martedì 24 agosto 2010
domenica 22 agosto 2010
diario in forma di Limerick - il disagio a Messina (limerick vacanziero)
L'orrida diarrea che mi prese a Messina
(la colpa è dell'involtino, non era roba fina)
ancora resisteva a Sant'Agata di Militello
(dove presi anche un thè caldo, per por fine a quel rovello)
di diarrea che mi ero preso con l'involtino di Messina
(la colpa è dell'involtino, non era roba fina)
ancora resisteva a Sant'Agata di Militello
(dove presi anche un thè caldo, per por fine a quel rovello)
di diarrea che mi ero preso con l'involtino di Messina
cose che uno scopre in vacanza /1
Gianna Nannini, con l'età, è diventata tragicamente uguale a Vasco Rossi (musicalmente, dico, ma forse anche fisicamente)
mercoledì 4 agosto 2010
Poesie in forma di nota /14 - Maledizione polacca
Ho i sogni da sveglio che hanno tutti i maschi:
Di essere più veloce e forte
Di avercelo più grosso*, di suonare meglio la chitarra
Di saper cantare (ma qualche anno fa lo facevo ancora) (ma era più cabaret che altro)
Di scrivere meglio e più veloce, di scrivere, certe volte, e basta,
Di fare tutto senza mai sudare niente
(Di perdere chili dai brufoli, di tornare indietro, essere capace di far tutto) (di avere enormi disponibilità in danaro)
Di impressionare sempre la stessa gente, di non muovermi di un millimetro da dove sono già passato
(di spendere quei soldi in luoghi in cui non servono)
Di farmi volere bene da tutti quelli che me ne hanno già voluto (e gli altri a cui ho smesso di volerne io anche pazienza, e come se non me ne fosse mai fregato), di litigare
tutte le volte che c’è bisogno,
di essere amato da donne senza volto, senza che siano mai un ostacolo
a tutto il tempo che ho passato da sfigato,
con quelle vere che mi han considerato
*e le esclamazioni colme di stupore, basso rango di film porno, con cui costruisco i sogni,
e solo quelli meno cari
Di essere più veloce e forte
Di avercelo più grosso*, di suonare meglio la chitarra
Di saper cantare (ma qualche anno fa lo facevo ancora) (ma era più cabaret che altro)
Di scrivere meglio e più veloce, di scrivere, certe volte, e basta,
Di fare tutto senza mai sudare niente
(Di perdere chili dai brufoli, di tornare indietro, essere capace di far tutto) (di avere enormi disponibilità in danaro)
Di impressionare sempre la stessa gente, di non muovermi di un millimetro da dove sono già passato
(di spendere quei soldi in luoghi in cui non servono)
Di farmi volere bene da tutti quelli che me ne hanno già voluto (e gli altri a cui ho smesso di volerne io anche pazienza, e come se non me ne fosse mai fregato), di litigare
tutte le volte che c’è bisogno,
di essere amato da donne senza volto, senza che siano mai un ostacolo
a tutto il tempo che ho passato da sfigato,
con quelle vere che mi han considerato
*e le esclamazioni colme di stupore, basso rango di film porno, con cui costruisco i sogni,
e solo quelli meno cari
martedì 3 agosto 2010
Limerick a casaccio: quello di Monteiasi
C'era uno di Monteiasi con una grande panza
con cui una volta ho diviso una stanza
del colore giallo lui aveva il terrore
e non aveva mai fatto l'amore,
forse per colpa dell'enorme sua panza.
con cui una volta ho diviso una stanza
del colore giallo lui aveva il terrore
e non aveva mai fatto l'amore,
forse per colpa dell'enorme sua panza.
Poesie in Forma di Nota /18 - Animali grassi, con occhi piccoli e distanti
Ma quelli che una volta erano amici,
e che ora sono
animali grassi, con occhi piccoli e distanti*,
orrendamente infelici
(dell’orrenda infelicità degli scontenti appena)
sinofobi e cinofobi (solo per completezza omofobi,
distruttori anche
della speranza di una motivazione eufonica),
ha ragione Gianluca, a dirmi
che erano così anche un tempo,
quando pensavo che dividevamo tutto?
