Bon, di ritorno a Milano per seguire la seconda settimana di orrido corso.
Che poi non è così male: ci sono le due ucraine che mi hanno aperto gli occhi su una verità: le ucraine hanno sempre trentacinque anni. Una ne ha 23 e l'altra 50, ma entrambe ne dimostrano 35-36, deve essere una caratteristica nazionale.
C'è anche una belloccia, italiana però, e quindi ha 28 anni e dimostra 28 anni.
Ma a rendere il tutto sopportabile è che la tizia che ci fa il corso stranamente non è imbevuta di retorica da agenzia interinale: invece di farci fantastici discorsi su quanto è bella la flessibilità e quanto siamo fortunati a non essere legati all'orrida prospettiva di un posto fisso, è incazzatissima e si augura che Bertinotti prenda il potere da un giorno all'altro (anche se credere in Bertinotti denota anche un alto tasso di ingenuità, oltre che di comunismo und incazzatura); inoltre racconta le peggiori storie dell'orrore aziendale e il cattivo è sempre il capo, sporco capitalista senz'anima.
E' divertente, a volte sembra di ascoltare gli Offlaga Disco Pax.
A proposito di storie dell'orrore, sta per arrivare su Lulu l'antologia di racconti a cui ho dato il mio contributo nei primi di gennaio. Intanto vi propino il "book trailer", che di solito è una cosa che io odio fortissimo (sentimento acutizzatosi dopo la visione di quello fatto per promuovere il libro di Babsi Jones); il "nostro" però devo dire che è talmente cazzone che mi fa rivalutare il genere. L'autore di questa meraviglia dovrebbe essere Armando Festa, ma non ne sono certo.
A presto!
domenica 24 febbraio 2008
sabato 23 febbraio 2008
Pubblico & Privato
A cinquanta metri l'una dall'altra, in una vietta vicino al tribunale di Pisa, due scritte lasciate evidentemente dalla stessa mano e dallo stesso spray. Mi chiedo quale delle due sia stata scritta prima; comunque, se la prima è un atto di accusa contro il capitale, la seconda mi sembra un atto d'accusa contro i capi che ti mandano a scrivere cose sceme nelle fredde notti di gennaio.
In alternativa, l'accusa è contro il Generale Inverno.
venerdì 22 febbraio 2008
Backside to the Future /6: la pastafforno!
(DISCLAIMER: le regole di privacy seguite nello scorso numero verrano mantenute anche in questo, tantopiù che il protagonista della vicenda è l'unico tra noi ad aver intrapreso una sfolgorante carriera artistica nello showbizness. Egli sarà indicato come V. P.)
Intorno ai nostri quindici anni, la Comitiva del Gabbiano era già piuttosto estesa, ma era composta esclusivamente da maschi. Innanzitutto era un fatto d'età: le ragazze della nostra età stavano con quelli più grandi, e anche le comitive più fighette erano quasi esclusivamente maschili. E poi, forse, eravamo anche un pò sfigati.
Era tutto sommato divertente, però: si usciva, si parlava di qualsiasi stronzata ci venisse in mente e ancora non soffrivamo troppo della mancanza del gentil sesso, ma non poteva continuare a lungo.
Il primo ad esprimere quest'idea fu il protagonista di quest'episodio, una sera che lo riaccompagnavo a casa con il mio gigarino:
- Cioè, mica per farci niente - mi disse nel suo solito grottagliese strettissimo e strascicato - ma anche solo per chiacchierarci qualche femmina nella comitiva ci vorrebbe. Mi sono un pò rotto le palle di uscire sempre tra maschi.
V.P. non lo sapeva, ma sarebbe stato il primo di noi ad affrancarsi dalla RASPA*.
Già da un pò di tempo, comunque, avevamo iniziato a cercare di salutare e conoscere delle ragazze che ci piacevano. Ovviamente, conoscevamo i nomi di tutte quelle dal carino in su. Un giorno una di loro (con un nome sexy da commedia italiana degli anni 80, una roba tipo Cinzia o Deborah o Patrizia, ma qui non vi dirò quale di questi) ci risalutò, per nome.
Da lì intuimmo due cose: uno, che le ragazze avevano, come noi, i propri canali informativi. Due, che uno di noi o più di uno di noi le piaceva, dato che si era informata sui nostri nomi e li aveva utilizzati.
Eravamo, gioverà ricordarlo, molto giovani e anche probabilmente un (bel) pò sfigati. Era ovvio, a guardare indietro, che le piaceva l'unico di noi che non salutava mai, ovvero il suddetto V.P.
Nelle settimane successive, Colei partì all'attacco e riusci a spuntare un appuntamento con il nostro amico, ma io e V.P. non siamo mai stati così in confidenza e non so per bene come siano andate le cose. Sta di fatto che V.P. scomparve per un paio di sere, e quando ricomparve raccontò di lunghe passeggiate, chiacchierate interminabili e alla fine ci confermò che sì, lui e lei stavano assieme. Da perfetto gentiluomo, omise ogni particolare piccante.
