martedì 16 novembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
Fruttero & Lucentini "L'Italia sotto il tallone di F&L"
Nel 1973, mentre tutti in Italia e in Europa sembrano affascinati e in via di innamoramento di Gheddaffi (alias: la via islamica al socialismo, secondo qualche ben informato dell'epoca), Fruttero e Lucentini scrivono un elzeviro su La Stampa non contro Gheddaffi ma contro il modo in cui, sono sicuri, se ne parlerà nei mesi seguenti.
Il loro pezzo viene letto integralmente e integralmente NON compreso dall'ambasciatore libico in Italia, che chiede scuse e spiegazioni e contestualmente minaccia ancheo i proprietari del giornale (ovvero la FIAT) e il governo italiano tutto.
La reazione della direzione (e della proprietà) del giornale è meno ossequiosa di quanto sarebbe oggi e F&L se la cavano con un altro elzeviro in cui spiegano all'ambasciatore che non ha capito assolutamente nulla (ma lo fanno gentilmente, questo bisogna ammetterlo).
Pochi mesi dopo, sull'onda di questa inattesa attenzione della grande politica per i loro innocui editoriali, F&L iniziano a pubblicare (a puntate, su Epoca) il primo capitolo de "L'Italia sotto il tallone di F&L", ovvero questo meraviglioso volume che ho scovato alla libreria Atalante, una minuscola libreria dell'usato di Milano.
Non è un gran romanzo, ovviamente (soprattutto la prima parte, ovvero quella che era stata pubblicato su Epoca): F&L vengono prima trascinati in Libia e costretti da Gheddaffi e da sua nonna a scagliare i propri terribili elzeviri contro la propria patria, poi, di fronte all'assenza di reazioni da parte dell'allora ministro degli esteri Aldo Moro, concepiscono il piano di attaccare l'Italia e di prendere il potere.
Ecco quindi lo sbarco delle brigate premaman sulle coste italiane (a bordo di gommoni e mezzi di fortuna ...) e poi la marcia sopra e sotto Roma dei due condottieri e letterati.
La parte centrale del romanzo (dallo sbarco alla presa del potere) è la più divertente: F&L usano quasi sempre lo stesso trucco, ovvero prendono una metafora abusata del lessico politico/giornalistico/comune dell'epoca e lo usano come se fosse un'espressione letterale. Sembra un mezzo che alla fine può stancare, ma applicato alla politica dei primi anni '70 e ai contrasti tra varie correnti all'interno del vaticano offre invece divertimento continuo.
(Il momento migliore è comunque quello in cui si scopre che Aldo Moro non solo è un arabo pazzo dal vero nome di Al Domohr, ma è anche l'arabo pazzo dei romanzi di Lovecraft)
L'ultima parte (dalla presa del potere alla caduta) è troppo ricalcata sul ventennio fascista per essere molto più di una semplice parodia, anche se l'allenza con la Svizzera sotto il segno della Svanzica rimane un grande passaggio, così come anche tutta l'organizzazione del nuovo stato sotto l'insegna del PNF&L (con conseguente onnipresenza di riferimenti a "La donna della domenica").
Insomma: è abbastanza (non troppo: è ovviamente un libro invecchiato malissimo) divertente, è un bel documento storico e F&L erano (uno è ancora a dire il vero) due uomini meravigliosi: se vi capita leggetelo.
Il loro pezzo viene letto integralmente e integralmente NON compreso dall'ambasciatore libico in Italia, che chiede scuse e spiegazioni e contestualmente minaccia ancheo i proprietari del giornale (ovvero la FIAT) e il governo italiano tutto.
La reazione della direzione (e della proprietà) del giornale è meno ossequiosa di quanto sarebbe oggi e F&L se la cavano con un altro elzeviro in cui spiegano all'ambasciatore che non ha capito assolutamente nulla (ma lo fanno gentilmente, questo bisogna ammetterlo).