Che Francesco non capisse un cazzo era anche facile,
e qualcun altro pure,
chi ha mai messo in dubbio che non capisse niente?**
Ma di pochi ero sicuro, d’averli compresi,
e negli occhi cisposi e annacquati
non colgo niente di quello che erano, e che ero io allora:
Nel modo di scacciare le mosche che gli affollano i fianchi
nell’indifferenza per quelle che affliggono gli occhi,
nella lentezza con cui mi vengono incontro:
il dubbio di cosa adesso sia altro,
per i cinque o sei anni in cui ero distratto.
*(il cui sguardo è difficile evitare
a latitudini natali)
** e ho ancora pudore a dire tutti i nomi
come se poi qualcuno di loro
potesse mai leggermi
e capire di che parlo
(veramente)
e che ora sono
animali grassi, con occhi piccoli e distanti*,
orrendamente infelici
(dell’orrenda infelicità degli scontenti appena)
sinofobi e cinofobi (solo per completezza omofobi,
distruttori anche
della speranza di una motivazione eufonica),
ha ragione Gianluca, a dirmi
che erano così anche un tempo,
quando pensavo che dividevamo tutto?
Che Francesco non capisse un cazzo era anche facile,
e qualcun altro pure,
chi ha mai messo in dubbio che non capisse niente?**
Ma di pochi ero sicuro, d’averli compresi,
e negli occhi cisposi e annacquati
non colgo niente di quello che erano, e che ero io allora:
Nel modo di scacciare le mosche che gli affollano i fianchi
nell’indifferenza per quelle che affliggono gli occhi,
nella lentezza con cui mi vengono incontro:
il dubbio di cosa adesso sia altro,
per i cinque o sei anni in cui ero distratto.
*(il cui sguardo è difficile evitare
a latitudini natali)
** e ho ancora pudore a dire tutti i nomi
come se poi qualcuno di loro
potesse mai leggermi
e capire di che parlo
(veramente)
lunedì 2 agosto 2010
Limerick a casaccio: L'ignota Milota
Lo scarafaggio a Grottaglie si chiama Milota
del nome, d'altronde, l'origine è ignota;
non dà grande gioia quando uno lo vede
(di solito anzi lo schiaccia col piede)
fa vita di stenti a Grottaglie, l'ignota milota
del nome, d'altronde, l'origine è ignota;
non dà grande gioia quando uno lo vede
(di solito anzi lo schiaccia col piede)
fa vita di stenti a Grottaglie, l'ignota milota
CUCCIOLI NEL VENTO - ROMANZO D'AMORE!
(DISCLAIMER: quella qui sotto è la presentazione del libro che trovate sul sito della CAIRO EDITORE, qui. Io mi sono solo permesso di aggiungere i grassetti. Ho visto una libreria a Milano che ce l'ha: se ce la faccio a comprarlo mi immolo per il popolo e lo recensisco subito dopo l'estate. Non fosse altro che per scoprire il perché delle meches e della sciarpa del protagonista.)
(Vorrei anche che notaste il sovratitolo "Romanzo d'amore". Dalla descrizione sembra che sia molto di più: un intrigo internazionale, un romanzo picaresco e multietnico, popolato però da cani dignitosissimi)
Se i cani non sanno mentire sull’amore è perché i cani sono fatti per l’amore. Non sanno parlarne ma sanno dimostrarlo.
