giovedì 15 novembre 2007

Hostel, Part II, di Eli Roth

Ogni volta che sono a Grottaglie, anche se mentre ci sono ci lavoro (come in questo periodo) ormai non posso fare a meno di entrare nella modalità vacanza, il che vuol dire: leggo libri ponderosi e totalmente estranei ai miei studi o romanzi interminabili, e guardo i peggiori film in circolazione, soprattutto quelli che mai andrei a vedere al cinema. Grazie a questo modo di organizzare le mie vacanze grottagliesi sono riuscito a guardare gli ultimi due episodi della trilogia di Matrix, tutta la trilogia di guerre stellari (quella del giovane Anakin, quella degli anni settanta è bellissima, c'è poco da dire), i Fantastici Quattro (ma mi manca il secondo) e altre amenità di questo genere. Mi mancano ancora Van Helsing e Freddy vs Jason, ma recupererò. Tra i film visti durante uno di questi cicli dedicati al peggio del cinema americano (in realtà i teen movie sono peggiori, ma proprio non ce la faccio a guardarli), mi era capitato di vedere anche Hostel, con un certo disappunto (per la trama: l'unica cosa buona è che quello che all'inizio sembra il bravo ragazzo che non va a puttane e che crede nell'ammmore muore quasi immediatamente e di morte dolorosissima), ma anche con una certa dose di raccapriccio (le scene gore sono in effetti abbastanza forti) e con un certo sollazzo estetico, dato che il parterre di gnocca esibito dal film era quanto di meglio proposto dai tempi de "La liceale se la fa col professore". Oggi, sperando nel raccapriccio e nella gnocca, ho noleggiato "Hostel part II" e ho provato il forte disappunto di aver visto un film molto migliore di quanto credessi e (ovviamente: di solito le due variabili sono inversamente proporzionali) con molta meno gnocca. Hostel II ci premura subito di farci sapere che l'happy ending del primo episodio dura circa un paio di giorni, perché l'organizzazione che stampa la faccia del bracchetto sui suoi affiliati è implacabile, onnipervasiva e piena di gente che non ammazza in modo discreto e silenzioso neanche quando si tratta di far scomparire i testimoni scomodi (n.b. è tassativo guardare il film in inglese, non solo per la traduzione di Bloodhound in Bracco, ma anche perché è fondamentale nel film la peggiore parolaccia inglese, malamente tradotta - mi sono guardato un pezzetto del film in italiano solo per togliermi la curiosità - in "troia"). Dopodichè il film è la copia carbone del primo, con l'ovvio accorgimento che le donne si fanno convincere con la scusa delle terme e non con il turismo sessuale, che l'anima bella è sostituita con la bruttona (che va, come in ogni film americano che si rispetti, con quello grasso e uguale a Vinnie Paul, il batterista dei Pantera) e che hanno una personalità anche i due "carnefici" principali. Hostel II gioca con l'idea scontata ma efficace che la vera crudeltà non sia nello yuppie esaltato e di successo ma nel suo compare frustato dalla moglie, dal lavoro e dai debiti, quello che ha una sensibilità, è timido e gentile e si fa prendere dai dubbi. Infatti, il film gioca proprio col concetto che dal dubbio e dal torcersi le mani e dal desiderare di salvare la propria vittima discenda la vera crudeltà, ed è per questo che il torturatore teoricamente più "buono" è quello che davvero fa paura. Gli altri, soprattutto gli omini dell'organizzazione sembrano più che altro bravi impiegati assuefatti al lavoro e sembra anche che lo facciano un pò di malavoglia e non troppo bene. Insomma: è come quando ti assumono alla vodafone per sei mesi e gli ultimi quindici giorni rispondi un pò più sgarbato al telefono perché tanto sai che non ti rinnoveranno il contratto.
Tra l'altro nel film non lo dicono mai, ma è evidente che gli operai del Club della Caccia c'hanno un contratto a termine, e che quelli che procacciano le vittime vengono pagati a provvigione e si sono dovuti aprire una partita iva perchè i padroni si sono rifiutati di assumerli. Insomma: sono vittime anche loro.
(Anche perchè l'unica che si salva è quella coi soldi.)

2 commenti:

Anna ha detto...

ma...hai mai visto alta tensione? (non quello di mel brooks) Ti consiglio anche cabin fever, un cult!
buone vacanze!

Anonimo ha detto...

@annetta, cabin fever è un bel film.
Cmq, quando il film è scadente, i registi cercano di rimediare con un po' di figa. La vecchia trilogia di SW è pregevole, quella nuova fa troppo uso del digitale.
Se ti vuoi divertire visto che sei in vacanza, guardati su iutub i video di "giovanni bivona", definibili eufemisticamente esilaranti.