Dopodiché scomparve per un paio di settimane.
Quando tornò gli chiedemmo come andava con la sua fidanzata.
"L'agghiu lassata"* - rispose.
Noi eravamo basiti: ma come, una, anche piuttosto carina, ti sceglie e la lasci? Gli chiedemmo come mai. La sua risposta è rimasta negli annali (ripeto, immaginate un eloquio estremamente strascicato):
"Ci lu dumeneca mance pastafforno dici: BUONA; ci lu lunetia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu marteretia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu mirculitia mance pastafforno dice: BUONA. MA pò lu sciuvetia nne uè la PASTELLINTECCHIE?"***
Noi altri, devo dire, non approvavamo, ma ritenemmo la scelta del nostro sodale coraggiosa e degna di rispetto. Lui, dal canto suo, dopo circa una settimana tornò alla pasta al forno, e se ne nutrì per circa cinque anni.
*Raspa: eccitazione sessuale
**"L'ho lasciata"
***"Se la domenica mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il lunedì mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il martedì mangi la pasta al forno dici: BUONA, se il mercoledì mangi la pasta al forno dici: BUONA. Ma poi, il giovedì non vuoi la PASTA e LENTICCHIE?"
Intorno ai nostri quindici anni, la Comitiva del Gabbiano era già piuttosto estesa, ma era composta esclusivamente da maschi. Innanzitutto era un fatto d'età: le ragazze della nostra età stavano con quelli più grandi, e anche le comitive più fighette erano quasi esclusivamente maschili. E poi, forse, eravamo anche un pò sfigati.
Era tutto sommato divertente, però: si usciva, si parlava di qualsiasi stronzata ci venisse in mente e ancora non soffrivamo troppo della mancanza del gentil sesso, ma non poteva continuare a lungo.
Il primo ad esprimere quest'idea fu il protagonista di quest'episodio, una sera che lo riaccompagnavo a casa con il mio gigarino:
- Cioè, mica per farci niente - mi disse nel suo solito grottagliese strettissimo e strascicato - ma anche solo per chiacchierarci qualche femmina nella comitiva ci vorrebbe. Mi sono un pò rotto le palle di uscire sempre tra maschi.
V.P. non lo sapeva, ma sarebbe stato il primo di noi ad affrancarsi dalla RASPA*.
Già da un pò di tempo, comunque, avevamo iniziato a cercare di salutare e conoscere delle ragazze che ci piacevano. Ovviamente, conoscevamo i nomi di tutte quelle dal carino in su. Un giorno una di loro (con un nome sexy da commedia italiana degli anni 80, una roba tipo Cinzia o Deborah o Patrizia, ma qui non vi dirò quale di questi) ci risalutò, per nome.
Da lì intuimmo due cose: uno, che le ragazze avevano, come noi, i propri canali informativi. Due, che uno di noi o più di uno di noi le piaceva, dato che si era informata sui nostri nomi e li aveva utilizzati.
Eravamo, gioverà ricordarlo, molto giovani e anche probabilmente un (bel) pò sfigati. Era ovvio, a guardare indietro, che le piaceva l'unico di noi che non salutava mai, ovvero il suddetto V.P.
Nelle settimane successive, Colei partì all'attacco e riusci a spuntare un appuntamento con il nostro amico, ma io e V.P. non siamo mai stati così in confidenza e non so per bene come siano andate le cose. Sta di fatto che V.P. scomparve per un paio di sere, e quando ricomparve raccontò di lunghe passeggiate, chiacchierate interminabili e alla fine ci confermò che sì, lui e lei stavano assieme. Da perfetto gentiluomo, omise ogni particolare piccante.
Dopodiché scomparve per un paio di settimane.
Quando tornò gli chiedemmo come andava con la sua fidanzata.
"L'agghiu lassata"* - rispose.
Noi eravamo basiti: ma come, una, anche piuttosto carina, ti sceglie e la lasci? Gli chiedemmo come mai. La sua risposta è rimasta negli annali (ripeto, immaginate un eloquio estremamente strascicato):
"Ci lu dumeneca mance pastafforno dici: BUONA; ci lu lunetia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu marteretia mance pastafforno dice: BUONA; ci lu mirculitia mance pastafforno dice: BUONA. MA pò lu sciuvetia nne uè la PASTELLINTECCHIE?"***
Noi altri, devo dire, non approvavamo, ma ritenemmo la scelta del nostro sodale coraggiosa e degna di rispetto. Lui, dal canto suo, dopo circa una settimana tornò alla pasta al forno, e se ne nutrì per circa cinque anni.
*Raspa: eccitazione sessuale
**"L'ho lasciata"
***"Se la domenica mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il lunedì mangi la pasta al forno dici: BUONA; Se il martedì mangi la pasta al forno dici: BUONA, se il mercoledì mangi la pasta al forno dici: BUONA. Ma poi, il giovedì non vuoi la PASTA e LENTICCHIE?"
lunedì 18 febbraio 2008
complicarsi la vita
Il qui presente blogger a tempo perso ha appena accettato di frequentare un corso di formazione, nelle prossime due settimane, che c'entra con la sua formazione attuale come... no, non mi vengono in mente due cose più dissimili.
