giovedì 7 aprile 2011

Bad Breath for Thirsty Lovers




Il quaderno che stavo usando (un moleskine di quelli sottili, blu scuro) ieri ha avuto un incidente alla frutta, e l'ho sostituito con questo quaderno iper-pop che avevo comprato un sacco di tempo fa e che non vedevo l'ora di utilizzare (non sono meravigliose, la mustang in copertina e la scritta vrooom?) e di cui vi facilito la pagina prima, che stranamente non ho usato per scriverci i fatti miei (motivo per cui non pubblico mai pezzi dei miei quaderni anche quando ci faccio su dei disegni che vorrei mostrare). Avevo anche recuperato una citazione fichissima dalla mia tesi di dottorato (in cui facevo largo abuso dell'Uomo Che Ride di Hugo), ma lo spazio mi è venuto a mancare, l'ho calcolato male e la citazione è rimasta lì ammezzata, povera lei.

Questo refuso di Repubblica l'ho trovato francamente delizioso.

mercoledì 6 aprile 2011

SETTECERVELLI, ovvero IL RITORNO, capitolo nono



Capitolo nono, sempre meno romantico (ma il meno romantico di tutti è il prossimo, credo).
Se volete recuperare i numeri passati, cliccate sull'etichetta Settecervelli.

martedì 5 aprile 2011

la soluzione a tutti i vostri problemi, il signor Esar

trovato in giro per Milano. così meraviglioso che non so da dove cominciare a commentarlo.
Il mio africano medio famoso e serio preferito, senza alcun dubbio

lunedì 4 aprile 2011

(restando più o meno sul personale /34)



Ci ho pensato un po', sapete. Al fatto che stavo tradendo la fiducia del lettore, che trasgredivo al genere para autobiografico autoimpostomi, eccetera eccetera. Poi mi sono detto che vabbè, si capisce più da questo quello che mi passa per la testa in questi giorni che da un racconto puramente fattuale (o forse no, ma me la sono raccontata così, pur di giustificarmi). 
Quindi: via libera all'uomo misterioso ai tempi di feisbuk.

Per chi si fosse sintonizzato adesso: se cliccate sull'etichetta "Restando sul personale" avete accesso a qualche mese di fatti miei finemente disegnati. Enjoy!

domenica 3 aprile 2011

L'oroscopo di Cinzia - Aprile (più o meno)



