venerdì 24 settembre 2010
The Horror! The Horror!
All'entrata dello stabile in cui si sarebbe svolto il tutto, delle ragazze fermano me e la mia collega.
Loro: "Siete qui per l'intervista?"
Noi: "Sì"
Loro: "Siete infermieri?"
(primo momento di incertezza: il nostro focus group era su tutt'altro)
Noi: "Ehm, no"
Loro: "Però siete voi quelli della VESCICA MENTALE, vero?"
Noi abbiamo negato, ma è da allora che l'immagine mi perseguita.
lunedì 6 settembre 2010
i valori della cristianità, del perdono e dello stato, applicati giustamente alla restituzione di un porto d'armi
Un lavoro che spinge all'estremo la sintassi italiana, che crea per essa nuove regole d'ingaggio.
Un'opera di fantasia sfrenata (vi assicuro) ma ancorata nella realtà e nel linguaggio vero e quotidiano degli italiani, e soprattutto di quelli che dovrebbero esser letterati e non lo sono. (ma all'esame di avvocato, qualcuno fa caso a COME sono scritti i temi?)
CAPOLAVORO, comunque.
(amo particolarmente: l'uso della parola OFFIZIO, il passo sottolineato e i suoi non sequitur, i "crocifissi di Gesù" e il climax che a loro segue, i continui riferimenti al senso dello stato, ma soprattutto il lirico passaggio contenente l'aggettivo UGGIOSO*)
*In cui scorgo una reminescenza dell'Ulisse di Tennyson: "Re neghittoso alla vampa ... ecc. ecc."
giovedì 3 settembre 2009
like a sausage recipe with footnotes
mercoledì 20 maggio 2009
Backside to the Future /9 (reload): di batteristi metallari e lavande gastriche
venerdì 9 gennaio 2009
Backside to the Future 8/1: Dick Angstrom
Dick Angstrom era il nome inventato da Marc per indicare in lui la mia nemesi.
[No, non forniro' ulteriori spiegazioni].
In realta' si chiamava Aigor, come l'aiutante del dottor Frankenstin.
Suonava la chitarra ma delle sue imprese musicali veniva ricordato solo il gesto della croce, eseguito nel bel mezzo di un concerto prima di azzardare l'assolo di Smoke on the Water.
Aigor introdusse nella comitiva del gabbiano diverse novita': la scriminatura di lato coi capelli corti, le camicie a mezze maniche con il colletto totalmente abbottonato anche il quindici di agosto e, suo tratto distintivo, i problemi di cuore.
Noi altri, di appena un anno piu' piccoli di lui, problemi di cuore non ne avevamo. La nostra mancanza di figa era ontologica, e il nostro desiderio, rivolto a tutte le donne, esistenti o immaginarie che fossero, era cosi' diluito che la masturbazione ossessiva ci lasciava tutto sommato soddisfatti.
Aigor era diverso. Lui si innamorava. Apparteneva a quel sottogenere di esseri umani capaci di dichiararsi innamorati di una persona con cui non hanno mai parlato.
Aigor miglioro' le noster serate con l'inesauribile argomento di un amore insoddisfatto. L'oscuro oggetto del suo desiderio, una tipa di cui VP disse "Da reto pare Bbarbi, po' si vota e face vummicá!!"*** non lo considerava. Va detto che Aigor era costante, e che nel corso degli anni l'oggetto del desiderio sarebbe rimasto lo stesso. Noi altri, quando ci interessammo a delle femmine particolari invece che all'intero genere, cambiavamo obiettivo con spensieratezza.
Mi ricordo che una volta a me e a Piero piaceva la stessa ragazza. Era una ragazza che aveva una sorella bellissima. Lei insomma. Io e Piero eravamo molto amici e una sera che dormivo da lui (era estate, i suoi genitori e suo fratello dormivano nella casa in campagna) ci confidammo che volevamo provarci entrambi. Fu un momento di profonda complicita': ci ripromettemmo di rimanere amici, chiunque di noi l'avesse alla fine spuntata. Lei fece in tempo a rifiutare le profferte amorose di Piero ("Tu mi piaci, pero' in questo periodo non voglio fidanzarmi, sono troppo giovane, non me la sento, e' una cosa piu' grande di me"), e prima ancora che potessi pensare di propormi senza far capire l'accordo tra me e lo spasimante precedente (tempo calcolato per non destare sospetti: 3 giorni) lei stava con un altro, lo baciava in pubblico, girava mano nella mano con lui. Lui si apprestava a comprarle l'anello, ce lo disse subito, senza un'ombra di ritegno. Dopo tre giorni. A quindici anni. Rabbrividimmo. E passammo ad altro, immediatamente. Piero alla Tenerona. Ma questa e' un'altra storia.
