giovedì 12 febbraio 2009

Incubo del giorno, 3

Casa di mia nonna non e' come quella di mio zio Emanuele, le cui fondamenta consistono in una vecchia chiesa abbandonata e semisommersa da un lago sotterraneo. Si vedono solo le colonne doriche che spuntano dall'acqua, quando si va in cantina. Casa di mia nonna e' una casa normale, ma e' piena di cunicoli e passaggi segreti. Io, che ho cinque anni, ne seguo uno rischiando piu' volte di rimanere incastrato. Finisco in un sotterraneo. Ci trovo libri vecchi, strumenti abbandonati (con la coda dell'occhio intravedo un liuto) e un arazzo con scene cangianti. Lo guardo incantato e non ho paura per niente.
Mi sveglio comunque convinto che si trattasse di un incubo.

martedì 10 febbraio 2009

Un non cordiale vaffanculo ad Adriano Sofri

***
Si puo' essere sollevati perche' e' morto qualcuno?
Il mio vicino di scrivania, questa mattina, appena aperta la pagina di Repubblica con la notizia della morte di Eluana Englaro, ha esclamato: "oh! finalmente! almeno sti preti smettono di rompere il cazzo".
Non sono riuscito a dirgli che no, non smetteranno.
Poi mi sono imbattuto in una delle cose peggiori che io abbia mai letto, ovvero il commento di Adriano Sofri, "Quella ragazza che amavamo". E, Sofri, hai onestamente rotto il cazzo anche tu. PIU' DEI PRETI. Perche' io non conosco nessuno che volesse bene a Eluana. Non di persona. Il padre sicuramente si', ma anche di lui m'importa il giusto (pochino, in realta').
A me non me ne fregava un cazzo a motore. E il tuo articolo e' il peggiore accumulo di bassa retorica in cui mi sia capitato di imbattermi dall'epoca delle "Sette piccole proposte per una moratoria sull'aborto" del tuo amichetto grasso. Si', quello delle bottigliette d'acqua. Ripeto: non conosco nessuno che volesse bene a quella tizia. Cazzo, non conosco nessuno che non l'avesse vista se non in foto sgranate. Tu, l'amichetto grasso, Uolter, il Nano, Napolitano: se l'aveste vista, probabilmente vi avrebbe preso male. E magari anche fatto un po' schifo. Non so: neanch'io ho mai visto qualcuno da anni in stato vegetativo permanente. Ma almeno non dico di volergli bene. Diventa difficile voler bene ad un parente con un tumore di cui sei costretto a prenderti cura giorno per giorno anche solo per sei mesi. Bisogna essere gran belle persone per voler bene a qualcuno in quelle condizioni. Dopo tre mesi di tumore di mia nonna io mi ricordo che era facile portarla un po' sul cazzo. Io non mi sento unito nell'affetto per Eluana ne' con te, ne' con Ferrara, ne' con Berlusconi, ne' con Veltroni, ne' con Giuseppe Englaro (perche' cazzo i giornali lo chiamano Beppino?? che e', ci siete andati tutti a pranzo assieme?), ne' con nessuno dei lettori di Repubblica. Se c'e' qualcuno che vuole bene a Eluana, li' fuori, ecco: io non mi sento unito a lui. Eppure, sono convinto di essere meno solo di quanto sembri, perche' di Eluana non fregava una beneamata fava a nessuno. N-E-S-S-U-N-O.
Tutti i discorsi che si sono fatti in questi mesi erano per usare il suo caso come un grimaldello: un utile (anche grazie a una certa forma di religione civile del signor Englaro, l'unica cosa che trovo ammirevole in tutto questo) esempio, un esempio "emozionante", perche' cazzo non siamo capaci di prendere posizione sulle cose se non abbiamo prima l'occasione di versare una lacrimuccia, volere bene a qualcuno, dire che siamo tanto buoni e tanto sensibili. Non siamo capaci di fare una legge senza prima indignarci/ emozionarci/ spaventarci. Il che vuol dire, in soldoni, che non siamo capaci di fare una legge: tentiamo soluzioni alla cazzo per problemi su cui non riflettiamo perche' siamo troppo impegnati a voler bene a qualcuno. Il contendere, ma eravate troppo impegnati a voler bene ad Eluana per rendervene conto, era: chi decide quando dobbiamo schiattare, di chi e' la potesta' del nostro corpo. Noi, o una serie di tizi che ha deciso di non scopare e non vivere e non figliare (non pubblicamente per lo meno) per dedicarsi alla ben piu' soddisfacente attivita' di impedire agli altri di farlo, o almeno di decidere come e quando.
Sofri, ma vaffanculo, va.