Luna nera in ariete: Il capodanno astrale
Con la luna nera in ariete comincia l’anno astrologico: oggi, 3 aprile 2011, inizia la prima vera lunazione dell’anno secondo il calendario lunare. La celebrazione del ‘capodanno pisano’ l’ha preceduto di pochi giorni: i pisani sembrano addormentati, invece son tanta roba…
Per essere in sintonia con questa luna conviene scegliere un obiettivo dell’anno e cominciare a ‘lavorarci’. Cosa volete fare quest’anno? Questa luna si presta per i nuovi inizi, quindi converrebbe non insistere con vecchi progetti ma metterne su uno del tutto nuovo, magari a lungo sognato. Lo scorso mese la fantasia ha avuto prati aperti per galoppare: di tutti i bei fiori intravisti, siamo adesso invitati a coltivarne uno, per poterlo cogliere domani. Conviene focalizzarsi su un solo obiettivo: scegliamo quello che non può attendere. Fra i tanti desideri che abbiamo, c’è qualcosa che deve essere fatto quest’anno? C’è qualcosa che vogliamo quest’anno?
Nel nostro sistema astrologico intervengono simboli-guida che senz’altro ci aiutano a comprendere la stagione che stiamo attraversando e a viverla nel modo più adeguato.
Prendiamo in considerazione l’ariete, il signore di questo mese. L’ariete è un animale attualmente discreditato dal punto di vista simbolico. “Sei un pe’oro” - si dice per suggerire la mancata fedeltà della compagna; “sei un pe’orone” - si dice per attribuire scarsa originalità. Ma l’ariete, secondo la  tradizione, è una bestia gagliarda! Si tratta del pioniere del serraglio zodiacale: il primo segno, quello che comincia ed apre la strada, comanda e suona il corno dell’adunata nel giorno della battaglia.
Conosciamo qualcuno che si comporta come un ariete? Ci ricordiamo di un nostro giorno ‘da ariete’? Di alcuni nostri momenti da ariete? Questo mese converrà, se ce la facciamo, comportarci come allora (scelta consigliata). Se proprio non ce la facciamo, arrufianiamoci a tutto spiano gli arieti che ci circondano perché mese avranno una carica inaudita!! Indossiamo un paio di pattini (e un casco) e attacchiamoci a loro: andremo lontano.
Se abbiamo scelto di provare a comportarci da ariete, possiamo meditare su questo animale: cosa fa l’ariete? Vabbé, per quasi tutto il giorno mangia, dorme, esplica una regolare attività sessuale… ma l’ariete caro alla tradizione è ritratto nell’atto di fissare un punto, caricare, correre e abbattere l’ostacolo, aprire il cammino, sbaragliare l’avversario, facendo tutto questo per il suo gregge. Quindi, per imitare il lato migliore dell’ariete, la prima cosa da fare è raccogliere le energie:
-          Scegliere un obiettivo (prendersi un tempo e un silenzio per capire cosa è importante realizzare quest’anno, stabilendo una scaletta delle priorità: per convogliare l’energia – come è noto - si agisce facendo ruotare ogni cosa attorno all’obiettivo)
-          Ridurre gentilmente e gradualmente l’impegno dedicato ad altro (coerentemente con la scaletta e senza colpi di testa, perché incrinare un equilibrio stabilito produrrebbe conseguenze difficili da ristabilire, portando via molte energie – non conviene)
-          Concentrare le forze su quell’obiettivo (significa sia volerlo, sia agire concretamente per realizzarlo)
Il cielo di aprile
La luna nera si verifica in un segno di fuoco affollato di pianeti.
Quando la luna raggiunge il sole, lo trova congiunto stretto stretto a giove, il pianeta che allarga, protegge, ispira, amplia, distende… Quindi la luna assume anch’essa un’aria gioviale, benigna, grassoccia e loquace. I suoi influssi sono più forti di quelli di altre lune nere, perché ampliati dalla congiunzione con giove, ma allo stesso tempo sono benigni per tutti perché giove anche quando è in posizione di quadrato o di opposizione al limite fa peccare per troppo ottimismo,  rende spendaccioni, suscita sentimenti per persone indegne… ecc. insomma non produce effetti particolarmente gravi, a meno che non siamo proprio messi male ‘strutturalmente’.
Allo stesso tempo, però, questa luna si verifica nel segno guerriero per eccellenza, nel quale adesso è presente anche la potentissima congiunzione di urano e marte. Per capirsi, questa congiunzione ha come sottotitolo “Un pugno in faccia, all’improvviso”. Significa: “ci penso da 10 anni, ma lo faccio oggi”.
Cosa vuol dire questo?
Immagino che voglia dire che la luna di per sé sarebbe assolutamente dolce e distensiva, a volte anche troppo, ma si accenderà in persone del tutto fulminate, perciò un pugno in faccia se non stiamo attenti ce lo becchiamo lo stesso, anzi, dato con slancio e giovialità… ma vorrà dire che ce lo siamo meritato, che abbiamo seminato un’erba cattiva. Oppure potremmo essere protagonisti di eventoni improvvisi, ricevere grandi notizie, ma soprattutto qualcuno sentirà un forte impulso ad agire velocemente, ad afferrare un’occasione al volo.
Sì, e allora? come siamo messi?
L’ariete sta vivendo il suo momento d’oro: ribadisco che chi è alla guida di qualcosa, i capitani devono adesso tirare fuori tutta la loro grinta perché adesso è venuto il tempo di agire, non di stare lì a pensare...
Anche gli altri segni di fuoco – leone e sagittario, in particolare le prime decadi – hanno una carica potente e possono ispirare anche gli altri con la loro forza. Tutto quello che faranno, potrà sembrare azzardato ma sarà ben fatto, con molto senso pratico, che non sempre è il loro forte
Opposta all’ariete, la bilancia invece in questo periodo è massacrata dalle tensioni, sollecitazioni continue che le arrivano dal segno dell’ariete. Mentre tutti gli eventi si fanno rapidi e l’invito generale è ad agire, non a pensare, come fanno le povere bilance a sentirsi a loro agio? Possono farlo se hanno già sistemato le loro cose, se hanno mantenuto una profonda onestà con se stesse. Altrimenti saranno così assillate dal mondo che intorno a loro ha preso a girare così vorticosamente, che subiranno perdite, di posizione e materiali.
Per comprendere la situazione della bilancia in questo periodo, basta guardare Berlusconi, nato il 26 settembre. Se sopravvivrà a questo mese, vuol dire che è un cyborg e che la sperimentazione nel campo della pelle artificiale ha fatto passi da gigante.
Per cancro e capricorno potranno sorgere ostacoli improvvisi; nervosismo, guasti e qualche spesa avventata. Possono approfittare di questo transito per fare qualche inevitabile cazzata e dopo non pensarci più. La prima decade del cancro comincia a ricevere l’influsso di nettuno e riesce ad ampliare i suoi orizzonti. La stessa cosa accade alla prima decade dello scorpione, che in quanto segno fisso ha più difficoltà, però, ad aprirsi all’invito al cambiamento e alle fantasticherie nettuniane.
Gemelli e acquario saranno iperstimolati e dovranno gestire bene le molte energie, occasioni, suggestioni. Occorre che non si stanchino troppo e non mettano troppa carne al fuoco perché poi rischierebbero di non portare a termine gli impegni presi.
Il toro e la vergine saranno un po’ destabilizzati dal gran movimento vorticante attorno a loro. Se riusciranno a darsi in modalità più dinamica potranno partecipare attivamente a questo mese così ‘mosso’, altrimenti saranno infastiditi dalla febbrilità altrui.
I pesci, ‘svuotati’ da urano e marte, ricevono il rilassante transito di venere e salutano nettuno che si sta affacciando sulla loro soglia, il loro bentornato signore e padrone. Un periodo in cui sottrarsi al mondo impegnativo e darsi al giardinaggio. Oh, qualcuno lo deve pur fare, ci sono le piante da potare!!