Comunque, la presenza di Aigor e del suo amore infelice non era sufficiente se non a riempire qualche serata piu' noiosa delle altre. L'epica vera arrivo' quando nella sua vita entro' la Gabbiana.
(continua)
*** " Da dietro sembra una Barbie, ma quando si gira' da il voltastomaco"
lunedì 3 novembre 2008
conversazioni tra intellettuali grottagliesi tra cui me
- No. bel culo. belle gambe. Però faccia un pò da scimmietta. Peletti qua.
- Sulle guance?
- Sì. Anche un po' di baffetti. E poi braccia pelosissime. Mani brutte, grandi, troppo grandi rispetto ai polsi.
- Menne?*
- No, menne niente.
- Allora no.
(*MENNE è il grottagliese standard per tette)
martedì 7 ottobre 2008
Backside to the Future 7/bis: le Regole dell'Esclusione
Come ci potesse venire in mente di farlo rimane un mistero, dato che eravamo una specie di corte dei miracoli. All'inizio io pensavo che ci distinguesse il fatto che fossimo tutti metallari. Pensavo fossimo l'equivalente giovane della comitiva dei punk (venticinquenni quando noi avevamo quindici anni, e quindi vecchissimi), che io distinguevo per il chiodo, i jeans stretti, le Doc Martens e l'occasionale cresta. In realta' nella percezione medio grottagliese eravamo accomunati da un'aura di sfiga (solo parzialmente immaginaria), che aveva poco a che fare con la mancanza di femmine (quello sarebbe venuto dopo) e con atteggiamenti scomposti nel luogo in cui quelli normali uscivano al massimo per chiacchierare e al limite per impennare col motorino, (ma questi erano, dai 13 ai 15 anni, quelli irresitibilmente fighi, e dopo i 15 anni quelli inesorabilmente decerebrati. Insiemi coincidenti, tra l'altro.). Semplicemente (esattamente come i punk) stavamo li', eravamo immediatamente riconoscibili, disinteressati alle moto e facevamo casino per la maggior parte del tempo.
Io, che ero quello motorizzato perche' abitavo in campagna, avevo il Si'.
L'apoteosi della sfiga, in un periodo in cui quelli fighi avevano lo ZIP (tu pensa).Ma questo era solo all'inizio, che nel corso degli anni la Comitiva del Gabbiano divenne ben altro che la raccolta di tutti i metallari grottagliesi: era uno spazio comodo in cui non si veniva giudicati, se non in quel modo molto brusco che hanno di farlo i maschi quando sono molto amici, e un porto sicuro per chiunque non sapesse cosa fare la sera (e il nucleo iniziale - io, tiziano, luciano, andrew dements, attilio - usciva ogni sera, con qualsiasi condizione metereologica, solo per stare al freddo a dire cazzate tutti assieme).
Per molti anni con noi ci fu Orazio, detto Zoccola: un muratore semi disoccupato che all'ammissione nella comitiva aveva ventisei anni. Orazio era magrissimo e fumava tutto il tempo, ma non ricordo che marca di sigarette. Era zoppo da un piede, Orazio, e ce l'aveva sempre rivolto all'esterno, tipo ballerina che fa il plie'. Orazio ci confesso' ben presto d'essere vergine, fra profluvi di bestemmie. Era stato per anni in Germania, o cosi' sosteneva, e ne era tornato con film porno ivi prodotti, ma non fece mai circolare i suoi beni tra noi. Orazio circolava sempre in bici, e se lo incontravi per strada ti urlava "ZOCCOLA!", incurante della situazione specifica in cui ti trovavi.
Per molti anni ci fu con noi anche Bruno. Bruno aveva ancora qualche anno in piu'. A me sembrava che avesse delle occhiaie spaventose, ma forse era solo l'eta'. Gli mancavano parecchi denti, a Bruno, ed era alto e benche' non grasso aveva quella panza che puo' solo venirti dopo i trent'anni. Bruno vestiva camice ocra o al limite giallo spento. Bruno lavorava e si faceva vedere solo la sera. Non e' mai venuto al mare con noi. non abbiamo mai capito che musica ascoltasse. Ora che ci penso non ha raccontato quasi mai niente di se'. Dava pacche fortissime sulla schiena e si aggregava a quasi ogni cosa facessimo, ma parlava poco e quando lo faceva lo faceva con voce da tenore. Non fumava, sicche' non capivamo il perche' dei denti gialli e radi.