(post scriptum: Sicuramente su questa cosa e' stato scritto di peggio, anche se non riesco a immaginare come sia possibile. Lo scopriro' nel corso della giornata, temo. Sofri pero' fa opinione, la gente si dice d'accordo, il figliolo lo rilancia su Wittgenstein come se dicesse sempre cose belle e giuste. Persino io l'ho iniziato a leggere con la speranza che dicesse qualcosa di sensato.)
***avevo fatto voto di non scrivere piu' di questa cosa, che ne ero seriamente schifato. E pero' quando mi incazzo, contravvengo alle decisioni pregresse.

UPDATE:
- anche Roberto Saviano, scrivendo su El Pais, non ce la fa a non far finta di aver pranzato diverse volte con il signor Giuseppe Englaro (l'abuso di Beppini e' quasi intollerabile)
- Veltroni, incredibilmente, scrive la solita lettera buonista in cui pero' ce la fa a chiamare Englaro solo per cognome e a parlare solo dell'affetto di quest'ultimo per la figlia e non di quello di tutti gli altri. Sono quasi ammirato. Se nella parte in cui parla della legge da farsi fosse appena un po' meno vago (sostanzialmente dice: si deve fare una legge che poi tutti devono rispettare... ok. Con scritto dentro cosa, di grazia?) avrei potuto quasi riconsiderare la mia opinione su di lui e magari anche sul PD.

lunedì 9 febbraio 2009

excursus terzo

La vecchia sbottò in un “Friederich!” acido che poco si intonava col suo aspetto di nonna bonaria e cicciona. Il vecchio baffuto levò lo sguardo dal libro che cercava di leggere e che si ostinava a tenere ridicolmente vicino agli occhi.
“Friederich!” insistette
“Friederich!!”
“Sì...”
“Friederich, smetti di leggere che poi ti fa male la testa e non fai altro che lamentarti!”
“Ma amore…”
“Ho detto basta!”
Il povero Friederich pensò a come sarebbe stata diversa la sua vita se fosse morto giovane e pazzo, quando era un giovane filologo di belle speranze.
Poi chiuse il libro e se ne andò a letto.


(un altro recupero)

domenica 8 febbraio 2009

excursus secondo

Il ratto passò dalla grotta ove il buon Gesù era nato; la luce sprigionata dal santo volto l’avvolse ed egli si ravvide del sudiciume in cui viveva.

Vedendolo liberarsi dello sporco, la ratta gli chiese cosa volesse fare.

- Non vedi che nostro signore è nato? – disse – non t’accorgi che dobbiamo cambiare?

La ratta sorrise e aspettò la prima pioggia perché riportasse suo marito il ratto all’ateismo e al fango.