A volte ritornano (I film della settimana di Stefano)

LA MASCHERA DEL DEMONIO – ITA 1960, 87’ b/n. Regia di Mario Bava.
Strabiliante. Una strega e il suo amante vengono giustiziati e la maledizione dovrà ricadere sulla stirpe degli esecutori. Due medici, in viaggio nella Russia raccontata da Gogol, in balia di un cocchiere ubriacone, si imbattono in una cripta. Per incidente profaneranno la tomba della strega, il sangue del dottor Kruvajan risveglierà il passato che perseguiterà i Vajda, il principe e i suoi due figli, il giovane Constantine e Katia ( Barbara Steele, come sviene lei… ) identica al ritratto della strega. Ogni cosa al suo posto, ogni inquadratura, i tagli di luce, le musiche, reggono la prova del tempo. Sono passati 50 anni e peccato solo vedere questo film in cameretta, manco un temporale di fuori a fare da dolby surround, però vale lo stesso. Uno dei primi film dell’orrore italiani, ha dei legami con The Haunted Palace di Roger Corman, stupisce per la cura delle immagini e la messa in scena degli ambienti. Si arriva all’interno del castello attraverso un incubo, uno spirito che avanza lentamente lungo i corridoi, fino ad arrivare al cospetto del padre di Katia, a ricordagli la maledizione e a gettare la famiglia nel panico. Kruvajan ormai schiavo viene condotto dal padre per morderlo al collo da un cocchiere che è un tutt’uno con la notte, il malvagio Javutich che prima di venir sconfitto porterà con sé il maggiordomo, i cani e quasi Constantine. Spazio però anche alla storia fra il giovane dottore e Katia, minacciata e impaurita: dopo averla portata in braccio e fatta stendere, Andrej le sbottona la veste per farla respirare meglio, liberandole il collo e i sospiri tutti di chi ha assistito a tale gesto; ancora una scena in cui i due sono affianco nel giardino e discutono del futuro, l’unico momento in cui forse il film eccede in cortesie e vezzi d’altri tempi, poi il regista torna con mano ferma sulla scena e consegna il gran finale: la lotta corpo a corpo tra Andrej e il malvagio Javutich e l’incontro tra la strega e Katia ( interpretate dalla Steele ), attraverso una sorta di macabro orgasmo metempsicotico ( dovrei essere punito come il critico cinematografico di “Henry pioggia di sangue” in Caro diario ), la vendetta che sembra compiersi fino all’intervento della folla, torcia in mano e rogo in testa, istruita dal barbuto Pope. Sì, la strega sarà bruciata per compiere giustizia, però è un’altra storia.