Pochi mesi dopo, sull'onda di questa inattesa attenzione della grande politica per i loro innocui editoriali, F&L iniziano a pubblicare (a puntate, su Epoca) il primo capitolo de "L'Italia sotto il tallone di F&L", ovvero questo meraviglioso volume che ho scovato alla libreria Atalante, una minuscola libreria dell'usato di Milano.
Non è un gran romanzo, ovviamente (soprattutto la prima parte, ovvero quella che era stata pubblicato su Epoca): F&L vengono prima trascinati in Libia e costretti da Gheddaffi e da sua nonna a scagliare i propri terribili elzeviri contro la propria patria, poi, di fronte all'assenza di reazioni da parte dell'allora ministro degli esteri Aldo Moro, concepiscono il piano di attaccare l'Italia e di prendere il potere.
Ecco quindi lo sbarco delle brigate premaman sulle coste italiane (a bordo di gommoni e mezzi di fortuna ...) e poi la marcia sopra e sotto Roma dei due condottieri e letterati.
La parte centrale del romanzo (dallo sbarco alla presa del potere) è la più divertente: F&L usano quasi sempre lo stesso trucco, ovvero prendono una metafora abusata del lessico politico/giornalistico/comune dell'epoca e lo usano come se fosse un'espressione letterale. Sembra un mezzo che alla fine può stancare, ma applicato alla politica dei primi anni '70 e ai contrasti tra varie correnti all'interno del vaticano offre invece divertimento continuo.
(Il momento migliore è comunque quello in cui si scopre che Aldo Moro non solo è un arabo pazzo dal vero nome di Al Domohr, ma è anche l'arabo pazzo dei romanzi di Lovecraft)
L'ultima parte (dalla presa del potere alla caduta) è troppo ricalcata sul ventennio fascista per essere molto più di una semplice parodia, anche se l'allenza con la Svizzera sotto il segno della Svanzica rimane un grande passaggio, così come anche tutta l'organizzazione del nuovo stato sotto l'insegna del PNF&L (con conseguente onnipresenza di riferimenti a "La donna della domenica").
Insomma: è abbastanza (non troppo: è ovviamente un libro invecchiato malissimo) divertente, è un bel documento storico e F&L erano (uno è ancora a dire il vero) due uomini meravigliosi: se vi capita leggetelo.
domenica 14 novembre 2010
sabato 13 novembre 2010
Menomena "Mines"
I Menomena sono un trio di Portland. Fanno indie-rock (definizione necessariamente vaga): il loro cantante ricorda a volte Damon Albarn, a volte i primi Kings of Leon, ma la voce del cantante è allo stesso tempo la prima cosa che si nota e la prima che si dimentica.
Le canzoni riescono ad essere sorprendenti, in questo loro terzo disco, anche se non superano quasi mai i cinque minuti: iniziano in un modo e quasi sempre finiscono in un altro, con un paio di assi nella manica per pezzo (da una accelerazione, a un cambio di melodia, ad un pianoforte che arriva quando meno te l'aspetti).
E' uno dei dischi più divertenti degli ultimi mesi, e vale un ascolto.
giovedì 11 novembre 2010
frontiere dell'italica letteratura
Scusatemi.
Il mio senso critico è da qualche parte che fa seppuku.
Da giorni non riesco a togliermi dalla testa il fatto che D'Orrico* ha giudicato il nuovo romanzo di Faletti ("Appunti di un venditore di donne" ... il titolo non mi dice niente, e a lei, signor Aldo Busi?) il miglior romanzo italiano degli ultimi millanta anni perché nella prima frase Faletti ci ha messo la parola "Cazzo"**.
"Porci con le ali" è dunque il capolavoro immortale della letteratura mondiale (su questo in effetti si può anche discutere).
(in ogni caso Faletti ha donato e donerà meno wank opportunities agli adolescenti di sinistra rispetto alle peripezie di Rocco e Antonia).
* Sì, lo so che criticare D'Orrico è come bombardare la croce rossa.