Poi per un po' di tempo ci fu con noi Ciro, che poi e' diventato poliziotto, ma mica di quelli tranquilli, di quelli convinti.
E suo cugino, che lavorava in campagna ed era enorme. Non mi ricordo di che si parlasse fra di noi, ma mi ricordo che eravamo amici.
Alla fine nella comitiva ci poteva entrare quasi chiunque, e' per questo che ancora non mi riesce di parlare di quelli che abbiamo escluso.
mercoledì 24 settembre 2008
Backside to the Future 7 / Le regole di inclusione (parte prima)
Le regole di inclusione nella comitiva del Gabbiano non sono mai state esplicitamente dichiarate, ma a posteriori non e’ troppo difficile individuarle.
Il nucleo originario della comitiva, almeno fino al mio secondo o terzo anno di universita’ (otto anni almeno, dunque, fino alla grande diaspora) era composto da me, Tiziano, Vincenzo, Alessandro Manigrasso (da indicare sempre con nome e cognome, benche’ non ci fossero omonimi), Capuano (da indicare sempre e solo tramite il cognome, a parte i periodi in cui si decideva di utilizzare alcuni sceltissimi pseudonimi: Moana -il piu’ duraturo-, Capuasca, Orgia e il mio preferito, ovvero Andrew Dements), Luciano (indefinito, ma era anche difficile da disegnare, e anche da descrivere. La cosa che lo distingueva di piu’ era il suo povero cane Tex, fatto restare vergine fino alla morte perche’ senno ‘ "si disaffeziona").
Il secondo anno di liceo si unirono in pianta stabile Enrico, Piero Mariella (anche lui, chissa’ perche’, quasi mai in possesso di un nome e cognome indipendente) e, piu’ defilato, il Cargiuli; fu durante una gita in cui quelli fighi limonavano o almeno ci provavano (quelli fighi, tra maschi e femmine erano in tutto 4 persone), e quelli sfigati diventavano amici fraterni prendendo per il culo la figlia adottiva della professoressa di inglese. Costei si chiamava Ernestina, dimostrava il triplo dei suoi anni (36 invece che dodici), un merletto ornava ogni orlo del suo vestiario ed era di poche parole. Essere la figlia adottiva di una integralista cattolica oltretutto non la aiutava ad avere un rapporto sereno col mondo.
A mia discolpa posso dire che era la terza occasione in cui la vedevo, e che nelle prime due avevo persino cercato di farci amicizia, l’avevo difesa dalle prese di culo degli altri, avevo cercato di farla integrare. Senza successo, che’ lei se ne era uscita comunque con delle frasi di rara stronzaggine. A posteriori so che non era colpa sua, che essere acidi a dodici anni e con una famiglia del genere e’ il minimo che una ragazzina possa fare per restare sana di mente, ma a mia discolpa va detto che io avevo quindici anni e che a quindici anni notoriamente non si capisce un cazzo, e quindi avevo gia’ fatto troppo.
Comunque, prendere per il culo Ernestina e commentare le canzoni dei Metallica fece nascere un’amicizia decennale, che’ io mi ero avvicinato a quei tizi la’ solo perche’ ascoltavano Fade to Black, da Ride the Lighting
(Che poi, i Metallica, mio dio, si possono passare ore a parlare dei Metallica? Qualche estate fa dei miei amici passarono una notte a parlare dei Tool, e una notte di capodanno a parlare dei Radiohead. Nel primo caso mi sono addormentato, nel secondo mi sono aggregato al gruppo di quelli che si alcolizzavano. Ma i Metallica! L’ultimo che ho visto parlare dei Metallica cosi’a lungo e’ stato Giampiero, una notte di ferragosto, mentre guardava le stelle provandoci con una. O almeno: noi pensavamo ci provasse, solo che ogni tanto carpivamo brandelli di conversazione "No, perche’ l’assolo di Kirk Hammett dentro ... And Justice for All ....").
Poi, nel nucleo centrale c’era Coco’ Curlacci, che ora ha preso I voti ed e’ don Coco’, e Attilio.