(un recupero da una vecchia roba)

venerdì 6 febbraio 2009

Affaire Cardano /4 : (rimuginio)

Nello scrivere di un qualsivoglia autore, c'e' il rischio dello scarrafone che e' sempre bello a mamma soja.
Perche', diciamocelo, dopo essersi fatti il culo triplo su un tizio e sulle sue opere illeggibili, non puoi concludere fosse un cretino. Ci passi per cretino anche tu.
Per questo ogni ricercatore e' convinto che quello che studia sia fondamentale, che il suo autore, corrente, opera, periodo siano un faro che deve guidare noi tutti attraverso i flutti perigliosi della storia. E' inevitabile. Quanto piu' un autore viene studiato, tanto piu' ogni sua opera, anche la minore, trovera' chi la incensa, chi le dedica uno studio. Se studi un autore che hanno gia' studiato in tanti, ad un certo punto passi ad occuparti delle opere minori, poi dei diari, poi delle liste della spesa. E ogni volta devi giustificare la fatica immane di decifrare cosa avesse deciso di comprare Nietzsche nel 1894 ("Uova, pancetta, crauti, latte": si conclude che iniziano a manifestarsi i primi segni della pazzia, e la digestione di tutto questo segna la concettualizzazione dell'eterno ritorno).
Anch'io sono convinto che studiare Cardano sia importante. E' inevitabile, l'ho detto. L'importante e' che io non arrivi mai a convincermi che Cardano fosse un eroe, un genio, un motivo d'orgoglio per la storia del pensiero italiano. Va bene cercare di convincersi che da un punto di vista di storia della cultura, della medicina, del genere letterario dell'autobiografia sia importante cercare di capire cosa pensasse quell'uomo e perche': ma convincersi che ogni pagina sfuggita alla sua penna contenga una rivelazione, passare sopra al tasso di stronzate diffuse, catalogandole come "l'officina" di Cardano (mettiamo a morte tutti quelli che usano la metafora dell'officina del pensiero, grazie? Negli ultimi quattro anni l'ho sentita e letta almeno tre volte al giorno), o al limite come il seme di una cosa fondamentale a venire, il presentimento di un'idea futura, il richiamo ad un'idea intelligente di qualcun'altro: questo no, non si fa. E' barare, si fa solo nella richiesta di fondi universitari, nei progetti di ricerca e nei seminari. Nel mondo degli adulti dovrebbe essere vietato. Come Bruno, come Nietzsche, anzi, piu' di questi due (dotati di maggior talento, e' inutile negarlo) Cardano sparava nel mucchio e ci prendeva anche, ogni tanto. Ma sparava nel mucchio, con un suo metodo, cercando di prendere la mira in un modo tutto suo che vale la pena di analizzare ma continuava ad impallinare anche un sacco di innocenti idee bislacche, e ad esibirle affianco a quelle un filo piu' intelligenti. Di libri sulla genialita' di Bruno, di Marx, di Nietzsche, di Cardano (beh, no, su Cardano ce n'e' relativamente pochi, per fortuna) il mondo e' pieno: di libri disposti ad ammettere che ogni tanto dicessero delle stronzate, e magari a chiedersi come mai c'e' invece assoluta carenza.
Non bisogna amare mai gli autori che si studiano. Tanto sono morti.

the purest form

giovedì 5 febbraio 2009

John Keats/ John Keats/ John/ Please put your scarf on.

A fine febbraio abbandono la coperta di linus dello stipendio IBM e mi rilancio nel vorticoso mondo della disoccupazione.
Certo che se ne fanno di cazzate.
Qui pero' e' stato bello stare: ho letto molto, guardato molto il mare, vista piu' neve di quanta credevo potessi tollerarne e preso relativamente poca pioggia. Ho conosciuto qualche persona bella come non mi aspettavo di trovarne e parecchi individui tristi (ma non tutti tristi teatrali, alcuni proprio tristi tristi) come avevo dimenticato che ce ne potessero essere. Ho incrociato un sacco di storie, per lo meno: che' dietro la scelta di prendere cappello e venire qui al gelo una storia o la possibilita' di una storia c'e' sempre.

