mercoledì 7 dicembre 2011

Rumori fuori scena




Precauzioni: si consiglia l'ascolto distesi su di un letto o un divano, comunque il più fermi possibile. Per i reclami attendere almeno 5 minuti di riflessione.

martedì 6 dicembre 2011

Chi ha paura del buio?



COLOUR FROM THE DARK – ITA 2008, 92’. Regia di Ivan Zuccon.
Il film prende spunto da un racconto di H.P.Lovecraft ( 1890 – 1937 ), The colour out the space, uno fra i preferiti dello stesso autore, nel quale in seguito alla caduta di un meteorite l’acqua di un pozzo viene contaminata e così pure la famiglia che se ne serve, compresi i campi coltivati e le bestie che allevano. Il racconto si basa tutto sui cambiamenti cromatici che colpiscono i frutti e la vegetazione tutta, oltre che la trasformazione fisica che colpisce la zona intera. Ho trovati curiosi un paio di passi: “I fiori di campi diventavano sinistri e minacciosi”, e fin qui; “e gli alberi insolenti nelle loro perversioni cromatiche”. Insolenti?. Oppure: “Gli aster e le verghe d’oro fiorirono opachi e distorti, e le rose, le zinnie e le malverose, avevano un aspetto così blasfemo che il figlio maggiore di Nahum, Zenas, le tagliò”. Il film viene ambientato in Italia, nel 1943, nelle campagne, dove vive una famiglia composta da marito, moglie e la sorella di lei, quest’ultima di vent’anni circa, ma mentalmente ancora bambina, incapace anche di parlare, e con una bambola di pezza che crede viva. Gli effetti dell’acqua all’inizio paiono miracolosi, raccolti prosperi in tempi record, il ginocchio dell’uomo completamente guarito, e soprattutto la sorella di lei che finalmente parla e comincia a prendere coscienza di non essere più una bambina. Poi però le influenze della cosa venuta dallo spazio si fanno minacciose. Qui il film prende tutta un’altra piega rispetto al racconto e da un lato la cosa si fa meno interessante, dall’altro per renderlo al meglio sarebbero serviti più soldi per gli effetti speciali, almeno credo. La donna infatti diviene completamente posseduta, un demone assassino, e cominciano a fioccare i morti. Si potrà trovare poco coerente la possessione demoniaca con gli effetti di un meteorite, ma almeno il film compensa con buone dosi di brividi. Efficace ance la resa visiva, o meglio, per buona parte del tempo ho trovato troppo sparati i colori nelle scene all’aria aperta, però poi si apprezzano meglio nel contrasto cui si assiste nel finale, quando calerà la coltre di polvere e morte, dovuta agli effetti del contagio portato da questa strana forza aliena.




INSIDIOUS – USA 2010, 103’. Regia di James Wan.
Beh, era da molto tempo che un film non mi spaventava come lo ha fatto questo. Non proprio come lo fecero Shining o The ring, ma pure Profondo rosso ( visto alle 4 di notte, in casa dei miei nonni, da solo, che poi quando finiscono i film ti scappa sempre di fare pipì e il bagno sta in fondo al corridoio ), ma ci si avvicina. Si parte con i classici del genere, famiglia che si stabilisce in una nuova casa, uno dei figli cade ed entra in uno strano coma. Dai test risulta tutto a posto, però lui non si sveglia. Cominciano ad avvertirsi rumori, oggetti che si spostano da soli e allucinazioni varie. La madre è terrorizzata e la famiglia si trasferisce di nuovo. Ma anche nella nuova casa sarà lo stesso, così si ricorre prima a un prete, ma subito dopo a due acchiappa-fantasmi un po’ nerd un po’ no, i quali vista la situazione preoccupante ricorrono alla loro sensitiva di fiducia. Qui comincia la parte finale del finale, magari troppo confusionaria ma sempre all’altezza. Mi sono piaciuti molto i momenti di tenerezza famigliare, su tutti una scena in cui la madre mette su un disco ( se non sbaglio questo di Ludovico Einaudi ) e poi prende il sacco della spazzatura e lo porta fuori, e la camera prima la segue da vicino e poi la lascia allontanare fuori casa mentre il disco si interrompe e parte un’altra musica, tipo quelle anni ’30 non so, e quando la donna sta per rientrare dalla finestra vede una figura che balla in casa e poi scappa. Poi quando arrivano gli acchiappa-fantasmi diventa una figata, mi sono andato a prendere da mangiare per finire di vederlo. Chissà magari sto esagerando e in realtà è poca cosa, però mi ha preso e dunque lo consiglio.