Questo vuol dire che dovrà studiare e scrivere la sua tesi di dottorato di sera e di notte - ma si teme che accumulerà comunque un certo ritardo - e che la sua vita, già non semplice, nei prossimi quindici giorni sarà ancora più un casino.
Inoltre, in quel di Milano sarà privo di connessione stabile, e se ce la farà si connetterà dall'indiano sotto casa. Il tutto, sappiatelo, perché l'attuale disoccupazione lo spaventa e cerca vie di fuga come una formichina a cui hanno strappato le antenne.
(Il disegno è di Dan Morelle, sempre su Flickr)
Blogged with Flock
retroscena
è un pò offensiva verso i GhostBusters, ma mi capirete.

Una volta tanto, una cosa seria: seguo l'iniziativa de Il mattino ha l'oro in bocca e posto questa eccezionale immagine, per la quale Splinder ha censurato un blog, oscurandolo.
Chiunque di voi abbia un blog, pubblichi questa immagine (che io trovo bellissima, tra l'altro) e rompa il cazzo a supporto@splinder.com, chiedendo come mai si sono permessi di CENSURARE una roba così totalmente innocua. Grazie.
EHM... update: il qui presente si rimangia tutto, ma per onestà e memento non toglie il post. Pare difatti che il blog sia tornato on line e che la foto censurata fosse leggermente più spiacevole di quella qui postata (che continuo a trovare divertente), e soprattutto la censura non aveva base religiosa. No, il link alla foto non lo metto, mi rifiuto. Se volete, spulciando sul blog che era stato censurato, un link c'è, ma vi prego non fatelo.
venerdì 15 febbraio 2008
agnizione
Certo che faccio un lavoro di merda: devo scrivere su un tizio morto nel 1576 e scriverne robe vere e verificabili (o almeno: che lo sembrino), mentre Casini può dire che Cuffaro è stato vittima di una persecuzione giudiziaria.
recuperi: Mark Hollis: "Mark Hollis"

Mark Hollis negli anni '80 poteva essere un altro Simon Le Bon (com'è che si scrive?), solo molto più brutto.
I Talk Talk avevano fatto un sacco di soldi con due dischi che sembravano registrati dai Duran Duran intelligenti (se mi si consente l'ossimoro): sempre "new romantic", ma con testi migliori, una voce più interessante e con melodie meno sceme.
Con il terzo disco (previa estromissione del tastierista), i Talk Talk cambiarono genere, complicando le partiture, aggiungendo strumenti, allargando le canzoni. Il disco (The Colour of Spring) vendette irrazionalmente moltissimo, soprattutto in Italia.
Confortati dalle vendite, quelli della casa discografica non fiutarono il pericolo.
Per il disco successivo, i Talk Talk si chiusero in studio per più di un anno, si rifiutarono di rilasciare un singolo e di andare in tour, perché stavano registrando roba troppo complicata per essere poi capaci di rifarla dal vivo. Il disco, "Spirit of Eden", quando uscì fu universalmente riconosciuto come un capolavoro, per lo meno da quei dieci o quindici esseri umani che lo comprarono. Stesso destino toccò al successivo "Laughing Stock" (ma intanto la casa discografica li aveva scaricati....).
Il problema dei Talk Talk è che non si sapeva quello che suonavano: il post-rock (che è una comoda etichetta per indicare un genere di musica che non si sa cos'è) non era stato ancora inventato, e se sei Mozart e ti viene di pubblicare un disco di folk alla maniera del primo Bob Dylan non ti puoi lamentare se poi Salieri fa più fortuna di te. (questo era giusto per fare un paragone ben bilanciato e privo di anacronismi).
Dopo Laughing Stock i Talk Talk si sciolsero, più che altro perché due terzi del gruppo si erano sfavati di registrare capolavori assoluti e venderne tre copie.
Infine, dopo altri sette anni (1998), il buon Mark Hollis tornò da solo, con il disco che i Talk Talk avrebbero registrato se ne avessero avuto il tempo. Un disco complicatissimo, con un numero spropositato di strumenti ma basato principalmente su pause e silenzi, e che non si capisce cos'è: cantautorato esausto? jazz lentissimo e senza improvvisazioni? post-rock (cioè non si sa cos'è)? pop raffinatissimo? (mi vengono in mente poche cose meno popular, però).
Cioè, un tentativo si può fare: è un disco di canzoni acustiche, disperato ma trattenuto, basato più sugli strumenti e sulle loro pause che sul cantato.
Insomma: se non vi spaventa un disco in cui al centesimo ascolto è difficile ricordare dove vadano a parare le canzoni, è una delle cose migliori da ascoltare in assoluto.
(Però poi qualche show l'hanno fatto i Talk Talk: questa è I Believe in You, da Spirit of Eden)
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