mercoledì 4 luglio 2007

Pulp "Different Class"

Quando ero piccolo, mio fratello, tre anni più grande di me, era solito guidare/ammorbare i miei gusti musicali.
Ricordo alla perfezione il periodo Jovanotti (quello in inglese, di "gimme five", ma anche quello di "jovanotti for president" con la deprecabile "sei come la mia moto" e "il capo della banda", che se vuoi essere dei nostri devi fare domanda, con questa avanguardistica commistione tra burocrazia e guerrieri della notte), un periodo dedicato a Vasco Rossi (............), e un ancor più terribile periodo consacrato alla "Malinconoia" di Marco Masini.
Sia come sia, a 14 anni mio fratello ebbe la svolta metallara: mi arrivarono in casa gli Iron Maiden (che sì, mi garbavano e se li riascolto ora mi continuano a garbà, però di nascosto), i Sepultura (ma di Arise alla fine mi piacevano solo i primi 45 secondi, quelli prima che Max Cavalera si metta a ruttare nel microfono) e amenità varie tipo Alice Cooper e un pò di glam: mio fratello riusciva a sembrare un discotecaro e ad ascoltare i Poison (i POISON!!) e i Motley Crue, e a me ANDAVA BENE. Ero felice. Per la prima volta non maledivo lo stereo prima di addormentarmi.
Avevo undici anni e mi sembrava che messe così le cose non potessero che migliorare.

E invece no.

Non so come è andata, ricordo vagamente mio fratello che mi da ventimilalire e mi chiede di andargli a comprare un disco, che c'ha voglia di ascoltare musica nuova, LUI, di cambiare un pò genere. Che disco?, gli chiedo.

HANNO UCCISO L'UOMO RAGNO, mi risponde.

Da allora niente è stato più come prima, io e mio fratello non abbiamo mai più avuto un disco in comune, neanche uno dei Guns 'n' Roses. Solo in un momento ho intravisto la luce, mio fratello che ascolta qualcosa che anche alle mie orecchie piene di bambagia metallara sembrava bello e divertente (e all'epoca mica ci credevo tanto, che la musica bella potesse essere divertente, pensavo dovesse essere triste e parlare della morte). Mio fratello ascoltò quel disco un paio di volte, io lo orecchiai di nascosto e pensai che dovevo impararlo a memoria, che i gusti di mio fratello non erano così male e che magari si ricominciava a comprare un disco per uno.

"Max, il disco che ascoltavi ieri dov'è?"
"Non mi piaceva tanto, l'ho venduto a un mio amico"

Il disco era questo:
Lo sto riascoltando in questi giorni e mi sembra perfetto.

3 commenti:

marco ha detto...

riuscirò a incontrarti? ho nuove idee su prisco mazzi (che diventerà la nuova e definitiva strip del new yorker, non lo sai?) e poi ho un video che dovresti postare sul blog che ho realizzato in moldavia (tranquillo niente zozzerie performative) dove riprendo quello di valenza po che vende oro finto su una telvisione rumenna con tanto di donnina a fianco che traduce con crescendo di enfasi . assolutamente spazzatura.

marco

p.s. anche mio fratello ha fatto lo stesso percorso musicale del tuo, partendo dal jovannotti anglofono (non che io tolleri quello italiota) ed approdando agli 883, passando da Rossi, rag. Vasco, e scivolando leggermente sugli scorpions e lui è del 1972: ci doveva essere qualcosa nel latte in polvere, evidentemente. (il suo disco d'oro ahimé, però è tutt'altro: roberto vecchioni, samarcanda. da suicidio).

daniele esposito ha detto...

caro marco, se lo UPLOADI su IùTùB e poi mi mandi il codice (o il link) io lo EMBEDDO volentieri. comunque, settimana prossima sono a firenze, sicchè ci si vedrà!

marco ha detto...

sfogliando gli annali dell'università trovo questa meravigliosa chicca di retorica, il cui finale è sommo:

"Natura melanconica e solitaria, l’uomo appariva freddo all’esterno, ma nascondeva dentro una grande affettuosità, una notevole mobilità di fantasia, un ardore vivo per tutto ciò che è bello nobile e santo. E questo ci spiega perché da lui, accanto a pagine di severe e fredde analisi scientifiche, scaturissero altre piene di calore, di vita, di fede. Per la qual cosa, applicando qui al caso suo alcune parole che egli scrisse del Lotze, possiamo affermare che «i suoi scritti sono il risultato d’una sapiente elaborazione dei materiali attinenti al soggetto trattato... d’un senso delicato per la bellezza, d’un entusiasmo sincero per la bontà».

Ed entusiasmo per la bontà non poteva non sentire un uomo, che era così essenzialmente buono, da non poter fare a meno di rivolgere, nelle sue disposizioni testamentarie, un pensiero di viva simpatia ai derelitti ed agli afflitti, pregando la moglie di «beneficare quando e come» potesse, «e subordinatamente ai mezzi della sua sussistenza, qualche istituto di ciechi, di bimbi abbandonati, di malati».

Né questo è tutto. V’è ancora un’altra preghiera, che egli rivolge alla moglie: ma questa non consacrata in un documento legale, quale è un testamento, bensì segnata in un foglietto volante, trovato dalla vedova nello spoglio delle carte del marito. In quel foglietto si leggono le seguenti testuali parole: «Prego la mia Maria di istituire – quando potrà e vorrà – presso la R. Università di Pisa, a cui appartengo, una borsa di studio di lire mille, da intitolarsi al mio nome, e da assegnarsi ogni anno ad uno studente povero iscritto alla facoltà di Filosofia, previo concorso da darsi secondo le norme che stabilirà la facoltà stessa».

Agiato ma non facoltoso Luigi Ambrosi, queste disposizioni e queste preghiere onorano altamente l’uomo. E non meno altamente la vedova: la quale, pur non obbligata da carta legale alcuna, ha religiosamente accolta la preghiera del marito, e con una sollecitudine senza pari s’è affrettata a donare alla nostra Università la somma di lire ventimila.

E questo rende ancor più cara a noi la memoria, già per sé stessa tanto cara, del non mai abbastanza rimpianto collega.



Giuseppe Tarantino



Da: Annuario della R. Università di Pisa per l’anno accademico 1924-1925"

che dire? l'università non è mai cambiata e mai cambierà.

marco