martedì 22 settembre 2009

(post in cui non resisto alla tentazione di parlare male de Il Foglio di Ferrara)

Durante la mia breve ma scintillante carriera nell'editoria quasiporno *, il mio datore di lavoro d'allora, un bibliofilo ex maestro di scuola ex risponditore di quiz ex pollicultore il cui maggior pregio era una biblioteca che gli occupava due piani d'una villa e in una delle cui sale aveva pensato bene di installarci un letto a due piazze in cui diceva di essersi bombato delle attempate e famose astrologhe, il mio datore di lavoro d'allora, dicevo, mi trasmise un unico vizio, vale a dire la lettura del Foglio il lunedì mattina.
Ero più puro di adesso, a quel tempo, e percepivo la destrità del gesto: ma quello zibaldone dei giornali della settimana precedente mi divertiva, e per un po’ ho seguitato a farlo.
Solo molto tempo dopo, quando già ero meno puro, mi convinsi a dare una possibilità al Foglio del sabato che, se allora come adesso era contraddistinto dal sapermi indicare quale linea politica seguire in tutti i casi dubbi (ogni volta che dubito, basta capovolgere tutto quello in cui Ferrara crede), aveva però dalla sua gli articoli della Soncini a migliorare il tutto, e la fogliata di libri non era male, e la rubrica sul cinema anche, e insomma: ogni tanto c'era pure un articolo bello, e quand'è l'ultima volta che ho letto un bell'articolo su R2 o sul corriere o sul domenicale del Sole o sull'inserto dei libri di Repubblica?
Progressivamente però il Foglio è peggiorato, e chi non l'ha mai letto non può credere davvero che ciò sia possibile, ma così è, in effetti, e non solo perché l'amore folle che Ferrara ha per il cristianesimo nella sua versione più teutonica.
Che il Foglio e Ferrara abbiano idee sideralmente lontane dalle mie lo considero segno della mia sanità mentale, ma questo è giusto, è normale, e mi divertiva anche, un tempo. Le cose che del Foglio ultimamente mi seccano sono (in primis, le liste esaustive non mi convincono) una nell'ordine del contenuto, e l'altra di forma.

L'intera redazione del Foglio, e buona parte dei suoi collaboratori occasionali sono dei Casti Maniaci Sessuali.
Una delle spiegazioni che ho provato a darmi è che con lo scopare a loro sia capitato quello che a quasi tutti capita col vino: fino a una certa fase - diciamo alla metà dei vent'anni - ti ubriachi di quel che capita, dal tavernello al gotto d'oro, dal vino del contadino a quello quasi aceto dimenticato in frigo. Poi inizi a scegliere con cura, perché se ti ubriachi di tavernello il mal di testa ti perseguita per giorni, e lo stomaco in subbuteo eclissa il divertimento del giorno precedente, e inizi a dire che i giovani non capiscono la cultura del vino, che è una cultura fatta di limitazioni, rispetto, amore, che a bere così a casaccio solo per divertimento si perdono ciò che veramente è importante, si fanno del male e che il vino così non c'entra niente con la cultura dei nostri nonni**. Quindi, se il discorso "se scopate tanto e vi divertite, allora non vi state divertendo, non sapete quanto è bello scopare si ma poco, con tanta castità prima dopo e durante, col vedo non vedo - ma meno vedo meglio è, fino a quando non arrivate a percepire l'estrema sensualità dell'astinenza pressoché assoluta" avesse la stessa matrice psicologica di quelli che il vino bisogna berne massimo un bicchiere, e a piccoli sorsi che se ti ubriachi allora che gusto c'è? (c'è il gusto che se non volevo ubriacarmi bevevo il succo dell'ananasso, direi a margine).
Comunque: quasi ogni numero del Foglio ha uno o più articoli in cui insomma si fa presente che chi lo fa troppo e troppo facilmente svilisce il gesto, non lo assapora, e così uno lo riduce a una cosa meccanica che poi ti lascia vuoto dentro, che non era così che prima dell'attuale dominio della carne esibita e della femmina castrante (questa è un'altra paranoia del Foglio, che le donne rivogliono l'omo che le pigli a cazzotti, tesi già sviluppata da Marco Ferrandini e portata a compimento dagli Elii), e che i nostri nonni pigiavano l'uva delle loro carni per trarne vini sessuali più squisiti.
Ecco, questa tesi, a cui vengono dedicati un articolo al giorno, un paio nell'edizione del sabato e riferimenti frequenti in articoli che magari parlano del cazzobuffo (questo sabato: nell'articolo sulle biciclette, ma la cosa più gustosa era l'assunto di partenza - nell'articolo dedicato esplicitamente al sesso - che Onfray non possa che annoiarsi a fare sesso perché, poverino, è ateo) mi indispone. Passi definire le encicliche di Ratzinger capolavori degni del premio Nobel (ci devono essere delle categorie che mi sfuggono): rompere così tanto le palle perché hai deciso che a sessant'anni non ne vale la pena o magari non ci vuoi più provare e comunque, come si faceva una volta era meglio - beh, questo è imperdonabile. Mi leggo Philip Roth, nel caso, che almeno è onesto e da la colpa alla prostata, come io do la colpa al mio stomaco per la mia rinunzia al gotto d'oro rosè.