E poi un sacco di gente non sembrava c’entrarci niente con noi e che veniva ammessa, e gente che voleva entrarci e che ostracizzavamo senza pieta’. Di questi parlo la prossima volta.
martedì 19 agosto 2008
l'impiegato del mese
domenica 17 agosto 2008
il terrore di tutti i ladri

Dall'inizio di agosto ho abbandonato il flat più sudicio dell'emisfero occidentale e mi sono trasferito in uno più periferico, ma lindo come pochi, e bello come nessuna altra casa in cui mi sia mai capitato di abitare (tranne forse, of course, la casa paterna).mercoledì 21 maggio 2008
do not feed the gulls
A Largs, che è giusto una ventina di chilometri più a Est di dove sto io, i gabbiani sono veramente enormi e malvagi. La prima volta che sono stato a Largs era un tardo pomeriggio, piuttosto freddo e ventoso. Erano le sei di pomeriggio, e a Largs, a parte i fish&chips e i pubs, chiude tutto alle cinque. Io c'ero capitato per sbaglio: dovevo prendere il bus per Gourouk e sono salito automaticamente su quello che prendo per andare la mattina a lavoro, convinto che ci passasse. Comunque: nei dieci minuti che ho passato nella mia prima visita a Largs, l'unico altro essere umano in giro oltre me era un uomo che cercava di mangiare il suo cartoccio di pesce e patatine seduto su una panchina. Quattro enormi gabbiani (quando dico enormi non esagero, erano alti come un cane di taglia media, almeno) lo avevano circondato e gli facevano versi contro. Ogni tanto uno dei gabbiani cercava di avventarsi su di lui, e lui lo teneva lontano scalciando mentre continuava a ingurgitare patate di gran fretta.
Mi è sembrata una scena deliziosa.
lunedì 19 maggio 2008
la mia vita in newton street
Se la mia stanza non finisce di riempirmi di gioia, le condizioni della cucina al mio arrivo mi hanno spinto a comperare l'unico detergente sulla cui confezione viene assicurata la capacita' di debellare la salmonellosi. Nei due giorni successivi alla mia opera di pulizia, la situazione si e' pero' pericolosamente riavvicinata alle condizioni iniziali, e la mia chiacchierata con il coinquilino fashion (muscoloso, francese, amante della dance; l'altro e', credo, un nordico un po' panzuto e occhialuto che finora ha prodotto - da me udibili, per lo meno - solo rutti e sporadiche risate e, subito dopo il rutto con cui mi ha accolto in casa, anche il suo nome. Io pero' ero tramortito dalla novita' e non sono riuscito a capire come si chiami) mi ha confermato che essi si' avvertono il disagio principale della cucina (il lavello semi-intasato in cui loro continuano a buttare cibo, formando un poco simpatico strato di melma), ma lo attribuiscono al fatto che il lavello non abbia uno scarico di quarantacinque centimetri di diametro. Sto cercando di far passare l'idea che effettivamente loro hanno ragione, ma magari, per adesso, fintanto che questa cosa non si risolve, possiamo adattarci e buttare i resti di cibo nel secchio della spazzatura. Spero che la strategia abbia successo. Anche perche' il resto della casa - persino il bagno - va piuttosto bene.
Ho solo bisogno di un consiglio da voi, cari lettori: vivaddio ne' nella mia camera, ne' in bagno, ne' in cucina c'e' la moquette, ma in corridoio si'. Quindi: come diavolo si pulisce la moquette?
lunedì 28 aprile 2008
avvertenze
- Danie', fa attenzione.
- a che cosa, pa'?
- alla vita.
(mi è rivenuta in mente ascoltando il ruggito del coniglio tornando a casa dopo il mio ultimo turno da lavoratore notturno)
lunedì 31 marzo 2008
Obliquo!
Vent'anni fa Tina camminava molto peggio.
Tina ha due figli, Giovanni e Vincenzo, e qualcosa come una ventina d'anni fa giocavamo spesso assieme: Giovanni ha l'età di mio fratello, Vincenzo la mia, e per un po' abbiamo condiviso interminabili pomeriggi di pallone.
Quando io avevo sette anni e mio fratello dieci, lui e Giovanni elaborarono questa fine strategia calcistica: uno dei due doveva fare un lancio lungo che tagliasse il campo verso l'attacco avversario, e l'altro doveva scattare per andare a segnare. Chi faceva il passaggio lungo doveva urlare “OBLIQUO!!” all'altro per dirgli di muoversi. Mio fratello e Giovanni davano per scontato che nessuno avrebbe capito quello schema, né tantomeno la parola 'obliquo'.
A me sembrava una strategia scemissima: ma funzionava, il più delle volte (forse perché in tutte le altre squadre gli attaccanti – cioè tutti – si agitavano come formiche a cui avessero strappato le antenne). Quell'estate vincemmo quasi tutte le partite.