Alla base del mio ritorno, va da se', ci sono tutta una serie di considerazioni narrative ed esistenziali. Ma preferisco dare la colpa alla politica scozzese. Come si fa a vivere in un posto in cui l'arte della dichiarazione e della smentita il giorno successivo e' cosi' negletta da sembrare quasi disdicevole? In cui nani e ballerine naneggiano e ballano (o altre attivita' ancor piu' ludiche, insomma) invece di governare? Come si fa a vivere in un posto in cui ti chiedono se sei cattolico tra grandi scoppi di risa? Un posto dove si ammazzano e accoltellano senza far caso all'etnia (anzi, qui lo fanno preferibilmente all'interno della stessa)? No no, troppa razionalita' (mi sembra strano dirlo di un popolo di alcolisti come questo), non fa bene ne' all'umore ne' alla creativita', meglio tornare in Italia.
(A parte il tempo infame, che' quest'anno avrei voglia di avere un'estate, che in tutto ci saranno stati tre giorni in cui non ho messo il giubbino, tra maggio e ottobre)

Ho calcolato bene i tempi: ho un altro mese per ubriacarmi un altro po', fare una grassa festa d'addio, vedere altri due concerti (i Titus Andonicus su tutti, alias Conor Oberst improvvisamente impazzito e donato al punk, e i Ra Ra Riot), salutare e rimpiangere tutti quelli a cui (poco o tanto) mi sono affezionato e riprendere la via di casa.

Da quando sono qui il libro piu' bello che ho letto e' stato Franny & Zooey di Salinger (la dottoressa S&L, a cui ho imposto la lettura, pur apprezzando mi ha fatto notare che trattasi di due chiacchierate lunghe in tutto 160 pagine. Io le ho risposto che e' proprio quello che mi esalta di quel libro, a parte quello che in quelle due chiacchierate viene detto). Ieri ho finito di leggere "Raise High the Roof Beam, Carpenters / Seymour: an introduction" che, seppur meno bello, mi ha riempito di gioia gia' solo per il fatto di consentirmi di frequentare ancora un altro po' gli stessi personaggi: non mi ricordo neanche quando e' stata l'ultima volta che mi e' successa una cosa del genere. Ce l'ho con Baricco e con la scuola Holden per avermi tenuto lontano da Salinger per tutto questo tempo. Ma forse qualche anno fa avrei apprezzato di meno (oppure sarei stato uno di quelli capaci di dire "Bello Salinger, ma come la traduzione italiana del Giovane Holden non ce n'e'....". Orrore.).
Ora sto leggendo Cheever, la raccolta dei racconti: vi diro'. Per ora mi sembrano molto belli. Senza quella luce che c'e' in tutte le pagine di Carver, ma con una qualita' diversa che ancora non sono riuscito ad afferrare (ma ho letto tre racconti, che pretendo?).

Una lettrice (eufemismo: e' la Lettrice) mi ha segnalato che la nuova opera di Alberto Asor Rosa scatenera' presto prescindibili zuffe letterarie: le aspetto con ansia, ma intanto mi rigiro nella testa le pagine che vorrei scrivere su Baricco perche' e' chiaro, in un modo o nell'altro dovro' vendicarmi.

(tra l'altro: al mio ultimo giro pisano, non so perche' - ma forse perche' sono un nerd letterario e i miei amici sono persino peggio di me - si passo' quasi tutta la serata a parlare male di Baricco e a bere birra chissa' perche' pessima. Solo a fine serata la cameriera ci confesso' il suo amore sconfinato per lo Scrittore, e tutti ci interrogammo sulla qualita' di quello che avevamo bevuto sino ad allora)

martedì 3 febbraio 2009

Incubo del giorno /2

ti vedo in un giorno qualunque in una piazza assolata: seduta per terra fingi di avere vent'anni di meno. Guarda! - ti dico: e affondo le mani per terra. Tiro su erba e radici. Guarda! Ho i guanti di terra e filo d'erba, mi proteggeranno dal freddo? Mi dici: sì, ma se ti piove addosso si sciolgono. Ti faccio vedere: sulle ciglia ho lombrichi pelosi, se piove si gonfiano e mi riparano gli occhi.
Poi inizia a piovere, forte, e mi prende il terrore: so che le mani mi si scioglieranno davvero.
E tu ridi, accidenti a te, tu ridi tantissimo.