sabato 11 agosto 2012

500?

Per un necessario riciclo della musica prodotta. Ai cazzeggiatori di professione vengono in mente molte idee sconclusionate. Molti spero, come me, hanno il buon senso di lasciarle perdere. Non è pigrizia, è saggezza. Per dire, leggo un’intervista a Regina Spektor e decido di scaricarmi la discografia e di provare a recensirla. Poi vengo a scoprire che sul numero di Blow Up lo hanno appena fatto. Allora penso di fare un esercizio. Riscrivere l’articolo nella parte musicale, per vedere se sono capace a scrivere di musica. Però la rivista costa troppo per una cosa del genere. Poi arrivano le vacanze e sulla nave ci si annoia. Prendo il numero di Rolling Stone con i 500 migliori album di sempre, aggiornato a oggi. Come si fa a resistere alla curiosità? È un po’ da ragazzini, mettersi a fare le classifiche. Oppure esprimere giudizi definitivi. Però dà molti spunti. Ad esempio io neanche so se 500 dischi li ho ascoltati fino ad ora. Magari l’equivalente in ore di musica sì, boh. E poi, possibile che The Dark Side of the Moon stia al 43esimo posto e Hotel California degli Eagles al 37esimo? Quello degli Eagles non l’ho ascoltato, però so che al Drugo non piacciono. Poi c’è un altro effetto. Sgt. Pepper’s è detto il più grande eccetera, il più innovativo eccetera, il più eccetera. Che poi in realtà l’articolo che ne parla si riduce a riportare aneddoti, interviste e a descrivere A Day In The Life, la sua complessità e i dettagli della lavorazione. Un album che pare abbia comportato un anno di lavoro in studio. ADITL è un capolavoro, è un brano che resiste nel tempo, mischiando la semplice melodia vocale con degli inserti orchestrali. Ma questo lo sappiamo già da tempo. Quello che mi lascia perplesso sono i 35 minuti che vengono prima. Da buttare senza pensarci più. Passiamo a Pet Sounds dei Beach Boys. Wouldn’t It Be Nice entra subito in testa e fa sempre venire voglia di canticchiarla. Ma, l’impressione che ricavo dall’intero album è che una qualsiasi orchestrina di provincia potrebbe suonare degli standard simili. E non parlo dal punto di vista tecnico, virtuosistico, ma dal punto di vista della consistenza compositiva. God Only Knows è una bella canzone, d’accordo. E magari mi sfugge tutto l’aspetto epocale di questi dischi, le atmosfere psichedeliche e pop, il pop che non c’era prima di loro. Sono gruppi eccezionali nel dare melodie fulminanti da cantare, nel mettere allegria. Però mi pare che la loro musica abbia un solo livello di ascolto, al massimo due. Superficie scorrevole, ovvero la gioia e il divertimento sciocchino. Leggere incrinature malinconiche, in fondo la canzone è perlopiù canzone d’amore, di quando le cose non vanno. Grosso lavoro in studio, per dare sonorità nuove, con strumenti presi qua e là. Un disco che invece mi è proprio piaciuto, ascoltato tre volte di fila in macchina, di notte, nella notte oscura della Sardegna, fino all’alba, è The Argument dei Fugazi, mai ascoltati prima.

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