D'inverno andavo da Giovanni e Vincenzo per giocare con l'Atari, ma finivamo soprattutto per vagare nella campagna dietro casa loro, in cui avevamo un sacco di cose da fare: la più importante era cercare di sradicare le cipuddazze finché le mani, a causa della magica proprietà delle fogliedicipuddazze, ci diventavano tutte rosse e gonfie. Inoltre, dietro casa loro, avevamo il posto segreto in cui tenevamo i brandelli di giornaletti porno che raccattavamo in giro per le strade. Non credo sia più così: quand'ero piccolo i bordi delle strade di campagna e tutti i parcheggi erano pieni di riviste porno sbrindellate: non riuscivamo a capire per bene il concetto di scopata, perché ci arrivavano soltanto fotogrammi singoli e non riuscivamo a rimetterli nell'ordine giusto, ma ci divertivamo comunque.
Tornando a casa l'altra sera dopo essere andati a fare la spesa, mia madre mi ha chiesto se mi andava di passare a salutare. Tina cammina meglio: da piccolo mi ricordo che era sempre a letto, con un'armatura di metallo che le mordeva la gamba destra. Mia madre mi aveva avvisato che Tina ha il tumore, ma non ci avrei messo comunque molto a scoprirlo: Tina parla volentieri delle terapie che segue, e del fatto che dopo ogni terapia non può avvicinarsi al nipote né a donne incinte, perché diventa radioattiva.
Giovanni era in casa, ma non ha detto quasi niente: indossava un maglione di lana e i pantaloni di una tuta: abbinamento orribile. Lavora all'ILVA, ma dice di non esserne contento: ogni venti minuti si prendeva un goccio di caffè tiepido da una grossa caffettiera e si fumava una sigaretta; io ero imbarazzato e giocavo con un gatto che sembrava non aver ricevuto mai una carezza in vita sua. Vincenzo è paralizzato dal collo in giù da un paio d'anni: si è schiantato con la moto contro qualcosa, ma questo lo so già da un po', non mi fa più tanta impressione. Non vive con i genitori, ha una moglie e un figlio e una casa in affitto giù in paese.
Manca una chiusura, lo so.
sabato 1 marzo 2008
highlight metropolitano
Ero a comprare tre birre da un litro al Dico, ovvero uno dei più luridi discount di Milano (zona: Porta Garibaldi). Mi trovavo proprio alle casse, quando sono entrati due tizi, uno con il volto coperto e in mano quella che sembrava una pistola di plastica, l'altro a volto scoperto, grassoccio e agitatissimo. Io ero giusto alla cassa in quel momento, e ho sfoderato il mio sorriso "tanto in tasca c'ho venti euro": i due hanno minacciato la cassiera e quello grassoccio ha afferrato i soldi a manate, cercando di infilarseli nei jeans (un consiglio: mai mettere jeans stretti, se vai a fare una rapina). Mentre quest'ultimo cercava di aprire l'altra cassa e intanto di mettersi i soldi in tasca, i rotoli di denaro che cercava di tenere stretti nelle dita grassocce si sono ribellati e si sono sparsi per terra. Il tizio ha porconato in arabo e si è chinato a raccoglierli. (Intanto, nel resto del supermercato c'erano alcuni tizi che continuavano a fare la spesa, e un paio di ragazze dietro di me che piangevano come fontane)
Raccolti i soldi, il tizio cercava ancora di aprire la cassa rimasta chiusa. In quel momento la serata da interessante è diventata meravigliosa: di fronte ad un lavoro fatto così male, una delle sciure in fila dietro di me ha preso coraggio e ha detto, quattro volte di seguito e sempre con più convinzione, come solo una milanese da dodici generazioni potrebbe fare:
"guardì che sta lasciando dei soldi per terra, nè?"
venerdì 22 febbraio 2008
Backside to the Future /6: la pastafforno!
Intorno ai nostri quindici anni, la Comitiva del Gabbiano era già piuttosto estesa, ma era composta esclusivamente da maschi. Innanzitutto era un fatto d'età: le ragazze della nostra età stavano con quelli più grandi, e anche le comitive più fighette erano quasi esclusivamente maschili. E poi, forse, eravamo anche un pò sfigati.
Era tutto sommato divertente, però: si usciva, si parlava di qualsiasi stronzata ci venisse in mente e ancora non soffrivamo troppo della mancanza del gentil sesso, ma non poteva continuare a lungo.
Il primo ad esprimere quest'idea fu il protagonista di quest'episodio, una sera che lo riaccompagnavo a casa con il mio gigarino:
- Cioè, mica per farci niente - mi disse nel suo solito grottagliese strettissimo e strascicato - ma anche solo per chiacchierarci qualche femmina nella comitiva ci vorrebbe. Mi sono un pò rotto le palle di uscire sempre tra maschi.
