Negli ultimi giorni la voglia di scrivere ha latitato. Un mezzo Achab! giace sulle pagine del mio quaderno degli schizzi, e non avere internet a casa (ancora) non aiuta.
Ecco quindi un veloce e brachilogico consomme' di quello che ho fatto e visto negli ultimi giorni.
Film visti: 4. Di cui
per compagnia: 2 (
Il diavolo veste Prada e
Alta Fedelta') Di cui avevo letto il libro: 1 (
Alta fedelta'. Il libro e', ovviamente, meglio, ma non troppo). Di cui ho pensato: "Vabbe', commediuole, ma c'e' di peggio al mondo. Cioe', noi in italia a fare di peggio siamo bravissimi": 2. (Ma se fosse passata la mozione per guardare "Come farsi lasciare in dieci giorni" non credo che il risultato finale sarebbe stato lo stesso). Film soddisfacenti:
Lady Vegeance (Meno divertente di
Old Boy, ma anche con -un po'- meno buchi nella sceneggiatura e con un finale molto piu' forte, e con della gentaccia nella parte delle vittime). Film non troppo soddisfacenti ma con Kirsten Dunst nuda (endorfine!): 1 (
Marie Antoinette, notevole piu' che altro per l'uso della colonna sonora anni ottanta sui balli settecenteschi). Oltretutto la Kirsten Durst ricordava, nei primi dieci minuti di film, un fantasma del passato recente.
Libri Letti:
Middlemarch: un po' tediosello. Avevo iniziato a leggerlo dopo che un articolo di Zadie Smith sul Guardian mi aveva informato del suo status di romanzo inglese per eccellenza, e per vedere chi fra lei e Henry James avesse ragione nel dire che Lydgate e' una palla al piede (Henry James per il si', Zadie Smith per il no: per lei Lydgate e' il personaggio medio e adulto in cui tutti ci riconosciamo, per James e' solo un tipo non tanto sveglio e parecchio noioso che riempie gli intermezzi in cui non si parla di Dorothea). Aveva ragione Henry James. Un bel romanzo di trecento pagine su Dorothea sarebbe stato piu' piacevole.
The Boys from Brazil di Ira Levin: niente di che, anzi. Oltretutto e' finito miseramente durante il viaggio di ritorno in Italia, lasciandomi per un'ora e mezzo senza nulla da fare se non leggere Diario (che dopo un inizio quindicinale promettente, sta decisamente scadendo: il numero su Berlusconi e il Viagra era veramente pessimo) o la rivista della Ryan Air, con i fantastici gadget da acquistare in volo. Mi e' sembrato piuttosto di maniera, ma forse negli anni settanta, prima dell'esplosione del mercato della Shoa, la costruzione e i personaggi sembravano piu' originali Comunque, come la maggior parte dei thriller, invecchiato malissimo.
Ghost Story, di Peter Straub (in lettura): consigliatissimo da Stephen King in Dance macabre, per le prime duecentocinquanta pagine regge, anche in virtu' di un prologo spiazzante e inquietante come poche cose lette di recente. Speriamo non si ammosci nel seguito. DI buono e' che ha protagonisti vecchi e cattivi giovanissimi (o addirittura: bambini). I personaggi adulti (in questo caso, anzi, decisamente anziani), con una vita alle spalle di cui non sia necessario sempre raccontare la formazione, sono piu' difficili da creare, e da piu' soddisfazione farli morire male (il vecchio, nella maggior parte dei film/libri si
sacrifica o si
rassegna, non siamo ancora abituati all'idea che voglia campare anche lui, e piu' degli altri, magari).
Persepolis, di Marjane Satrapi: l'avevo letto a pezzi e bocconi un paio di anni fa, ma tutto in una sorsata e' devastante. Lo leggevo nella sala d'attesa dell'aereoporto di Glasgow prestwick, e ogni cinque minuti dovevo alzarmi per fare un giro e fingere di interessarmi al duty free per non mettermi a piangere davanti a tutti. L'occhio lucido comunque mi e' rimasto per tutto il volo. Disegnato benissimo (e chi parla di disegno semplice in Persepolis vuol dire che non ha mai provato a fare un disegno semplice, altrimenti vedrebbe quanto e' difficile con cosi' poche linee creare un mondo perfettamente credibile e un gruppo di personaggi perfettamente riconoscibile - vedi, tanto per dire, la capacita' di Spiegelman di disegnare tutti gli ebrei con la stessa faccia da topo e dare allo stesso tempo un'identita' precisa ad ognuno di loro), scritto e pensato addirittura meglio, anche nelle parti in cui la suddivione per vignette e' piu' classica.
Sul comodino in attesa di essere letto:
Mister Blue, Memories of a Renegade, di Edward Bunker.
Cane mangia cane e' uno dei romanzi piu' strazianti che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, e l'autobiografia di Bunker aspetta placida il suo turno. Ho letto solo le prime due pagine, perche' non potevo farcela ad non gustarmi l'incipit. Terremoto=Concepimento dell'eroe: non so se e' piu' cardaniano o sterniano. Sto dilazionando il piacere.
Musica: qui la lista e' piu' lunga. I nuovi dischi di
Sigur Ros e
Bonnie Prince Billy mi sono piaciuti molto, ma sono incredibilmente allegri. Per i Sigur Ros posso farcela, ma il signor Will Oldham allegro non ce la faccio ancora ad ascoltarlo con continuita': dopo due o tre canzoni mi chiedo sempre cosa gli e' successo (facile immaginare, direbbero il 99% dei miei amici, nonche' della restante popolazione maschile del pianeta terra). Intanto pero' mi sono ri-fissato con gli
Slint (Spiderland) e con un vecchio disco di
Frank Zappa, Hot Rats, che non ascoltavo da un bel po'. Soprattutto il primo siete invitati a procurarvelo, fa bene alla vostra salute (anche Zappa, ma parto dall'idea che se uno ama Zappa non ha bisogno di sentirselo dire). Consiglio per l'estate: se date feste in terrazzo, magari avete una piscina e servite martini coll'oliva, allora i
Last Shadow Puppets (gruppo parallelo del cantante degli arctic monkeys) sono molto adatti: una roba che fa venire voglia di presentarsi come James Bond e ballare con le ragazze ye-ye. Attenzione: l'ascolto sconsiderato puo' farvi venire voglia di iscrivervi al pentapartito, indossare occhiali neri con la montatura spessa e darvi alla lotta armata - oppure di escogitare piani folli e malvagi perlaconquistadimondo (effetto paradosso, of course). Ce ne sono altri, ma rimando, che il tempo stringe.
Ai prossimi giorni per descrizioni meno sommarie.