È il giovane maremmano Tim, che non si rassegna all’abbandono, a fare conoscere il significato del verbo amare a Roberto, padre assente e poco sensibile, cambiando la vita di tutta la sua famiglia. E, trascinati dall’intelligente e dignitosissimo Tim, entreremo nella casa di ringhiera in Corso Como a Milano. Storia per storia, famiglia per famiglia, vivremo con loro passioni, gelosie, imbrogli, tradimenti, lacrime e felicità. Come solo la vita può dare. E come solo un cane può aiutarci a comprenderne fino in fondo il senso. Dice una delle protagoniste: «È che loro, i cagnolini, compaiono dal nulla: da un allevamento, da un negozio, da un canile o dalla strada. E prima di incontrare noi sembrano sperduti, proprio figli di nessuno. Poi entrano nelle nostre case e diventano figli nostri».
Nella vecchia palazzina di Corso Como ogni storia e ogni personaggio, da Roberto alla signora Pina, a Fiammetta, Francesco, Ferdinando, Maria, Renato, Daniela, Ilòr… si legano tra loro e danno forma a un destino comune sotto il segno dell’amicizia e dell’amore di questi animali silenziosi e generosi, allegri e disponibili, fedeli e pazienti. Un amore sempre senza parole e, anche per questo, più vero, che porta la vicenda dalla quiete di Corso Como a Milano all’Albania, dal Medio Oriente agli Stati Uniti, tra giorni di passioni, drammi di guerra, e poi dirottamenti aerei, rapimenti, jet set e malavita.
Se non fosse per gli appunti finali di cronaca in cui i due autori, Sandro Mayer e Osvaldo Orlandini, ci riportano alla realtà, sembrerebbe di leggere solo una favola, dove i buoni amano gli animali e i cattivi non li amano. Ma la vita è molto più di una favola e, affidandosi alla fantasia, il lieto fine può rischiarare l’esistenza di ciascuno di noi.
(Vorrei anche che notaste il sovratitolo "Romanzo d'amore". Dalla descrizione sembra che sia molto di più: un intrigo internazionale, un romanzo picaresco e multietnico, popolato però da cani dignitosissimi)
Se i cani non sanno mentire sull’amore è perché i cani sono fatti per l’amore. Non sanno parlarne ma sanno dimostrarlo.
È il giovane maremmano Tim, che non si rassegna all’abbandono, a fare conoscere il significato del verbo amare a Roberto, padre assente e poco sensibile, cambiando la vita di tutta la sua famiglia. E, trascinati dall’intelligente e dignitosissimo Tim, entreremo nella casa di ringhiera in Corso Como a Milano. Storia per storia, famiglia per famiglia, vivremo con loro passioni, gelosie, imbrogli, tradimenti, lacrime e felicità. Come solo la vita può dare. E come solo un cane può aiutarci a comprenderne fino in fondo il senso. Dice una delle protagoniste: «È che loro, i cagnolini, compaiono dal nulla: da un allevamento, da un negozio, da un canile o dalla strada. E prima di incontrare noi sembrano sperduti, proprio figli di nessuno. Poi entrano nelle nostre case e diventano figli nostri».
Nella vecchia palazzina di Corso Como ogni storia e ogni personaggio, da Roberto alla signora Pina, a Fiammetta, Francesco, Ferdinando, Maria, Renato, Daniela, Ilòr… si legano tra loro e danno forma a un destino comune sotto il segno dell’amicizia e dell’amore di questi animali silenziosi e generosi, allegri e disponibili, fedeli e pazienti. Un amore sempre senza parole e, anche per questo, più vero, che porta la vicenda dalla quiete di Corso Como a Milano all’Albania, dal Medio Oriente agli Stati Uniti, tra giorni di passioni, drammi di guerra, e poi dirottamenti aerei, rapimenti, jet set e malavita.
Se non fosse per gli appunti finali di cronaca in cui i due autori, Sandro Mayer e Osvaldo Orlandini, ci riportano alla realtà, sembrerebbe di leggere solo una favola, dove i buoni amano gli animali e i cattivi non li amano. Ma la vita è molto più di una favola e, affidandosi alla fantasia, il lieto fine può rischiarare l’esistenza di ciascuno di noi.
Iscriviti a:
Post (Atom)