V.P. non lo sapeva, ma sarebbe stato il primo di noi ad affrancarsi dalla RASPA*.
Già da un pò di tempo, comunque, avevamo iniziato a cercare di salutare e conoscere delle ragazze che ci piacevano. Ovviamente, conoscevamo i nomi di tutte quelle dal carino in su. Un giorno una di loro (con un nome sexy da commedia italiana degli anni 80, una roba tipo Cinzia o Deborah o Patrizia, ma qui non vi dirò quale di questi) ci risalutò, per nome.
Da lì intuimmo due cose: uno, che le ragazze avevano, come noi, i propri canali informativi. Due, che uno di noi o più di uno di noi le piaceva, dato che si era informata sui nostri nomi e li aveva utilizzati.
Eravamo, gioverà ricordarlo, molto giovani e anche probabilmente un (bel) pò sfigati. Era ovvio, a guardare indietro, che le piaceva l'unico di noi che non salutava mai, ovvero il suddetto V.P.
Nelle settimane successive, Colei partì all'attacco e riusci a spuntare un appuntamento con il nostro amico, ma io e V.P. non siamo mai stati così in confidenza e non so per bene come siano andate le cose. Sta di fatto che V.P. scomparve per un paio di sere, e quando ricomparve raccontò di lunghe passeggiate, chiacchierate interminabili e alla fine ci confermò che sì, lui e lei stavano assieme. Da perfetto gentiluomo, omise ogni particolare piccante.
Dopodiché scomparve per un paio di settimane.
Quando tornò gli chiedemmo come andava con la sua fidanzata.
"L'agghiu lassata"* - rispose.
Noi eravamo basiti: ma come, una, anche piuttosto carina, ti sceglie e la lasci? Gli chiedemmo come mai. La sua risposta è rimasta negli annali (ripeto, immaginate un eloquio estremamente strascicato):
"Ci lu dumeneca mance pastafforno dici: BUONA; ci lu lunetia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu marteretia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu mirculitia mance pastafforno dice: BUONA. MA pò lu sciuvetia nne uè la PASTELLINTECCHIE?"***
Noi altri, devo dire, non approvavamo, ma ritenemmo la scelta del nostro sodale coraggiosa e degna di rispetto. Lui, dal canto suo, dopo circa una settimana tornò alla pasta al forno, e se ne nutrì per circa cinque anni.
*Raspa: eccitazione sessuale
**"L'ho lasciata"
***"Se la domenica mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il lunedì mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il martedì mangi la pasta al forno dici: BUONA, se il mercoledì mangi la pasta al forno dici: BUONA. Ma poi, il giovedì non vuoi la PASTA e LENTICCHIE?"
martedì 12 febbraio 2008
Backside to the Future /5 parte seconda: Nomen Omen

(Qui trovate la prima parte.)
Neanche mezz'ora dopo essere tornato a casa, T. ricevette una telefonata da E., che con voce funerea gli chiedeva di ritornare a casa sua "perché mio padre ti deve parlare".
Vagamente preoccupato ma con la coscienza sostanzialmente tranquilla, T. vi si recò. Appena arrivato fu messo a sedere al tavolo della cucina, con la portafinestra alle spalle, E. di fronte, la Rosariona Nazionale e il generale Punzerstofen ai suoi lati. (e il fratello di E., felicissimo della disgrazia del fratello che rompeva i coglioni in giro).
T. ancora non aveva capito quale fosse il problema, e il generale iniziò a parlare.
G.P. "T., a me queste cose non piacciono"
T. "?"
G.P. "Io voglio che mio figlio queste cose le scopra in maniera naturale, quando sarà, tra dieci, quindici, vent'anni!"
T. "?"
(E. si agitò un pò.)
G.P. "Quella cosa che hai dato a mio figlio...."
(A questo punto la verità si fece strada nella mente di T., che rivolse ad E. uno sguardo pieno di stupore più che di astio:)
T. "Nooo... ti sei fatto beccare"
(E. annuì impercettibilmente.)*
T. "Nooo... se' propria margiale...."**
G.P. "T.! tu hai costretto mio figlio a guardare questa cosa!! gli hai detto: PRENDI E GUARDALA!!!"T.: "Veramente me lo ha chiesto lui, se gliela prestavo....."
G.P. "Lui me l'ha raccontata in maniera diversa! E., è vero quello che dice T.?"