CANI ARRABBIATI – ITA 1974, 96’. Regia di Mario Bava. Tutta un’altra storia, una ventina di film dopo “La maschera del demonio” si passa al thriller puro. Niente più carezze per lo spettatore. Si parte con una rapina ad un portavalori, un po’ di morti qua e là e un bottino da cento milioni di lire. Dottore, Bisturi e 32, questi i nomi dei rapinatori, trascinano con loro una donna e mettono in mezzo un uomo fermo al semaforo nella sua macchina; in più un bambino avvolto in una coperta che l’uomo nella macchina sostiene malato e bisognoso di cure al più presto. Fuggiranno prima lungo l’autostrada e poi attraverso strade di provincia; troveranno la morte e ben più di una sorpresa. Bisturi e 32 sono personaggi ai limiti della follia, il primo sempre con il coltello in mano o conficcato in gole o pance altrui, l’altro che cercherà in tutti i modi di seviziare la donna presa in ostaggio. Come spesso succede, questo tipo di film porta con sé la sottotraccia dell’abuso sessuale, che ovviamente prevede la presenza di un’attrice attraente, cosa che mi crea disagio perché sono attratto e pure disgustato. Film brutale dunque, che si concentra sulla tensione e sul rapporto tra i passeggeri chiusi in macchina, in una fuga estenuante; una sola traccia musicale per tutto il racconto, che sovrappone un ritmo martellante e angosciante con una melodia epica. Pare che esistano diverse versioni perché la casa di produzione fallì e il film non uscì mai nelle sale. Cattiveria messa in mostra, non si salva nessuno, neppure chi resta vivo.


“avevano paura di me. Paura di me, capisci?”: L’ULTIMO UOMO DELLA TERRA – ITA/USA 1964, 86’. Regia di Ubaldo B. Ragona, oppure di Sidney Salkow ( quest’ultimo non accreditato, mistero ). Tratto da “I am legend” di Richard Matheson. Opera davvero formidabile, semi-sconosciuta, capace anche di regalare autentici brividi e con un finale memorabile. Robert Morgan, uno scienziato, sopravvive da più di tre anni in una città deserta ( girato a Roma ), di giorno esce a fare rifornimenti e a eliminare i vampiri camminando fra i corpi inerti delle vittime dell’epidemia che ha colpito il mondo intero; di notte se ne sta barricato in casa ad ascoltare jazz per non sentire le voci dei vampiri che lo reclamano. Bisogna tenere da parte le considerazioni filologiche sui mostri in genere. I vampiri di giorno sono stanchi e di notte camminano come zombie, sono abbastanza stupidi, fuggono gli specchi, proprio perché si vedono forse, non sopportano l’aglio e vengono uccisi con un paletto di legno al cuore, oppure con aste metalliche, o anche sforacchiati dai proiettili. Morgan è immune ed ormai rassegnato a vivere ogni giorno come l’ultimo trascorso. Poi incontra un cane, e ancora una donna, la porta con sé ma è una trappola. Ci sono altre persone sopravvissute, in realtà sono contagiate ma grazie a un vaccino possono tenere a bada la malattia. Qui si risolve il film, e diventa ancora più grande, perché Morgan si ritrova ad essere braccato da questo gruppo di nuovi uomini, perché ne ha uccisi molti credendoli perduti e deve essere giustiziato. Se dal punto di vista visivo è grande l’impatto della città svuota, dei corpi distesi al sole, l’incredibile scenario cui si assiste, è in questo nodo il punto che mi ha fatto sussultare. Morgan sarà ucciso nonostante possa guarire gli altri, ormai ciecamente assetati di vendetta, e morirà incredulo di essere proprio lui, a far paura. Verrà braccato, e non sarà mai ascoltato. Non mi vengono le parole adatte, comunque più o meno la questione è che il racconto ( non ho letto il libro ) mette in atto un rovesciamento di sguardo: l’uomo combatte dei mostri, ma poi diviene lui il mostro, nonostante sia sempre lo stesso. Comunque la si metta, c’è un modo sbagliato di guardare alla differenza. Questa storia mette bene in luce il bisogno di conoscenza. Almeno il mio.