(Tra parentesi: al Foglio si sono convinti di essere tutti una specie di Mordecai Richler, e affettano un barneysmo che ignora che non basta dire una roba spiacevole per essere fighi e coraggiosi, ma quella cosa spiacevole deve anche essere, se non vera, almeno intelligente, altrimenti sei il Ministro delle Riforme)

La questione di forma, e qui sarò breve che domani mi devo alzare presto e il punto uno mi ha preso la mano: tutti - e dico tutti - gli articoli del Foglio del sabato sono scritti da autori diversi e si sente (per quanto Ferrara, in certi suoi inconfessabili sogni, forse si vede un po’ Karl Kraus o al peggio Mark Twain), ma ci deve essere un ur-editor (che immagino con gli occhi azzurri, grasso e con una un tempo fiammeggiante barba rossa) che prende tutti gli articoli e senza tagliare nulla prende i diversi paragrafi e li mischia, poi toglie tutti i collegamenti logici, mette tutti i tempi in forme infinite e quelli che non può all'imperfetto, e già che c'è infila qui è lì un po’ di santi e di mistici, e qualche insulto a Veronesi, che ci sta sempre bene (sempre nell'articolo sulle biciclette, un capolavoro, nel suo genere) perché sono convinto che sebbene poi Ferrara sia l'unico a non scrivere così, Ferrara è convinto che così scrivono gli scrittori veri, che gli sfavillanti elzeviri che pubblica debbano essere altro che versioni calassate delle sue idee.

(Intanto domani cedo alla tentazione di vedere come è il primo numero del Fatto.)


*non da modello, no.

**mio nonno metteva SEMPRE il vino rosso in frigo, e se avesse visto un sommelier gli avrebbe esploso contro come minimo un paio di cazzotti, se non qualche colpo con la luger P08 che leggende familiari dicono avesse riportato come trofeo dal fronte.

9 commenti:

French ha detto...

Bel bel bel pezzo! :)

E per il binomio vino-sesso, mi trincero con te!

insorgere ha detto...

prende ferrara, trattalo male, fallo scopare per ore....

insorgere ha detto...

forse il più bel post di questo blog da tanto tempo.

cmq su una cosa devo dissentire. a me il foglio di questo sabato ha fatto ridere, ma tanto che poi mi faceva male la pancia. ridevo da solo, come un cretino, ridevo e ridevo nel mio studio all'università, nel silenzio tombale del dipartimento il sabato pomeriggio.
ridevo, forse perchè non mi riusciva di finire il mio libro, forse perché ero un po' fumato.

comunque io l'ho trovato divertente. dici che ho frainteso, non era questo il suo intento?

insorgere ha detto...

il fatto è che non mi va di leggere il fatto. che è un bell'omaggio a enzo biagi, ma anche ai fatti, questi sconosciuti, però il fatto è che ormai i giornali li leggo solo online.
che la versione cartacea è sempre un giorno più indietro e infatti quando discuto di fatti con mia moglie che legge i giornali di carta vien sempre fuori che lei mi presenta come novità fatti che io avevo già appreso il giorno prima.
sta di fatto che l'idea di pagare per leggere un giornale, quando posso leggermi le monde, il nytimes, o qualche blog aggratisse mi sembra fattualmente intollerabile.
ma forse è solo un fatto di pigrizia e grettezza, oppure dipende dal fatto che scado tra 8 giorni e non ho una lira. questo è sicuramente un fatto che mi fa molto girare le scatole.

insorgere ha detto...

nota filologica: il testo di teorema è di fatto di herbert pagani.

gigino ha detto...

ragazzi vi voglio bene ma farvi le pugne col foglio di ferrara al sabato mattina,,! boia deh'!ma che c'avete ne' boccino?! andate a portare il cane a cagare date una ripassata alla vicina preparate una torta di mirtilli al cadmio, ma non potete, perbacco, divertirvi così goliardicamente a sparare sulla croce rossa!!

daniele esposito ha detto...

schw., secondo me sono le canne che rendono il Foglio così divertente: sabato ci provo.
Il fatto era già esaurito stamane alle otto e venti: quindi non so neanche com'è la testata. Proverò domani.

Gigino: la torta ai mirtilli e cadmio è una buona idea, per sabato, dopo le canne e il Foglio....

daniele esposito ha detto...

ah, French! Grazie! speriamo di beccarci presto! (ma la ricerca del freno a mano è connessa a bucefalo o alla volvo?)

French ha detto...

dani perdona il ritardo nel risponderti, ma quel freno a mano devo ancora trovarlo! (il freno a mano e' riferito a me :( )