giovedì 14 aprile 2011

(restando più o meno sul personale /37)


(l'ho scansionato un po' a casaccio: il fumetto mozzato direbbe "vabbè, anche se è quasi impossibile per me essere eletto ... qui non ho famiglia né amici d'infanzia ... nel caso però ti darei il 10% del mio stipendio ...")

Comunque rimango del parere che lo slogan "Perdere con Dignità" sarebbe un grande passo avanti, per il PD.


mercoledì 13 aprile 2011

SETTECERVELLI, ovvero IL RITORNO, capitolo decimo


Capitolo dieci (uno dei pochi che sposta in avanti la storia) (contenti?) (ma la sposta di pochissimo, eh)
cliccate sull'etichetta Settecervelli per leggere le puntate precedenti.

martedì 12 aprile 2011

lunedì 11 aprile 2011

Bill Callahan - Apocalypse

Il nuovo disco di Bill Callahan è meraviglioso.
E' tutto sull'identità e sull'epica americana, e stranamente questo è un grande complimento.
La prima canzone (Drover - ovvero il "Mandriano", inizio western semmai ce ne furono a livello tematico) e la seconda bastano e avanzano per farne un disco superiore. E il resto non è male. "America" è grezza e dentro c'è tutto il Callahan stronzo, e via scendendo verso un "lato b" del disco più quieto, e più difficile, anche.
Bello bello bello.
Procuratevelo.

«Fiction’s about what it is to be a fucking human being»

(LA RUBRICA DEI FILM DI STEFANO)


“ho paura di non avere niente da dire”: TARNATION – USA 2003, 88’. Regia di Johnatan Caouette. Autobiografia in immagini, filmini, angosce e disturbi. C’è una quiete iniziale, una donna che canta, poi questa; comincia il film. Per buona parte della sua vita, Johnatan Caouette ha giocato con la telecamera, ha ripreso se stesso e i suoi famigliari; come una rock-star maledetta. Sua madre, Renee LeBlanc, da giovane era bellissima, divenne fotomodella, poi in seguito ad una caduta per cui rimase paralizzata per alcuni mesi, i suoi genitori, malconsigliati, la sottoposero ad elettroshock. Lei poi, se ne andò a vivere senza soldi verso New York, con suo figlio, fu violentata; tornò a casa, in Texas ( siamo negli anni ’70 ), Johnatan fu affidato a varie famiglie dai servizi sociali ( subì anch’egli maltrattamenti ), Renee fu ancora ricoverata e sottoposta ad elettroshock. Johnatan crebbe con i suoi nonni e pian piano cominciò a scoprire la passione per le immagini, si riprendeva mentre interpretava donne in preda all’ansia, picchiate dai mariti, tossiche. Iniziò a frequentare dei ragazzi nei club, conobbe il cinema underground e fece anche dei film, a scuola diresse assieme al suo ragazzo un musical. Finalmente partì assieme al suo compagno per vivere a New York. Caouette ha messo assieme una quantità enorme di materiali privati, un vastissimo videoclip con le sue trasformazioni, le sue scenette, la sua indagine per capire perché i suoi nonni non si accorgevano di stare distruggendo la personalità della loro figlia, la sua paura di impazzire come la madre. Certamente doloroso, è però incredibile come sia riuscito a raccontarsi in maniera vorticosa e toccante.


“mi chiamo Rosetta, ho trovato lavoro, ho un amico, ho una vita normale”: ROSETTA – BEL/FRA 1999, 95’. Regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne. Alla fine, ma solo alla fine, dopo estenuanti camminate, corse, lotte, cadute nell’acqua gelida, lavori persi dopo pochi giorni, a trascinare la propria madre fuori dall’alcool, al riparo dalle manacce dei porci clienti, nel suo mondo di piccoli nascondigli, pochi oggetti, quando non ce la fa più a portare la bombola del gas nella roulotte, piange. C’è il suo amico di fianco, quello che voleva lasciare affogare per rubargli il posto nel chiosco dove impasta le Gaufre, e poi ci riesce denunciandolo al padrone perché faceva la cresta. Rosetta, sguardo incazzoso che incontra la fredda periferia belga, si arrabatta in mille modi e sembra farcela, poi cade, si sporca di terra e ci riprova, alla ricerca di un lavoro vero. I Dardenne la seguono, accompagnano il suo nervoso incedere, la mettono alle strette, le tolgono il respiro. Camera a mano, assenza di musica ( tranne che per le registrazioni del gruppo in cui suona l’amico di Rosetta ), sono scelte stilistiche che a molti risultano ostiche. In più la scelta di un personaggio che vive ai margini senza alcuna intenzione di impietosire lo spettatore, anzi.