**(L'incipit, che secondo D'Orrico è "una rasoiata che vi segnerà per il resto della vostra vita" e che farà impallidire ogni altra manifestazione letteraria in cui vi imbatterete è questo: "Mi chiamo Bravo, e non ho il cazzo" [cito a memoria, non ho il numero di Sette sottomano, ma le rasoiate non si dimenticano così facilmente])
Il mio senso critico è da qualche parte che fa seppuku.
Da giorni non riesco a togliermi dalla testa il fatto che D'Orrico* ha giudicato il nuovo romanzo di Faletti ("Appunti di un venditore di donne" ... il titolo non mi dice niente, e a lei, signor Aldo Busi?) il miglior romanzo italiano degli ultimi millanta anni perché nella prima frase Faletti ci ha messo la parola "Cazzo"**.
"Porci con le ali" è dunque il capolavoro immortale della letteratura mondiale (su questo in effetti si può anche discutere).
(in ogni caso Faletti ha donato e donerà meno wank opportunities agli adolescenti di sinistra rispetto alle peripezie di Rocco e Antonia).
* Sì, lo so che criticare D'Orrico è come bombardare la croce rossa.
**(L'incipit, che secondo D'Orrico è "una rasoiata che vi segnerà per il resto della vostra vita" e che farà impallidire ogni altra manifestazione letteraria in cui vi imbatterete è questo: "Mi chiamo Bravo, e non ho il cazzo" [cito a memoria, non ho il numero di Sette sottomano, ma le rasoiate non si dimenticano così facilmente])
verso un'ecologia dei convegni
Sono appena tornato da un convegno.
Ho deciso che, nel momento in cui prenderò il potere, chiunque chiuda un intervento o introduca una domanda con la frase "ora ho intenzione di lanciare una provocazione" sarà accompagnato con gentile fermezza alla porta*
(*La sentenza di espulsione sarà tramutata in capitale se il suddetto esemplare di conferenziere avrà nel frattempo sentito il bisogno di chiosare la propria domanda/osservazione conclusiva con la frase "ovviamente la mia è solo una provocazione")
Ho deciso che, nel momento in cui prenderò il potere, chiunque chiuda un intervento o introduca una domanda con la frase "ora ho intenzione di lanciare una provocazione" sarà accompagnato con gentile fermezza alla porta*
(*La sentenza di espulsione sarà tramutata in capitale se il suddetto esemplare di conferenziere avrà nel frattempo sentito il bisogno di chiosare la propria domanda/osservazione conclusiva con la frase "ovviamente la mia è solo una provocazione")
mercoledì 10 novembre 2010
Gianfranco Marziano "Inferno"
Molti anni fa, in un'epoca in cui ancora non mi sarei sentito irrimediabilmente sfigato a giocare ad un gioco di ruolo, convinsi alcuni miei amici ad abbandonare draghi, dungeoni o peggio ancora vampiri e scenari cyberpunk (Vampiri è decisamente il peggior gioco di ruolo ch'io abbia mai visto, ma ammetto di non conoscerne tanti) in favore del gioco di ruolo di Mario Merola (Mario Merola Role Play Game, per gli addetti ai lavori).
Il Gioco di Ruolo Di Mario Merola è, ovviamente, ambientato a Napoli.
Invece di maghi e guerrieri, i suoi personaggi sono il cantante, il camorrista, il ricchione, la vaiassa, ecc. Invece degli incantesimi si invocano (o bestemmiano) i santi e le madonne, invece delle abilità con la spada o di altre caratteristiche ci sono "guidare con una mano sola", "sparare in diagonale", "'a squisitezza", "o' completo", solo per citarne alcune.
Come in D&D, si tirano i dadi, ma qui soprattutto per vedere quante possibilità hai di uscire vivo dagli ospedali.
Se volete dare un'occhiata alle regole nella loro interezza (e sono divertentissime da leggere anche se si decide di non giocare), qui c'è l'intero manuale.
Il gioco di ruolo di Mario Merola mi pareva (e mi sembra tuttora) una rappresentazione realistica e avvincente della realtà napoletana.