(A quel punto E. disse le uniche parole di tutto il pomeriggio, chinando leggermente la testa:)
E. "Sì, papà"
(Seguì silenzio.)
G.P. "Bene, T., mi fai scoprire anche che mio figlio mi racconta delle bugie. Comunque sappi che non sei più il benvenuto in questa casa, e ritieniti fortunato che non diciamo niente a tuo padre!"
La discussione era finita.
Mestamente e in silenzio, T. fu accompagnato alla porta. Prima di uscire però, il sacro fuoco della giustizia si risvegliò in lui, tornò sui suoi passi e guardò fisso negli occhi il gelido Generale Punzerstofen.
T. "Scusi..."
G.P. "..... Sì?"
T. "Posso riavere la videocassetta?"
* E. aveva messo la videocassetta nell'armadio, esattamente nel primo cassetto aperto da sua madre appena tornata a casa. Nessuno si è mai riuscito a spiegare come ciò sia avvenuto. La Rosariona, incuriosita dall'immaginetta sulla VHS l'aveva inserita nel videoregistratore e fatta partire di fronte al marito e al figlio minore. Di lì la tragedia.
** "Margiale", in grottagliese è il manico della zappa. Per estensione (a causa del movimento che le mani fanno sul manico) indica anche la masturbazione maschile e per estensione ancora viene usato come "stupido" o "idiota".
lunedì 21 gennaio 2008
Backside to the Future /5 parte prima: Nomen Omen

Se insisto a chiamare questi post in questo modo, un motivo c'è, ed è legato ad una delle storie più raccontate della mia adolescenza, all'epica primigenia della Comitiva del Gabbiano, allo scontro tra (userò soprannomi, la privacy è la privacy, anche se il numero di grottagliesi che ha ascoltato questa storia è pressoché infinito) il generale Punzerstofen, padre di Iastimator (ma, da qui in poi, semplicemente E.) e Tempesta (A)Sessuale (da qui in poi, semplicemente T.)*.
Per comprendere il prosieguo della storia, miei giovani lettori inebetiti dalla rete, dovete sapere che c'è stata un'epoca in cui l'accesso al porno era ben più complesso di oggi, e tutto si fondava su uno scambio continuo e furtivo di "giornaletti" e videocassette. Chi aveva fratelli maggiori (come me) attingeva al patrimonio di famiglia, ma tutti gli altri dovevano ingegnarsi.
La circolazione delle videocassette in particolare era caratterizzata dalla regola aurea che "le videocassette porno non appartengono a nessuno". Esisteva, è vero, qualcuno identificabile come Ur-Proprietario, ma aveva il dovere morale di prestare i suoi possedimenti ai più bisognosi, certo che nel momento della necessità sarebbe stato ripagato con eguale generosità e larghezza. Si trattava, credo, dell'unico esempio di comunismo possibile.
Uno di codesti Ur-Proprietari era un tizio molto più grande di noi (avrà avuto, all'epoca, 22 anni o giù di lì) che millantava parenti e vacanze in Germania, e che perciò chiamavamo Giovanni Schwanz. Lo Schwanz riforniva di videocassette T., e proprio dalle sue mani cominciò il giro una delle videocassette più prestate della storia, quella di "Backside to the Future". La movimentata vicenda vede la protagonista Erica Boyer viaggiare nel tempo e già che c'è, scopare in rapida sequenza con suo padre, sua madre e se stessa, nonché con alcuni tizi non individuati, probabilmente cugini. La fanciulla riesce però a tornare nella sua epoca, dove può finalmente "abbracciare" suo marito. Il fascino di questo film risiedeva in molti particolari, ma soprattutto nella strepitosa colonna sonora fatta con la tastierina casio, da allora citata ogni volta che mimavamo l'atto sessuale (e a dire il vero a me è venuto spesso di canticchiarla sul serio durante il sesso vero, non so se agli altri della comitiva è successo lo stesso). Quel film è stato per tutti noi l'archetipo del porn
o e nel mio cuore è secondo solo a "Edward Dickhands".[Edward Dickhands fu proiettato la prima notte di occupazione al Liceo Moscati, quando io facevo il terzo superiore. Della nostra classe eravamo rimasti a dormire a scuola solo io e Nico De Luca, e fummo coinvolti nella visione di questo capolavoro, che narra la drammatica vicenda di Edward, burattino-homunculus il cui creatore muore prima di poter sostituire delle mani alle protesi falliche che - chissà perché - gli ha impiantato sugli avambracci. Nel corso della vicenda, il povero Edwards farà di necessità virtù, e troverà di che consolarsi]
Comunque, una bella domenica di ottobre il generale Punzerstofen, la sua consorte e il fratello di E. sarebbero stati fuori fino al pomeriggio, ed E. pensò bene di invitare a pranzo T., chiedendogli di portare anche Backside, per poterlo guardare mentre consumavano un ricco pranzo a base di wurstel e patatine (giuro).