“Orrore, orrore, mi fai vomitare, vicino a te mi sento male/che lavaggio del cervello, tu non pensi che al tuo uccello/ io ti odio e ti detesto, perché sei un gran represso/ sei un duro ma sta sicuro, io mi incazzo e ti spacco il culo” ( Orrore; Kandeggina Gang ) : VOGLIAMO ANCHE LE ROSE – ITA/SVI 2007, 85’. Regia di Alina Marazzi. Straordinario intreccio di voci, storie, diari per raccontare la liberazione sessuale, il movimento delle donne, da una prospettiva femminile. Gli anni ’60 e ’70, a partire da tre racconti personali, tre diari in cui ognuna racconta il proprio vissuto, la paura del sesso, la “scelta” dell’aborto e la difficoltà di vivere la lotta politica. Fatto per gran parte di materiali d’archivio, impreziosito dall’animazione, riesce a far emergere, a dare spazio alle riflessioni private e pubbliche che hanno portato a conquiste legislative e culturali, oltre alle inquietudini che ognuno poi si porta dentro, ieri come oggi. Consiglio vivamente.

 http://www.vogliamoanchelerose.it/#download

domenica 10 aprile 2011

this is roccherroll (basta guardare come balla la gente)



ROCCHERROOLL!
(dietro c'è tutta una storia di repressione e ribellione dei tuareg, ed è una roba fichissima, e che si sente tutta)

sabato 9 aprile 2011

(restando più o meno sul personale /35)



Primo episodio sulle vecchiette incrociate negli ultimi due giorni a Milano (c'è il sole, e le vecchiette si fanno convincere a popolare la città e le panchine, in questi giorni. I vecchietti no, loro guardano i lavori)

Cliccando sull'etichetta "restando sul personale" avrete l'accesso a svariati mesi di fatti miei finemente disegnati.

venerdì 8 aprile 2011

La politica italiana è semplicemente una disputa filosofica fuori controllo (è un po' becera, oddai)

Nel tentativo di capire qualcosa della politica italiana, finora pensavo bastasse tornare indietro fino a Machiavelli, per avere in mano tutti gli strumenti. Che già è un passo in avanti rispetto allo schema che userei di pancia (che corrisponde più o meno a questa posizione: Berlusconiani e leghisti sono malvagi e/o stronzi e/o cretini, ma sempre almeno due delle variabili summenzionate).
Però, dicevo, tornare a Machiavelli e Guicciardini non è abbastanza. In realtà la lotta destra contro sinistra in Italia non è che l'ennesima riproposizione della disputa sugli universali.  

Per esempio: problema dei clandestini arrivati in questi giorni. Come si fa a risolverlo? Semplice, gli si da un permesso di soggiorno e improvvisamente non trovi un clandestino per le strade neanche a pagarlo a peso d'oro. E' la soluzione ideale al problema, come mai non c'ha pensato nessuno? Basta dare il permesso di soggiorno a tutti quelli che lo vogliono e BAM!, hai risolto il problema dell'immigrazione irregolare.
Oppure: c'è un problema relativo all'aver scopato una minorenne: basta cambiare la data di nascita o la definizione di minorenne. FACILISSIMO.
Oppure: accuse di falso in bilancio? basta cancellare il concetto e viene meno anche la realtà del fatto.
Credo di poter andare avanti per ore (per esempio: uno fa una dichiarazione registrata, si rende conto di aver detto una cappellata e la cataloga come FRAINTENDIMENTO: che ce vo?)
Bombardiamo paesi esteri? Non è mica guerra, è pace implementata, è dimenticarsi le bombe dove meno te l'aspetti, è distrazione.
Vai a puttane? No, sono AMICIZIE VARIOPINTE (credo questa l'abbia detta Cicchitto, di recente).
And so on.

A questo punto sono un po' confuso ma ho alcune ipotesi (ero partito dalla UNO, ma la DUE è forse più convincente).

 IPOTESI UNO: A destra sono REALISTI, cioè credono nell'esistenza degli universali, e credono siano loro a dare forma al mondo. Un realista puro crede che gli universali esistano da sempre o che siano stati creati da DIO prima della creazione delle cose: sono le categorie generali dell'esistente, ma non sono generalizzazioni: sono le cose ad essere specificazioni delle idee generali. La forma di realismo della destra italiana è però una forma soft, perché chi decide dell'esistenza dell'universale o della sua eventuale modifica in corsa è il consiglio dei ministri, cioè il primo ministro, cioè Berlusconi, cioè dio.
A sinistra, dunque, sarebbero NOMINALISTI: credono cioè ad un'esistenza oggettiva delle SINGOLE cose, a cui puoi cambiare nome, che puoi raggruppare sotto vari cappelli, ma che mantengono le loro fondamentali differenze e la loro esistenza individuale.

IPOTESI DUE: l'esatto contrario. A destra sono massimamente relativisti e nominalisti pensano che non ci sia niente di reale nei nomi con cui chiamiamo le cose, che possono perciò essere usati alla cazzo di cane, un po' come ci pare, e che puoi cambiare nome alle cose tutte le volte che ti pare, se ti fa comodo (cioè: se fa comodo al capo)
A sinistra sarebbero invece, NOMINALISTI: 22 mila immigrati clandestini rimangono tali anche se nella notte decidi di chiamarli tutti "simpatici villeggianti di passaggio diretti in FRANCIA": mentre il singolo clandestino può essere un profugo, un disperato un povero cristo ecc, tutti e ventidue mila sono una massa di immigrati clandestini o comunque un problema non risolvibile con un cambio di nome. E andare a puttane rimane andare a puttane anche se le chiami "grandi professioniste con un'ottima conoscenza dell'inglese che svolgono un apprezzatissimo lavoro in commissione".
E così via.

Ora che ho riportato la politica italiana nell'alveo di una disputa filosofica interminabile, so che la subiremo, più o meno in questi termini, PER SEMPRE.
Merda.