Inferno, il romanzo breve di Gianfranco Marziano, mi ha dato esattamente la stessa sensazione.
Vari personaggi del sottobosco salernitano si muovono in uno squallore e in vuoto perfettamente credibili: tre storie principali (quella di Sergio, di Claudio e di Domenico), che non vanno e non possono andare da nessuna parte (quella di Sergio anzi gira in tondo) a causa della pochezza dei protagonisti ma anche del mondo e delle persone che stanno a loro intorno.
Il romanzo di Marziano (che è, a quanto pare, una figura storica dell'underground salernitano, grazie ai suoi haiku e alle sue canzoni piene di volgarità assolutamente gratuite - io lo conosco solo perché mi è stato segnalato da un amico di Formia) avrebbe un gran bisogno di un editor: lo stile non regge sempre, e se nella maggior parte dei casi le esagerazioni, le volgarità, i napoletanismi e i giochi di parole di cui il testo è infarcito suonano veri, ogni tanto l'accumulo è eccessivo, come se si cercasse la risata o l'effettaccio a tutti i costi.
Un testo più pulito sarebbe più efficace, ma, pensando alla produzione extra-letteraria di Marziano, non credo che accetterebbe mai qualcosa del genere, e che il livello di "pulizia" di Inferno sia il massimo a cui lui sia disposto ad arrivare.
Peccato.
Se volete leggerlo, il pdf del romanzo è QUI.
Il Gioco di Ruolo Di Mario Merola è, ovviamente, ambientato a Napoli.
Invece di maghi e guerrieri, i suoi personaggi sono il cantante, il camorrista, il ricchione, la vaiassa, ecc. Invece degli incantesimi si invocano (o bestemmiano) i santi e le madonne, invece delle abilità con la spada o di altre caratteristiche ci sono "guidare con una mano sola", "sparare in diagonale", "'a squisitezza", "o' completo", solo per citarne alcune.
Come in D&D, si tirano i dadi, ma qui soprattutto per vedere quante possibilità hai di uscire vivo dagli ospedali.
Se volete dare un'occhiata alle regole nella loro interezza (e sono divertentissime da leggere anche se si decide di non giocare), qui c'è l'intero manuale.
Il gioco di ruolo di Mario Merola mi pareva (e mi sembra tuttora) una rappresentazione realistica e avvincente della realtà napoletana.
Inferno, il romanzo breve di Gianfranco Marziano, mi ha dato esattamente la stessa sensazione.
Vari personaggi del sottobosco salernitano si muovono in uno squallore e in vuoto perfettamente credibili: tre storie principali (quella di Sergio, di Claudio e di Domenico), che non vanno e non possono andare da nessuna parte (quella di Sergio anzi gira in tondo) a causa della pochezza dei protagonisti ma anche del mondo e delle persone che stanno a loro intorno.
Il romanzo di Marziano (che è, a quanto pare, una figura storica dell'underground salernitano, grazie ai suoi haiku e alle sue canzoni piene di volgarità assolutamente gratuite - io lo conosco solo perché mi è stato segnalato da un amico di Formia) avrebbe un gran bisogno di un editor: lo stile non regge sempre, e se nella maggior parte dei casi le esagerazioni, le volgarità, i napoletanismi e i giochi di parole di cui il testo è infarcito suonano veri, ogni tanto l'accumulo è eccessivo, come se si cercasse la risata o l'effettaccio a tutti i costi.
Un testo più pulito sarebbe più efficace, ma, pensando alla produzione extra-letteraria di Marziano, non credo che accetterebbe mai qualcosa del genere, e che il livello di "pulizia" di Inferno sia il massimo a cui lui sia disposto ad arrivare.
Peccato.
Se volete leggerlo, il pdf del romanzo è QUI.
martedì 9 novembre 2010
geni del design come sempre all'opera, nel centrodestra (non che nel centro sinistra vada meglio)
Anch'io vorrei tanto sapere chi ha fatto questo logo.
(la somiglianza è stata messa in luce a questo link)
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