martedì 16 novembre 2010

Le Luci Della Centrale Elettrica "Per Ora Noi la Chiameremo Felicità"

PREMESSA, ovvero l'unica cosa che mi interessi scrivere.
Quando ero regazzino, le riviste musicali, di tanto in tanto, stroncavano, e forte.
Lo so, non si usa più.
Però era una gioia, una volta al mese, comprare riviste terribili come Metal Shock o Hard (rischiando sempre che Generoso, l'edicolante, ci rispondesse che no, il porno arriva il mercoledì) o, più avanti, riviste non meno terribili ma musicalmente più dignitose come Rumore o Blow Up, o il Mucchio Selvaggio (altro titolo a rischio porno) e scovarci, nelle loro scale a pallini o a stelle (da uno a cinque, solitamente) improbabili dischi da un pallino o due o addirittura senza voto, tanto erano indegni.
Di solito erano le recensioni più divertenti.
E si noti: non è che i recensori di queste riviste avessero chissà che gusti raffinati. Per ogni capolavoro di cui si accorgevano c'erano sempre due o tre innominabili cagate spacciate per dischi del secolo (mi ricordo tutto un numero dedicato a un dimenticabilissimo disco dei Morbid Angel, per dire). Quindi quelli brutti erano, con tutta probabilità, dischi brutti per davvero, oppure dischi di generi incomprensibili alle orecchie del recensore, e finiti sulla sua scrivania per errore, per un colpo del destino cinico et baro (verso il gruppo autore del disco, ovviamente)

Negli anni seguenti, il gusto della stroncatura è scomparso dalla stampa mainstream: una volta stroncava persino Musica! di Repubblica, ora se prendete una rivista qualsiasi, anche le più snob (un nome su tutti: Blow Up) faticherete a trovare dischi che non siano valutati meno che dignitosi. Il che insospettisce: perché in genere c'è un sacco di musica di merda. La cosa accade anche sui siti musicali un minimo più seri. Bisogna andare sui forum (o su Debaser) per sentire qualche commento meno paludato.

Il mio vecchio coinquilino B.A.N.N.I. sosteneva che è perché ormai nessuno registra davvero più dischi indegni: come minimo sono registrati bene, cosa che tra fine anni ottanta e primi novanta poteva ancora non succedere, e che non si può dare un voto indegno a un disco comunque registrato e suonato bene, solo perché in quell'ascolto frettoloso o due che gli abbiamo dato pur di scrivere una cartella di recensione (scrivevamo per una fanzine on line, all'epoca, io e BANNI) c'è sembrato brutto.

Io credo che BANNI avesse ragione, ma non è tutto: c'è anche che da quando scarichiamo i dischi c'è molto meno rischio, e ci si rimane meno male.
E' come per la tv: sembra (è?) gratis: pazienza se è di merda. Ho sempre il tempo per cercare roba meglio.
Questo ovviamente non è vero: la merda ruba tempo, e comunque da assuefazione e ci si abitua. Andrebbe combattuta ancora con più forza, soprattutto quando è gratis.

IL PUNTO
Comunque: OndaRock, che vorrebbe essere una specie di Blow Up on line e una specie di Pitchfork all'italiana (e nel primo caso più o meno ci riesce, dai), non stronca praticamente nessuno. MAI. Soprattutto i famosi. La maggior parte dei voti è fra il sette e l'otto, sempre. Disco brutto, poco convincente, poco originale: sei, sei e mezzo. Ma sono eccezioni.
Il disco nuovo de Le Luci della Centrale Elettrica si becca un quattro e mezzo.
E' un evento. Sono subito andato ad ascoltarlo.

