andare da quella puttana della Malvezzi? Voglio che mi caschi il naso, se da che ho saputo le ciarle che ella ha fatto di me, ci sono tornato, o sono per tornarci mai; e se non dico di lei tutto il male possibile. l’altro giorno, incontrandola, voltai la faccia al muro per non vederla…

sabato 8 giugno 2013

CORRISPONDENZE

Dalle lettere di Leopardi



A Carlo Leopardi
                                                                                             Roma 6 Dicembre 1822

…Al passeggio, in Chiesa, andando per le strade, non trovate una befana che vi guardi. Io ho fatto  e fo molti giri per Roma in compagnia di giovani molte belli e ben vestiti. Sono passato spesse volte, con loro, vicinissimo a donne giovani: le quali non hanno mai alzato gli occhi; e si vedeva manifestamente che ciò non era per modestia, ma per pienissima e abituale indifferenza e noncuranza: e tutte le donne che qui s’incontrano sono così. Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come in Recanati, anzi molto di più, a cagione dell’eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d’ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non la danno ( credetemi ) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi. Il tutto si riduce alle donne pubbliche, le quali trovo ora che sono molto più circospette d’una volta, e in ogni modo sono così pericolose come sapete…

                                                                                              Roma 16 Dicembre 1822

…Cancellieri mi diverte qualche volta con alcuni racconti spirituali, verbigrazia che il Card. Malvasia b.m. metteva le mani in petto alle Dame della sua conversazione, ed era un débauché di prima sfera, e mandava all’inquisizione i mariti e i figli di quelle che le resistevano ec. ec. Cose simili del Card. Brancadoro, simili di tutti i Cardinali ( che sono le più schifose persone della terra ), simili di tutti i Prelati, nessuno dei quali fa fortuna se non per mezzo delle donne…

                                                                                              Roma 22 Marzo 1823

…Io vivo qui molto indifferentemente, non tratto donne; e senza queste nessuna occupazione o circostanza della nostra vita ha diritto di affezionarci o di compiacerci. Io me n’assicuro per esperienza, e posso giurarti che la conversazione o spiritosa o senza spirito m’è venuta in un odio mortale. Tutto è secco fuori del nostro cuore: e questo non si esercita mai: vada al diavolo la società. Addio, Carluccio. Salutami tutti.


venerdì 7 giugno 2013

CORRISPONDENZE


Dalle lettere di Leopardi





A Charlotte Bonaparte
                                                                                   Florence 17 Mai 1833






Madame la Princesse,



...Quant  à moi, Vouz savez que l'état progressif de la societé ne me regarde pas du tout. Le mien, s'il n'est pas retrograde, est eminemment stationnaire. Toujours mes occupations consistent à tâcher de perdre tout mon tems; je n'ecris pas, je ne lis pas, je fais tous mes efforts pour penser le moin que je peux; une ophthalmie fort obstinée, qui me rend absolument impossible toute espece d'application, est venue me perfectionner dans la nullité de ma maniere d'être...


A Carlo Leopardi
                                                                                   Roma 25 Novembre 1822 

...Ieri fui da Cancellieri, il qual è un coglione, un fiume di ciarle, il più noioso e disperante uomo della terra; parla di cose assurdamente frivole col massimo interesse, di cose somme colla maggior freddezza possibile; ti affoga di complimenti e di lodi altissime, e ti fa gli uni e l'altre in modo così gelato e con tale indifferenza, che a sentrirlo pare che l'essere uomo straordinario sia la cosa più ordinaria del mondo...

                                                                                  Roma 6 Dicembre 1822

...Senti, mio caro fratello; non mi dare del misantropo, nè del codardo, nè del bigotto; ma piuttosto assicurati che quello ch'io sono per dirti m'è dettato dall'esperienza, e dalla cognizione dell'animo tuo e mio...da quando io misi piede in questa città, mai una goccia di piacere non è caduta sull'animo mio... 

A Giulio Perticari
                                                                                 Recanati 30 Marzo 1821

...E la mia vita esteriore ed interiore è tale, che sognandola solamente, agghiaccerebbe gli uomini di paura...

A Volumnia Roberti
                                                                                 Recanati 6 Gennaio 1810

...vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocchè siano buoni ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest'altro Anno gli porterò un po' di Merda...Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno ghiotti, indiscreti, somari scrocconi dal primo fino all'ultimo.
                                                                                                                                  La Befana 


 

domenica 28 aprile 2013

IL MONDO NUOVO





Bimba col pugno chiuso
Segnalo questo film documentario stupendo, allegro e commovente, con una protagonista che non si scorda. Non vale tanto per la sua storia di partigiana, per la resistenza al fascismo o per l'impegno attivo per l'emancipazione femminile, e colpisce la sua critica ai "compagni" che cercavano di approfittarsi delle ragazze che entravano nei collettivi, oppure a quelli che una volta raggiunti posti di potere poi diventavano corrotti; vale soprattutto per le sue parole, perché è una persona che ha avuto e ha a cuore le vite degli altri, le interessano davvero, non solo per senso del dovere.

Il sito del film col calendario delle promozioni