A fine proiezione, E. chiese a T. di lasciargli quella testimonianza della settima arte, e T. gli disse "Vabbé. Basta che non ti fai sgamare".
L'illuso.
(....Continua...)
*Tempesta (A) Sessuale e Iastimator sono soprannomi desunti dalla successiva esperienza nel gruppo di odontoiatric metal Citemmetal
lunedì 24 dicembre 2007
backside to the future /4: x-mas edition
Era la notte di Natale, festeggiavamo a casa di De Leonardis (aka De Murtaccis), e per la prima volta un carico di birra Raffo ci rese tutti un pò brilli. Avevamo 16 anni, quindi non eravamo granché precoci.
Io e Tiziano tornammo a piedi verso il garage in cui tenevo il mio Sì Piaggio (aka "il Gigarino"), con l'intenzione di cazzeggiare un pò in giro.
Quell'anno l'amministrazione di Grottaglie aveva avuto pretese di artisticità: sul corso principale alcuni grossi tubi di cemento dovevano rappresentare le grotte e dei cosi di rame attorcigliati dovevano essere i personaggi del presepe: sotto ognuno di essi, per evitare fraintendimenti, una targhetta diceva: "San Giuseppe", "Madonna", "Pastorello", ecc.
Io mi avvicinai a San Giuseppe e lo sfiorai con un dito. San Giuseppe si accasciò al suolo senza un lamento. Feci per rimetterlo a posto, ma lui non volle darmi retta. Ridevamo, intanto. Una voce bassa e senza corpo si materializzò all'improvviso: "Pezzo di merda!". Il divino, pensai. "Ti faccio un culo così!". Tiziano capì prima di me che si trattava del custode. "Esagerato!" urlò, e ce ne andammo ridendo, mentre la voce ancora disincarnata continuava a insultarmi.
Il sì della piaggio, lo dico per chi non ne ha mai visto uno, era un mezzo progettato per circolare di giorno e in città: il faro aveva due posizioni, e quella spacciata per "abbaglianti" illuminava la strada per un massimo di cinque metri.
Io e Tiziano si decise quindi di andare a fare colazione a Monteiasi, a otto km da Grottaglie. Erano le tre e mezza di notte, era scesa una nebbia che rendeva impossibile vedere a più di due metri e la cosa ci sembrava stupida anche se eravamo ubriachi. Però la facemmo, ridendo tutto il tempo perché dovevamo fare la strada a memoria., ma era una strada di campagna, e non c'era nessuno, e a parte cadere nella fogna a cielo aperto che costeggiava la strada, non poteva capitarci niente di male.
A Monteiasi di notevole c'erano solo le due croci al neon a illuminare le due chiese principali, una blu, più gotica, e una verde che sembrava rubata a una farmacia. Un unico bar aperto, di fronte a cui ci fermammo, con un barista assonnato e un omino che quella notte si era scontrato davvero con troppi bicchieri.
"Magari torniamo a Grottaglie", dissi a Tiziano.
Non smettemo di ridere mai neanche al ritorno.
Forse mi sbaglio, ma quello fu un Natale perfetto.
Auguri.
giovedì 15 novembre 2007
Backside to the Future /3
A tutti venne naturale pensare - un pò per scherzo, un pò sul serio - a quei ritrovi come ad un tributo ad un gruppo che in tutto fece si e no sei o sette prove, produsse una cassetta inascoltabile e non suonò mai una canzone per intero, e il tutto qualcosa come cinque anni prima. Essere invitati, significava fare parte di un gruppo di amici estremamente e forse eccessivamente coeso, avere le cassette (chi le ha ora? credo Piero, forse William, ma da quando mi evita per motivi a me ignoti è diventato difficile chiederglielo) voleva dire custodire qualcosa che di tanto in tanto ti veniva richiesto, per copia o giusto per cazzaggiare, dagli altri,;lasciare la tua traccia in una cassetta e non in un'altra segnalava come solo per un breve periodo eri stato considerato uno di noi.
Quando finimmo di incontrarci per i Fracitan Lizards Tribute la comitiva, in realtà, si era già sciolta, anche se ci avremmo creduto ancora per un pò, alla sua esistenza.
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