ALTITUDE – CAN/USA 2010, 90’. Regia di Kaare Andrews.
Questo film chiede molto allo spettatore in termini di “sospensione della credulità” ( così mi ricordo che si dice ), e inoltre dal momento che le cose si fanno più incredibili viene meno anche la tensione, che è data proprio dalla fattibilità degli eventi narrati ( ma quanto scrivo male! ). Però non è male affatto. La situazione vede 5 giovani partire con un aereo affittato per andare a vedere un concerto; a pilotare il velivolo una dei 5, che perse la madre, anch’essa pilota, proprio in un incidente aereo, che uno dice giustamente “ma allora ce fai?”. Gli altri passeggeri sono il cugino di lei, una coppia di fidanzati e il nuovo ragazzo della pilota, molto teso all’idea di partire e lettore di Sartre, che uno pensa “e ‘sti cazzi” e invece no, a 10.000 e più metri d’altitudine fa la differenza eccome. In volo cominciano ovviamente i problemi e la situazione precipiterà fino ad un finale molto creativo.




PREY – FRA 2010, 85’. Regia di Antoine Blossier.
Horror francese di buona fattura, senza tanti fronzoli, concentrato il più possibile sulla violenza animale e umana. C’è una coppia che sta per avere un bambino; oh, sarà il quarto film horror francese che mi capita che comincia con una incinta, che è vero che grazie a buone politiche hanno aumentato la natalità ma non c’è da farlo notare sempre. Comunque il bambino non lo può avere perché la sua famiglia possiede una grossa azienda di fertilizzanti e lei deve stare dietro al lavoro, le cose vanno male e ha bisogno di altri sei mesi, di figli ne faranno altri dice. Lo dice suo padre, e il marito ci deve stare. Solo che c’è stato un incidente in una riserva, dei cervi ammazzati dai cinghiali e così parte una spedizione di caccia in famiglia, e l’uomo, medico, si aggrega con loro. Il problema è che il fertilizzante è stato reso tossico, ha contaminato le falde acquifere facendo strage di animali e rendendo i cinghiali ancora più cazzuti. Ma non finisce qui, anche in famiglia non si sa chi è più bestia, per cui fino alla fine non si può stare tranquilli. Girato in larga parte di notte, non è neanche violentissimo, rispetto alle ultime uscite che facevano a gara nello spargere sangue, quindi adatto ai più, si può dire.

giovedì 1 dicembre 2011

A cosa servono gli amori infelici



Il protagonista è un uomo di 58 anni che è ricoverato in attesa di operarsi. Nel frattempo scrive lunghe lettere con le quali conosciamo eventi del suo passato. Ci sono due storie in cui lui si nega a due uomini, un parroco e un giovane al tempo poco più grande. Il protagonista ha lavorato per tutta la vita in un ufficio a scrivere pro-memoria, discorsi per il presidente di turno, infarciti di citazioni aforismi ( non al livello dello psicanalista di scuola livornese ), buoni per ogni occasione. Si dice nel testo che sappiamo tutto degli amanti infelici, ma pochissimo degli amati infelici. Si ribaltano un po’ le cose, e si prova a dire che “alla fine l’innamorato guarisce, ma sa di aver perduto qualcosa. Un po’ del suo slancio e della sua generosità. Anche chi è stato amato ha perduto tesori a sua disposizione di cui forse non ha mai saputo nulla, destinati a scomparire appena l’altro è disintossicato. Quella volta, ci siamo impoveriti entrambi, amico mio”. Chissà, il protagonista è uno che non rifugge dalla passione, relegandola però a faccende da bassi istinti, da “piano di sotto” come gli rimprovera l’amico, il “piano di sopra” è per l’arte, la musica, oppure per fuggire da possibili umiliazioni, per non sentirsi rifiutati. “Sai capire i libri, ma non sai leggere i sentimenti delle persone, neanche quando ti riguardano”.