A me delle Luci non aveva esaltato neanche il primo.
Tutte le canzoni si somigliavano troppo (dopo averle ascoltate più volte le confondo ancora); il modo in cui erano realizzate musicalmente mi piaceva (mi piace la chitarra di Vasco Brondi e mi piace anche molto il modo in cui [non] canta) ma non mi convincevano del tutto i testi, sempre sul filo del ricatto basato su un passato condiviso (con i CCCP al posto del Drive In ma non è una distanza così abissale) e sull'orlo dello slogan da urlare a squarciagola (che però, quando funziona, quando riesco a riconoscermi, devo ammetterlo, è anche liberatorio), e alla peggio da scrivere al compagno di banco, sulla smemoranda.

Però in alcuni momenti quel disco mi è piaciuto. Ecco: gli avrei dato un sei e mezzo, dicendo: questo scrive bene, anche se non mi convince fino in fondo.

In questo disco la poetica è esattamente la stessa (ma i testi, nessuno se ne è accorto, sono tutti a sfondo romantico? in "Canzoni da spiaggia deturpata" non mi pareva così evidente), le musiche sono un po' più complesse e ripulite e Brondi urla quasi come nel primo, anche se modula un po' di più, aiutato da arrangiamenti meno spartani e da toni meno duri.
Secondo me questo disco è meglio. Meno diretto, meno ingenuo. Ma meglio. Come in quell'altro mi piaceranno per davvero solo 2 o 3 canzoni e magari dieci frasi, o un testo su dieci per intero. "Quando tornerai dall'estero", per esempio, con il suo testo romantico e composto di un cut-up di discorsi presi in prestito, mi piace praticamente tutta, a parte (per il testo soprattutto) l'apertura finale.

Il dubbio su cosa abbia fatto Vasco Brondi a quelli di OndaRock, però, non me lo sono tolto.

2 commenti:

Enrico ha detto...

Ti dirò, io per il caro Vasco ho un debole che a volte mi impedisce di essere oggettivo, da assiduo frequentatore del bar dei suoi fratelli quale sono (ricopro più o meno il ruolo di ubriacone da bar, ma ho realizzato uno dei sogni della mia vita, ovvero entrare in un locale e ordinare "il solito" sapendo che otterrò ciò che voglio e non un'occhiataccia interrogativa).
Detto questo: non è il mio genere, e, a parte i due singoli, non ho ancora ascoltato l'album nuovo, ma propongo un'osservazione che mi frulla molto in testa ultimamente: non è che quelli di OndaRock si sono accodati alla nuova moda, cioè quella di odiare e prendere per il culo Vasco Brondi (dopo che quella precedente era di osannarlo anche se avesse fatto una scoreggia vestita scrivendone poi un'esegesi)?
Discuterne.

frogproduction inc. ha detto...

Beh, il dubbio che c'ho è quello ovviamente.
Anche se non mi sembra che, una volta tanto, il web non si sia appiattito nel giochino "diciamo che quello che prima ci piaceva era una merda perché ora lo conoscono in venti e prima eravamo in due" (perché dai, Vasco Brondi può essere considerato una celebrità solo se si è molto miopi o molto illusi): in giro leggo molte recensioni positive del disco, molto più numerose di quelle negative.
Io credo anche che quelli di Ondarock non apprezzino il modo in cui Brondi sta insistendo con la sua poetica (e il fatto stesso di averne una): gli rimproverano di non aver cambiato modo di scrivere o di cantare al secondo disco. Perché dovrebbe farlo? Bastava necessariamente un disco per esaurire quello che aveva da dire? (per quanto poi a me non piaccia particolarmente, il modo di scrivere di Brondi è personale, è studiato e originale: avercene, di gente che scrive e suona così, in Italia)
Poi, ormai, va di moda paragonarlo a Dente (che è come confondere i cazzi con gli equinozi, come diceva Gabriel Garcia Marquez), e dire che il suddetto, lui sì che è un cantante: a me di Dente mi è piaciuta una canzone, un disco intero mi fa venire il diabete e mi sembra che abbia molto meno da dire, e che lo dica peggio.
Sono ovviamente solo gusti miei, ma mi sembra che per ora Dente sia fico solo perché lo ascoltano in relativamente pochi.