Gilberto Severini ha scritto diversi libri, di lui ho letto anche “Il praticante”, e insomma mi piace come scrive.

Il titolo può essere una domanda o un'affermazione, non so, metto una traccia per i curiosi ( occhio però perché è una scena finale, SPOILER )

Il commento sonoro:

martedì 29 novembre 2011

lo psicanalista livornese /8


(non credo che tornerò a produrre uno psicoanalista livornese alla settimana, ma questa dovevo pubblicarla)

lunedì 28 novembre 2011

Berenice and Ligeia were going to...

Premessa. I film in questione non sono usciti in Italia e non so se usciranno.




THE WOMAN – USA 2011, 101’. Regia di Lucky McKee.
Un horror particolare, quasi svuotato di tensione ma con impennate di brutalità che lasciano il segno. C’è una stana famiglia, il padre che è quello che nella vita si trova più a suo agio è anche il più fuori di tutti, una specie di nazi maniaco in completo da lavoro tazzina di caffè in mano; la moglie ha un che di angoscioso, è trattenuta in qualsiasi cosa che fa o dice. La figlia maggiore è in pena, forse è incinta. Il fratello più piccolo passa il tempo a fare tiri a canestro tenendo il conto degli errori, e coltivando la stessa follia del padre. La vita procede per immagini lente con musica sotto tipo black hole sun o muscle museum ( intendo i videoclip, le musiche in sé ricordano piuttosto i pixies ) si capisce che va tutto in frantumi ma la sofferenza tiene attaccati i pezzi, e poi c’è il padre nazi a dare gli ordini, calmo e compassato of course. Finché arriva la sorpresa: il padre nazi un giorno va a caccia e mentre punta il suo bel fucile con tanto di mirino tra gli alberi scorge una donna intenta a farsi il bagno in un fiume, vestita di stracci, coperta di fango e intenta a cibarsi di pesci vivi presi con il coltello. Negli occhi del padre nazi scatta un ideuzza birichina che potrei raccontarvi ma è meglio se la scoprite da soli.




EDEN LAKE – UK 2008, 91’. Regia di James Watkins.
Sebbene ricalchi serie di horror visti e rivisti, a partire dai terribili l’ultima casa a sinistra e I spit on your grave, rimescola le carte e restituisce una visione deprimente dello stato delle cose, oltre a colpire duro senza indulgere nel compiacimento dei titoli citati sopra o dei film appartenenti più o meno ai sottogeneri detti rape & revenge o torture porn. Una giovane coppia parte per trascorre il week-end in un posto fuori mano, dove c’è un lago e i boschi e tutto il resto. Sono belli, benestanti e di buone maniere. Si trovano a condividere lo spazio con dei ragazzi problematici, che disturbano la quiete della coppia. Sono strafottenti e violenti, c’è poco da fare. L’uomo ha un diverbio con loro e la situazione ovviamente precipita. Il gruppo ruba l’auto della coppia, poi c’è un litigio; l’uomo per errore uccide il cane del gruppo e comincia l’inferno. C’è un che di malsano in film del genere, e in effetti c’ho pensato a lungo prima di recensirlo, anche durante la visione sale un certo disagio nel ritrovarsi a voler vedere quello che succede, nonostante il film sia condotto con rigore e realismo, al punto di punire in qualche modo la curiosità.

mercoledì 23 novembre 2011

Poesia in forma di nota /25


*
comunque:
ho impiegato circa un’ora a restaurare
quel poco di risentimento che ti porto
(ma, pulendo e ripulendo, i conti tornavano sempre a tuo favore)
(e questo mi faceva ancora più incazzare)
e della vita che tu fai
non oso chiederti
se il rancore per te è tutto alle spalle,
perché il mio è ancora qui davanti

* non mi succede quasi mai
(dormo, e bene,  quasi sempre)**

** tranne questi casi molto rari
in cui sogni successivi di struttura simile
- sempre io che cado, o che faccio una cazzata,
o che ammazzo qualcheduno e la faccio sempre franca –
mi ricordano quello che ho deciso di rimuovere***

*** (sono svogliati, questi sogni,
per la piattezza dei simboli che offrono;
ed è impossibile difendersi)